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Come trasmettere emozioni suonando

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Prima di entrare nel vivo del discorso, riporto una citazione che mi ha sempre colpito.

“Mi piace pensare alla musica come a una scienza delle emozioni.”  (George Gershwin)

Leggende e miti di ogni tempo e cultura attribuiscono alla musica il po­tere di suscitare un’infinita gamma di sentimenti e di emozioni, attraverso le quali l’uomo ha la possibilità di entrare in contatto con se stesso e con la propria anima. Pensiamo all’antica Grecia, al mito di Euridice oppure ad Ulisse che per resistere al canto delle sirene si fa legare all’albero della sua nave.

Recenti studi sul cervello hanno rilevato che la reazione emo­zionale dell’uomo di fronte alla musica è talmente significativa da risultare ad­dirittura indipendente dalla comprensione del linguaggio e della struttura musicale, pur essendovi in qualche modo connessa.

Anche se, certamente, le emozioni non costituiscono l’unico aspetto della musica, la loro energia ti fa sentire vivo ed è ciò che ti spinge a suonare, cantare, danzare o comporre. Se ti chiedi cosa ti ha spinto a dedicarti alla musica, noterai che, qualunque sia la tua risposta, essa riguarda il modo in cui ti fa sentire, le emozioni che vivi suonando.

Dalla canzone più popolare e semplice al brano più ricercato, quello che cerchi è sempre lo stato che la musica risveglia dentro di te. Allo stesso modo, il pubblico che va a un concerto o all’opera si aspetta di pro­vare emozioni diverse e più intense di quelle che sperimenta normalmente nella vita quotidiana.

Parliamo del carattere espressivo di un brano per de­scrivere il tipo di emozioni o sentimenti che suscita. Un “largo cantabile” probabilmente provocherà in noi un sentimento romantico e forse un filo di malinconia. Allo stesso modo ci aspettiamo che un in­terprete ci emozioni altrimenti ci lamenteremo perché “è freddo” non ci ha emozionato abbastanza. Talvolta un musicista dice di essersi troppo emozionato prima del concertoquesto pre­suppone una distinzione tra le emozioni suscitate dalla musica e quelle pro­vocate dal contesto che ruota attorno alla performance. In questo caso, l’emozione tanto desiderata diventa un ostacolo, un sentimento negativo che può sopraffare l’esecu­tore a tal punto da portarlo a smettere di suonare in pubblico.

Suonando, associ inevitabilmente il tuo passato alla musica. Quante volte ti sarà capitato di riascoltare una musica che ascoltavi anni fa e di ritornare con la mente proprio a quegli anni? Si tratta di un fenomeno che appartiene a tutti: per entrare in contatto reale con la musica è neces­sario che tu sia aperto e disponibile a lasciarti toccare dalle emozioni che ti suscita. Questo è però solo il primo passo, perché, come musicista, non ti basta essere sensibile e ricettivo, ma hai il compito di diventare un vero e proprio artefice di emozioni, scegliendole e ricreandole intenzionalmente senza farti travolgere dalle stesse.

Come un attore interpreta un ruolo spogliandosi della sua personalità, il musicista si immedesima nelle diverse atmosfere espressive dei brani che suona.

Per farlo, entrambi hanno bisogno di attingere a quelle parti di sé, consce o inconsce, familiari o inconsuete, che sono in qualche modo affini alle emo­zioni che devono esprimere. Un soprano che impersona Tosca deve risvegliare la propria parte passionale. Un flautista che suona l’inizio del Prélude à l’après midi d’un faune di Debussy deve accedere agli aspetti sognanti e sensuali della sua sensibilità. Un pianista che interpreta l’Appassionata di Beethoven deve trovare dentro di sé una analoga tensione drammatica ed esplosiva e così via.

Se dai un’occhiata alle esecuzioni dello stesso brano da parte di pianisti diversi su Youtube, potrai notare quanto differentemente questi vivano la propria interpretazione. C’è chi si sente intimidito o frenato di fronte alle emozioni, chi invece vive questa esperienza in modo più superficiale. Altri ancora tendono a interpretare ogni musica che suonano con la stessa atmosfera espressiva, come se fossero posseduti dal fascino di un certo tipo di emozioni e non riuscissero mai a cambiare registro (hai presente i romantici che suonano Bach come se fosse Chopin?).

Dai un’occhiata a queste due differenti interpretazioni dello studio “Rivoluzionario di Chopin” e noterai tu stesso di come vivono in modo differente le emozioni i due pianisti. Attenzione però: non esiste un modo giusto e uno sbagliato:

Non bisogna dimenticare che noi proviamo ed espri­miamo emozioni, ma non siamo le nostre emozioni. Noi proviamo ed esprimiamo dei pensieri, ma non siamo i nostri pensieri. Le emozioni sono, per definizione, in continuo cambiamento e trasformazione; la parola stessa emozione deriva dal latino “ex-movere”, che significa far uscire, tirare fuori. Le emozioni liberano qualcosa che è dentro di noi e sono dunque un processo, assai più che una “cosa”.

Di solito, la capacità di gestire le emozioni e di comunicarle viene attribuita a doti innate oppure a una lunga e intensa esperienza di vita. Anche se in en­trambe queste convinzioni ci può essere del vero, penso che in qualche modo si possa regolare questa gestione emozionale per evitare atteggiamenti ricorrenti che sono nocivi ai fini interpretativi. Abbiamo pianisti che sembrano essere ossessionati dalle loro prestazioni virtuosistiche: un atteggiamento che, non di rado, nasconde la difficoltà di sentire ed esprimere vere emozioni. Ci sono casi di musicisti che escludono ideologicamente le emozioni dal loro modo di suonare e intellettualizzano ogni aspetto della musica. E poi ci sono quelli che coi gesti e i movimenti del corpo tendono ad esprimere qualcosa e ad andare verso una direzione, ma a livello pratico e musicale la loro esecuzione risulta priva di emozioni.

Qualcuno attribuisce la difficoltà di esprimersi a problemi tecnici. Atteg­giamenti rigidi o scoordinati, che stanno alla base di carenze tecniche, sono spesso collegati a emozioni bloccate o in conflitto tra loro. L’ansia di con­trollo, ad esempio, può generare tensioni muscolari croniche che tendono a sfuggire alla consapevolezza e a sabotare gli sforzi di migliorare.

Quando suoni, ti senti libero di esprimere le tue emozioni?

La gamma di emozioni, sentimenti e umori, nella vita come nella musica, è straordinariamente ricca se non infinita. Malinconia, fierezza, estasi, consola­zione, inquietudine, languore, soavità e spensieratezza sono alcuni esempi di un elenco che potrebbe riempire un intero libro, senza tenere conto che ognuno di questi stati d’animo ha poi a sua volta una sua enorme varietà di sfuma­ture.

Pensa, ad esempio, a quanti caratteri diversi ha un solo sentimento come la gioia nelle opere di Mozart: la gioia febbrile dell’ouverture delle Nozze di Figaro, quella frenetica e quasi demoniaca dell’aria Fin c’han dal vino del Don Giovanni, quella popolaresca e ironica dell’aria Viva Bacchus nel Ratto dal Ser­raglio, quella sensuale e disincantata del duetto Prenderò quel brunettino in Così fan tutte o, ancora, a quella trepidante e giocosa del duetto di Papagena e Pa­pageno nel Flauto magico.

Oppure, pensa a quante differenti e sottili sfumature esprime la nostalgia nel­l’opera di Chopin, sfumature che vanno da una disperazione lacerante e ribelle a una struggente rassegnazione.

Ti senti in grado, suonando, di esprimere e valorizzare la ricchezza di sentimenti contenuta nella musica?

Musica e vita sono due mondi paralleli e interconnessi. Quando suoni, le emozioni legate alle tue esperienze e alla tua storia nutrono la tua interpre­tazione. Al tempo stesso, il tuo modo di vivere viene colorato, impregnato dalle emozioni che la musica ti ha rivelato.

La relazione tra i sentimenti che proviamo nella vita e nella musica è tanto sottile e affascinante quanto diversa per ognuno. Mi è capitato di incontrare mu­sicisti che faticano a esprimersi liberamente sia nelle relazioni personali che suonando in pubblico. Altri, pur molto timidi, quando suonano riescono a sprigionare una fortissima carica emozionale. Per alcuni, invece, la musica è una forma di ricerca spirituale; altri, si sentono estranei di fronte a brani che esprimono sentimenti di trascendenza. Altri ancora hanno solo sentito parlare di certe emozioni ma non le hanno mai provate, né in musica né al di fuori. Un musicista mi ha confessato una volta di non sapere cosa fosse la tenerezza. I suoi genitori provenivano entrambi dall’ambiente militare e l’educazione rigida che gli avevano impartito non prevedeva l’espressione di sentimenti delicati e affettuosi. Ciò che conta è la ricerca dell’equilibrio giusto per te, quello che ti permette di essere te stesso e di esprimerti pienamente.

Che relazione c’è tra la tua disponibilità a provare certe emozioni nella vita e la tua capacità di sentirle e trasmetterle suonando?

Molte persone tendono a chiedersi se quello che provano è giusto o sba­gliato. Tendono a cercare l’approvazione degli altri più che di sé stessi. “Sto facendo una cosa giusta o sbagliata?” Così chiedono consigli agli amici che per forza di cose daranno consigli secondo il loro punto di vista e il loro cammino di vita (e il bagaglio di esperienze). Tu sei tu. Nessuno può sapere meglio te cosa sia giusto o no. Nessuno ha camminato per anni nelle tue scarpe. Chi pensa troppo a cosa pensa la gente fuori, rischia di rimanere intrappolato in una sorta di prigione in cui non è possibile far fuoriuscire in toto la propria creatività. Alcuni si vergognano di manifestare i loro sentimenti e la loro sensibilità per timore di essere giudicati, altri si forzano di entrare in certi stati ubriacandosi o drogandosi.

Chi soffre di ansia o di paura a volte preferisce nasconderle piuttosto che parlarne e affrontarle.

Ti permetti di sentire le tue emozioni così come le percepisci, o ti preoccupi spesso di quello che “dovresti” sentire?

Le emozioni sono per il musicista come la tavolozza dei colori per un pit­tore. Per arricchire la tua gamma espressiva nel suonare hai bisogno di espan­dere la tua sensibilità emotiva. La letteratura, la danza, le arti visive, il cinema, il teatro, così come il contatto con le persone, con la natura, con gli animali possono aprirti a nuovi stati d’animo.

Cosa fai per nutrire il tuo mondo emozionale? Quali situazioni o attività, oltre a suo­nare, ti ispirano e ti arricchiscono emozionalmente?

Creare Emozioni

Qualche semplice suggerimento per collegare in modo mirato gli stati che crei alla musica che suoni.

  • Ogni epoca musicale, ogni stile e ogni compositore hanno il loro mondo espressivo: abituati a riconoscere i significati emozionali del linguaggio musicale. Alcuni musicisti ti aiu­tano in modo esplicito: come Wagner, che associa ad ogni leitmotiv specifiche situazioni emotive. Ma in ogni musica c’è un’intenzione espressiva che si traduce in precisi ele­menti stilistici.
  • Il cromatismo nella musica di Bach è spesso associato a sentimenti di dolore e mistero; i frequenti pas­saggi dalla tonalità maggiore a quella minore nella mu­sica di Schubert esprimono la sua caratteristica instabi­lità emozionale.
  • Aiutati leggendo le biografie di compositori e interpreti per scoprire le emozioni che li hanno ispirati.
  • Nota quali sensazioni, ricordi o pensieri si collegano alle emozioni che provi mentre suoni un certo brano e man­tieni la tua attenzione su quelli che ti fanno sentire in con­tatto con la musica. Non importa cosa ti viene in mente, quello che conta è che tu senta le sensazioni e le emo­zioni anziché entrare nel dialogo interno e iniziare a ra­gionarci su.
  • Stimola la tua fantasia nei modi che ti sono più congeniali. Associa la musica che suoni a racconti, paesaggi, qua­dri, colori, sapori o profumi.
  • Coinvolgi sempre il tuo corpo. Suonando o cantando in­teriormente, sintonizzati con l’andamento ritmico del brano che suoni, lasciando emergere in modo naturale un movimento, anche piccolo, del corpo. Fi­dati della risposta del corpo e lascia che il movimento si espanda e si amplifichi spontaneamente: in questo modo ti apri alle tue sensazioni. Utilizza i brani che hanno ritmi danzanti per cominciare, come per esempio le barcarolle.
  • Tu decidi cosa vuoi esprimere e trasmettere al pubblico. Se decidi di provare gioia e riconoscenza per le piccole cose allora sarà così. Immaginati mentre suoni in pubblico e comuni­ca l’emozione che tu hai scelto di dare al pubblico. Guarda te stesso mentre suoni con quella postura, ascolta il tuo suono esprimere ogni sfumatura dei sentimenti, percepisci le sensazioni fisiche dei tuoi gesti e del tuo corpo. Goditi il piacere di esprimerti liberamente e di avvertire l’emozione del pubblico nell’ascoltarti.

Per creare emozioni suonando, bisogna avere un’intenzione espressiva precisa.

Alcuni musicisti, pur molto determinati nelle loro scelte di tempo, di suono o di fraseggio, non valutano a sufficienza quanto sia importante es­serlo anche sul piano emozionale. Senza rendersene conto, lasciano così spa­zio a paure, distrazioni, condizionamenti esterni o reazioni momentanee.

treno-ritardo

Immagina di essere un pianista in tournée; stai per arrivare in una città in cui non sei mai stato, il treno ha subito un forte ritardo e non hai neppure il tempo di passare in albergo per una doccia prima del concerto. La persona incaricata di ve­nirti a prendere ti telefona per dirti che, purtroppo, ha la feb­bre alta e deve rimanere a letto. Trovi un taxi per un pelo e per strada vedi che la locandina del concerto riporta il tuo nome sbagliato (quante volte hanno scritto il mio senza la “h”??). Arrivi in teatro mezzora prima e l’accorda­tore è ancora lì che traffica intorno al pianoforte, mentre tu lo vorresti provare almeno 5 minuti. A questo punto, hai tutti gli ingredienti per arrabbiarti ed entrare in uno stato che ti fa­rebbe suonare decisamente al di sotto delle tue possibilità… A meno che, da vero professionista, tu sappia gestire ciò che provi: in questo caso, ti rendi conto che è inutile preoc­cuparti di ciò che non puoi cambiare e riporti la tua atten­zione e la tua energia sulle emozioni che vuoi condividere con il tuo pubblico.

(Fonte: Maestro di te stesso, Ed.Curci, Federica Righini e Riccardo Zadra, Pag.89)

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1 commento

  1. Ciao Christian sono una persona di 60anni sto imparando musica da poco Nello specifico pianoforte sto conoscendo cose meravigliose e pensare che fino a ieri…. Vorrei approfondire lo studio mi puoi aiutare? Se sarà un si dovrai avere pazienza e spero che anche da una zucca possono uscire bellissime note musicali ciao. Franco

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