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Yaron Herman Trio, Muse, 2009

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Yaron Herman Trio, Muse, 2009, 5.0 out of 5 based on 287 ratings

Yaron Herman Trio, Muse, 2009

Yaron Herman piano
Matt Brewer contrabbasso
Gerald Clever Batteria

Yaron Herman è un giovane pianista nato a Tel Aviv nel 1981, ma è un autentico talento in crescita esponenziale e basta ascoltare questa sua ultima fatica, Muse, per rendersene conto. In trio con Matt Brewer (già contrabbassista del cubano Gonzalo Rubalcaba) e col batterista Gerald Clever, a soli 28 anni ci regala un autentico capolavoro.
Tempo fa, in un’intervista al giornalista Brumo Pfeiffer per “Libération”, Yaron Herman ha descritto con semplicità disarmante la sua concezione della musica, come somma di rigore intellettuale, profondità emozionale e gesto fisico a concretizzazione finale di un processo interiore e mentale. La musica come linguaggio che contiene in sé una certa poesia e che trascende le parole. E questa concezione è sincera, perché si avverte tutta nei pezzi che compongono Muse. Tutti brani originali, fatta eccezione per Con Alma, di Dizzy Gillespie e Isobel di Bjork, con una varietà ritmica e con sfumature sonore che ci fanno immediatamente pensare ad un viaggio. E infatti il disco è stato quasi tutto composto in viaggio, negli aerei, nei treni, negli hotel, nei caffè, insomma sulla strada, dove la percezione del tempo cambia completamente, dove ogni istante è una sorta di piccolo flash sull’eternità.
Il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein ha scritto: “Se consideriamo l’eternità non come un tempo infinito, ma come l’assenza di tempo, allora colui che vive nel presente vive nell’eternità”. Un concetto che tutto sommato concentra in sé l’essenza dell’improvvisazione, la sua natura paradossale, di musica per definizione legata all’attimo in cui la si fa, ma in perpetuo movimento e aspirazione all’eternità.
Yaron Herman è audace, originale, temerario in questo suo tentativo di assicurarsi un briciolo di eternità, ma di fatto ci riesce, attraverso rocambolesche fughe e vertigini ritmiche (Vertigo, Lamidbar) e planate su momenti emotivi di intenso lirismo che ci fanno pensare a certe cose di Keith Jarrett e Brad Mehldau, ma anche di Svensson, come in And the rain o come, con il supporto di un quartetto d’archi, in Muse e Rina Balle, i due pezzi che rispettivamente aprono e chiudono l’album, l’andata e il ritorno di un viaggio intenso.
Un ultimo consiglio: Yaron Herman sarà in concerto il 16 aprile a Catania, unica data italiana. Da non perdere.

http://www.yaron-herman.com/

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4 COMMENTI

  1. Comprendo il tuo punto di vista, ma il problema è proprio che, noto, si tende quasi sempre a parlare solo dei musicisti del momento, alla dellattualità, mentre invece è indispensabile uno sguardo retroattivo per comprendere meglio l'attualità. Se si vuole fare davvero divulgazione musicale ritengo sia necessario fare innanzitutto chiarezza, per esempio non confondere la buona musica per pianoforte (Herman o Jarrett) col marketing per pianoforte (Allevi o Einaudi) e fare attenzione a parlare di capolavori per dischi di buona fattura che sono ben lontani dall'esserlo, al di là del talento dei musicisti di cui si parla. Non bisogna a mio avviso cioè confondere le proprie passioni del momento con le opinioni critiche sull'oggetto musicale, sempre se lo scopo è la crescita del neofita o semplicemente il navigante di internet che accede al sito per informarsi in materia. Viceversa si rischia di parlare più di se stessi, dei propri gusti, più che della musica di cui si vuole parlare.

    • Quanto a Iyer quel che hoi sentito non mi pare straordinario o straordinariamente orignale. Trovo grave che oggi si sappia di Iyer e non si sappia del pianismo molto più raffinato ed originale di un misconosciuto come Tommy Flanagan, ad esempio. La crescita musicale non segue la moda né il marketing, questo è il punto. Ciao

  2. Capolavoro? In generale o per Yaron Herman? Siamo sicuri che lo sia? Io avrei qualche dubbio
    Musica orginale.? Peccato che il brano di esordio con gli archi sia praticamente una copia in carta carbone di Vision di Keith Jarrett, che data 1972 ed è tratto da "Expectations". Ossia una proposta di 40 anni fa.
    Se "Muse è un capolavoro e Herman un pianista originale. di Jarrett ed Expectations cosa dobbiamo dire?
    Eccellente il trattamento di "Con Alma" e in generale buon disco e buona musica, ma per quel che mi riguarda nulla più. Mi sembra che certe iperboli siano come minimo premature, se non esagerate, per un musicista così giovane anche se di indubbio talento. peraltro la sua proposta di trio rientra in una formula del piano trio jazz odierno che va per la maggiore nei gusti del pubblico ma direi sia anche abbatanza abusato e esausto. C'è molto altro di interssante, basta aver voglia di cercarlo in territori musicali un po' più stimolanti e meno standardizzati.

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