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Tord Gustavsen, Simin Tander, Jarle Vespestad, What was said (2016 ECM)

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Tord Gustavsen, Simin Tander, Jarle Vespestad, What was said (2016 ECM), 5.0 out of 5 based on 2 ratings

Tord Gustavsen, Simin Tander, Jarle Vespestad, What was said (2016 ECM)

Tord Gustavsen

Sono molteplici i linguaggi che si incontrano in questo “What was said” che il pianista norvegese Tord Gustavsen registra insieme alla cantante tedesca di origine afghana Simin Tander e al batterista Jarle Vespestad e che esce per i tipi della ECM Records. Un melting pot che avviene sul terreno musicale e su quello linguistico senza forzature, con la naturalezza che appartiene soltanto a chi, come i componenti di questo trio, mostra di aver assimilato differenti istanze culturali e di aver appreso il difficile processo di una rielaborazione funzionale alla creazione artistica.

La materia prima di “What was said” è il patrimonio degli inni religiosi norvegesi la cui componente testuale, grazie al lavoro con il poeta afghano B. Hamsaaya, è stata tradotta in Pashto, lingua di origine iraniana parlata in Afghanistan e Pakistan. Quello che in un certo senso è il repertorio naturale di standards del norvegese Gustavsen viene riletto attraverso l’incontro con i fonemi di una lingua altra. Ma il processo si fa ancora più interessante quando si inverte e allora possiamo ascoltare anche le liriche del poeta persiano Rumi cantate in inglese o ancora un’estensione in territorio americano con il brano “I Refuse” di Kenneth Rexroth.

La tessitura musicale è suggestiva e aperta. Simin Tander riesce nell’ardua impresa di conferire naturalezza alla sua interpretazione, sia quando canta in Pashto che quando si esprime in lingua inglese. Una voce intima che fa tesoro di una vocalità fluida e aderente al testo in maniera significativa, appropriata anche nelle parti di improvvisazione, quando il testo viene a mancare e si parla di pura sonorità. Mai eccessiva la Tander quasi ci sussurra questi testi, ci suggerisce suggestioni e un concetto di elevazione personale che aleggia in tutta la registrazione, a tratti recita, declama la parola poetica con la solennità che le appartiene.

Il pianoforte di Gustavsen crea strutture armoniche e ritmiche di sicura efficacia, con momenti in cui è arricchito dall’uso di un’elettronica leggera e in cui si dedica anche all’esplorazione timbrica perfettamente supportato dalla batteria diVespestad. L’equilibrio del trio è immediatamente percepibile, una combinazione in cui nessuno degli elementi sovrasta l’altro, al contrario è nitida l’emozione di una costruzione collettiva.

What was said” è un dialogo tra culture, tra Cristianesimo e Sufismo, tra diversi luoghi del mondo e differenti tradizioni. Tutta l’atmosfera del disco è profondamente impregnata di misticismo, di un anelito spirituale che sfiora l’ascesi. Questa delicatezza di intenti e di modi, perla rara nel nostro tempo, realizza in musica quell’integrazione linguistica e religiosa che ancora ci troviamo a vagheggiare come condizione ideale.

Track Listing: Your Grief; I See You; Imagine the Fog Disappearing; A Castle in Heaven; Journey of Life; I Refuse; What Was Said to the Rose / O Sacred Head; The Way You Play My Heart; Rull; The Source of Now; Sweet Melting; Longing to Praise Thee; Sweet Melting Afterglow.

 

 

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