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Yaron Herman, Alter Ego (2012, Act Music, distr. Egea)

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Yaron Herman, Alter Ego (2012, Act Music, distr. Egea), 5.0 out of 5 based on 284 ratings

Yaron Herman, Alter Ego (2012, Act Music, distr. Egea)

Alter Ego”, ovvero un altro me, qualcuno che mi rappresenta come fossi io. E l’alter ego di Yaron Herman è questa musica che consegna alla sua ultima fatica discografica dal titolo omonimo. Come esplicita il musicista nelle note di copertina di “Alter Ego”, “Le composizioni di questo album mi rappresentano nel profondo. Sono tutte legate a specifici momenti della mia vita, alcuni molto difficili altri di vera gioia…”, affermando anche il principio della necessità della creazione, dell’urgenza di trasformare l’emozione in elemento fisico palpabile. In questo caso il suono aggiungiamo noi. E sono tutte composizioni originali quelle che costituiscono “Alter Ego”, fatta eccezione per “Hatikva”, inno nazionale israeliano, di Samuel Cohen, e  Ukolébavka/Wiegenlied di Gideon Klein, compositore classico che molto risente dell’arte di Leoš Janáček.

In “Alter Ego” il suono del pianoforte di Herman è rinnovato e impreziosito, grazie anche ai suoi compagni di viaggio, oltre che Stephane Kerecki al contrabbasso e a Ziz Ravitz alla batteria, suonano con lui Emile Parisien ai sax tenore e sassofono e Logan Richardson al sax alto. Un quartetto allargato che incastra perfettamente i rispettivi fraseggi per nulla banali degli strumenti, conferendo ad alcuni brani, ad esempio “Mojo”, un clima quasi esotico, rimandando ad un caleidoscopico mondo interiore dalle indefinite suggestioni. C’è anche però tutto il carattere musicale di Yaron Herman in questo disco, la sua vena più lirica ed intima, che si esprime già dalla breve intro in piano solo di “Atlas and Axis”, per farsi più diffusamente atmosfera di un brano intero in “Your Eyes”, o in “Sunbath” e in “Madeleine”, e al tempo stesso la sua predilezione per strutture ritmiche incisive dinamiche in perpetua trasformazione, come in “From Afar” o in “Homemade”, o ancora in “Mechanical Brothers”. Un mondo che sta a metà fra passato e presente, fra antico e moderno, un tributo di sincerità musicale da parte di un artista che ci stupisce sempre per la sua curiosità intellettuale e per la sua sensibilità musicale.

Tracklist: 1. Atlas and Axis/ 2. Mojo/ 3. Heart Break Through/ 4. Your Eyes/ 5. La confusion sexuelle des papillons/ 6. Ukolébavka Wiegenlied/ 7. From Afar/ 8. Sunbath/ 9. Homemade/ 10. Hatikva/ 11. Mechanical Brothers/ 12. Madeleine/ 13. Kaos

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