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A casa mi veniva! Rimedio pratico

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A casa mi veniva! Rimedio pratico, 5.0 out of 5 based on 2 ratings

Oggi affronteremo un problema che affligge un po’ tutti gli studenti di pianoforte, e lo chiamerò incognita di “a casa mi veniva”.

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Se hai avuto o hai un insegnante di pianoforte, almeno una volta nella tua vita, hai sicuramente pronunciato questa frase.

Perché “a casa mi veniva”?

Com’è possibile che quando studiamo o suoniamo un pezzo a casa, ci viene bene, ma, quando andiamo a lezione, invece puntualmente succede sempre qualcosa che ci blocca e ci troviamo a pronunciare la fatidica frase “a casa mi veniva”?

Ci sono due fattori molto diversi tra loro che influenzano questa cosa:

  • Quando tu stai studiando a casa, sei al pianoforte da molto tempo, chiaramente, se sei caldo e hai ripetuto lo stesso pezzo per cinquanta volte, alla cinquantunesima è molto probabile che ti venga perfetto, ma quella non è la prova reale per capire se il pezzo ti verrà anche a lezione, per verificarlo, devi provare e riuscire ad eseguire il pezzo a freddo
  • Quando cambi pianoforte e cambi ambiente, è tutto diverso e, soprattutto quando sei alle prime armi, ogni piccolo cambiamento ti destabilizza. Bastano piccole cose per distrarti quando ancora non hai una tecnica solida

Queste considerazioni, ovviamente, un buon insegnante di pianoforte le sa, quindi non è necessario che ti giustifichi e lui, tra l’altro, sa anche se veramente il brano a casa ti veniva.

Un esempio per comprendere il punto

Ti faccio un paragone basato su un gioco che amo tantissimo, che è il gioco degli scacchi. Negli scacchi ogni giocatore, in base a quanto è forte, ha un punteggio.

Detto ciò, verrebbe da pensare che se io ho un punteggio più alto del tuo matematicamente dovrei vincere, ma, se si parla di giocatori amatoriali, non è così. Un punteggio più alto non significa che vincerò automaticamente contro di te (o viceversa), perché gli amatori non sono dei giocatori solidi, quindi sono imprevedibili.

La questione cambia quando si parla di giocatori ad alti livelli: chi ha un punteggio più alto vince.

  • Con il pianoforte succede la stessa cosa. Quando sei all’inizio e la tua tecnica è ancora da affinare e devi ancora studiare bene tutte le scale, gli arpeggi, studiare molti brani in tutte le tonalità, tutto è ancora un grande interrogativo. Invece, andando più avanti, col tempo, ti accorgerai che le cose cambieranno.

La cosa importante, che ripeterò sempre fino allo sfinimento, è che tu distingua la differenza tra suonare un brano e studiare un brano.

Suonare un brano

Suonare dall’inizio fino alla fine e, anche se inciampo, arrivo fino in fondo. È appagante, ti godi l’esecuzione.

Studiare un brano

Significa che io prendo lo spartito e decido quali battute studiare, perché studiarlo vuol dire assimilarlo attraverso piccoli passi. È vero, è meno gratificante, ma i risultati si ottengono sempre, in tutti i campi, così.

  • Se non hai il mindset, ovvero l’atteggiamento mentale, per riuscire a posticipare il tuo appagamento, per riuscire a pensare che quello che fai oggi è un lavoro in previsione del futuro, non riuscirai mai a diventare un buon pianista.

Ulteriori considerazioni

Bisogna aggiungere, a quanto detto sopra, che, quando inizierai a suonare un pezzo, se durante la fase di studio hai sottovalutato dei problemi, questi ultimi sporcheranno sempre di più il brano, ad ogni esecuzione diventeranno più grandi.

Voglio raccontarti un aneddoto a riguardo. Per il mio secondo saggio di pianoforte portavo una sonatina di Kuhlau (bellissima sonatina in do). Il terzo tempo iniziava con una scala che saliva e che non mi aveva mai dato problemi.

La mattina del saggio suono il brano a casa e a un certo punto le prime due battute non mi vengono più. Penso che sia solo la tensione, perché nel primo pomeriggio avrei dovuto esibirmi, quindi vado a pranzo (altro errore, di cui parlerò prossimamente, è quello di mangiare prima di un’esibizione)

Durante il saggio mi esibisco e succede quello che era successo alla mattina, ovvero non ricordo le prime due battute, allora le rifaccio, per dimostrare di saper interpretare il brano, ma faccio un pasticcio, trasformando il mio secondo saggio in una tragedia.

Che cosa avrei dovuto fare quando ho capito che non avevo più il passaggio sotto mano?

  • Avrei dovuto rifare quel passaggio come quando l’ho studiato, ovvero lentamente, per risolvere le battute.

Un ausilio pratico

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