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W.A.Mozart, Sonata n.1 in Do maggiore K 279. III Parte

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W.A.Mozart, Sonata n.1 in Do maggiore K 279. III Parte, 5.0 out of 5 based on 100 ratings

W.A.Mozart, Sonata n.1 in Do maggiore K 279

Spiegazione terza parte

a cura del Maestro Gianluca Di Donato

 mozart

Per quanto riguarda il singolo movimento grosse difficoltà meccaniche non ci sono. A battuta 13 Mozart chiede un trillo sul bicordo, sulla sesta. Possiamo dividere fra le due mani il passaggio, visto che sotto non abbiamo nulla. Il testo è sacro, ma ci sono alcuni compositori, non tanto Mozart, ma Schumann o Brahms ad esempio, che non scrivono in termini pianistici, quindi ostinarsi a voler suonare certe cose in quel modo non solo crea difficoltà immani e fatica, ma ne risente l’effetto musicale finale. L’importante è capire il senso del pezzo e mantenere il carattere del pezzo.

La musica è un messaggio, un dialogo. Io consiglio di ascoltare Andràs Schiff, che ha una tecnica favolosa, ma non si fa problemi a sacrificare qualche passaggio meccanicamente del brano al fine di rendere più chiaro possibile il messaggio musicale del compositore. Io credo che questo sia il fine della musica. Il pianoforte è uno strumento, noi siamo dei mezzi di comunicazione fra il compositore e il pubblico. La partitura come carta è lettera morta, un’analisi ci potrà far capire se ci troviamo o meno di fronte a un capolavoro, ma dopo dobbiamo trasportarla al pianoforte e il passaggio in cui diamo suono alla musica è drammatico, perché spesso il passaggio al suono fisico fa già perdere subito di senso. Non fossilizziamoci quindi troppo sull’aspetto meccanico. La tecnica è una cosa importante, dobbiamo avere tutti gli strumenti per produrre un’idea. Molti hanno una buona tecnica ma non comunicano nulla perché non hanno idee. Dobbiamo farci un’idea del brano conoscendo tutta l’opera del compositore e filtrare tutto attraverso la nostra cultura, la nostra sensibilità, le nostre conoscenze, maturiamo e comunichiamo qualcosa. È importante che la musica sia sempre considerata una delle forme d’arte più importanti e non come uno strumento per presentare se stessi. Le mani devono funzionare, ma deve funzionare prima di tutto la testa.

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