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108 anni al pianoforte. In ricordo di Colette Maze

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Si può suonare il pianoforte splendidamente una volta superato il secolo di età? La risposta è sì e la dimostrazione concreta di questa affermazione è la splendida Colette Maze.

La pianista francese purtroppo ci ha lasciati lo scorso novembre alle soglie del suo centonovesimo compleanno, ma fino ad allora ha continuato a suonare il pianoforte con dedizione e amore, pubblicando anche un disco intitolato appunto 109 ans de piano. La sua è una storia bellissima che fortunatamente è stata documentata dai numerosi contributi video ormai reperibili su web grazie alla naturale curiosità che un monumento alla musica come Colette ha ispirato e al desiderio di chi ha avuto la fortuna e l’onore di conoscerla di divulgare la sua arte.

Una delle cose più incredibili che sappiamo su Colette Maze è che la sua prima uscita discografica è stata rilasciata all’età di 84 anni. Non che prima non si fosse data da fare, ma tra le caratteristiche caratteriali più marcate che le sono appartenute c’erano senza dubbio la totale mancanza di esibizionismo, un amore viscerale per il pianoforte e una incontenibile simpatia condita con quella semplicità di modi che appartiene solo ai grandi.

Era nata nel 1914 e aveva cominciato a suonare il piano da bambina, a 5 anni. Della sua infanzia Colette ha parlato spesso ricordando la severità di una madre che la puniva spesso per presunti errori di cui lei, bambina, non aveva consapevolezza, ma era terrorizzata dalla figura materna. Il pianoforte offriva dunque un rifugio naturale a Colette, una sorta di luogo sicuro che nel corso della sua lunga vita si trasformerà nel suo migliore amico.

Già da piccola aveva mostrato un’attitudine naturale, quello che oggi chiamiamo “talento”, per la musica, tanto che a 15 anni era riuscita ad entrare alla “École Normale de Musique” di Parigi e a guadagnarsi un posto nella classe del celebre Alfred Cortot. Aveva studiato anche con Nadia Boulanger consolidando un metodo e sviluppando quel gusto che la porterà ad eleggere Debussy come compositore del cuore e ad amare in maniera viscerale anche Schumann, il primo per la sua raffigurazione sonora della natura, il secondo per il suo immenso cuore che come pochi sapeva rappresentare l’amore.

La maggior parte della biografia di Colette Maze la vede impegnata come insegnante di pianoforte, attività che aveva intrapreso a partire dal 1939 e che non cesserà mai di esercitare con passione e devozione, come lei stessa afferma in una celebre intervista oggi visibile sul canale YouTube di Thomann Music quando parla dell’insegnamento come l’atto del donare la musica agli altri e sostiene che la musica cura e fa sognare, che porge una piccola consolazione a coloro che si sentono tristi.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale Colette Maze prestò servizio ad Auxerre come infermiera. La pianista ha ricordato come non avendo un pianoforte a disposizione usava esercitarsi con le mani su un tavolo.

Rimanere giovani non è una questione di età. Giovani o lo si è o non lo si è. Questo lo affermava con certezza Colette quando aveva già da qualche anno passato il secolo, aggiungendo che è giovane chi mantiene intatta la curiosità e l’amore per qualcosa. E a ben vedere aveva ragione. Se ascoltiamo le sue ultime registrazioni o guardiamo le video interviste e i video sui social (aveva una pagina Fb tutta sua) restiamo stupefatti dall’incredibile agilità delle mani di questa pianista.

Colette Maze non soffriva di artrosi, male comune all’età avanzata, e questo le consentiva di mantenere un tocco magico, calibrato sulle sfumature sonore e preziose della musica del suo amato Debussy o ancora di approcciare con vigore l’energica ritmica di Astor Piazzolla.

Ma come ha vissuto Colette Maze? Cosa le ha consentito di arrivare a suonare splendidamente il pianoforte fino a quasi 109 anni?

Sappiamo che si esercitava ogni giorno 4 ore al pianoforte, strenua assertrice del principio che solo la pratica regolare consente di mantenere i risultati. Un allenamento non solo mentale, ma anche fisico. Amava ripetere che uno degli elementi più importanti per un buon pianista è la flessibilità, una mobilità allenata di tutte le parti del corpo coinvolte nel suonare il pianoforte: le mani in primis, ma anche le braccia, le spalle e gli addominali. Sosteneva di amare la danza e di averla a lungo praticata insieme allo yoga, ricetta segreta di quella invidiabile flessibilità delle articolazioni che molti pianisti non riescono a raggiungere mai. E poi l’alimentazione, in cui figurano tre cose a cui non avrebbe mai rinunciato: il cioccolato, formaggio e un bicchiere di vino!

Forse il messaggio principale, l’eredità che Colette lascia a tutti noi che amiamo il pianoforte, è che dedicandoci con rigore a quello che amiamo vivremo una lunga giovinezza e ci capiterà persino di essere felici!

Ascoltiamo insieme l’ultimo album di Colette Maze:

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