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Tigran Hamasyan: una favola in piano solo.

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Tigran Hamasyan: una favola in piano solo. Intervista.

a cura di Giulio Cinelli e Paola Parri

Un pianismo fortemente ritmico e allo stesso tempo melodico, energico eppure  dolce, in una parola intenso. Tigran Hamasyan, armeno di nascita, non  possiamo considerarlo un pianista jazz, sarebbe riduttivo. La sua musica  accoglie influenze da generi diversi e si concretizza in uno stile che non è  uguale a quello di nessun altro. A soli 24 anni vanta l’apprezzamento di  musicisti del calibro di Herbie Hancock ed è vincitore di numerosi premi  internazionali. Il suo ultimo cd, intitolato “A Fable”, è un lavoro in piano  solo con un carattere deciso, di forte personalità, in cui si mescolano la musica  popolare armena e l’idioma jazz. Lo abbiamo incontrato dopo il concerto che  ha tenuto il 14 luglio a Carmignano (PO) e ci ha raccontato un po’ della sua storia. Di seguito trovate il video dell’intervista e la trascrizione della traduzione.

Pianosolo desidera ringraziare Kino Music per aver reso possibile questa intervista e il fotografo Francesco Niccolai per le immagini qui pubblicate.

A Fable.

Ho scritto questa canzone 6 anni fa e il titolo non mi è venuto in mente quando ho registrato l’album. Ho scritto la musica solo recentemente, appena prima di registrarlo. Stavo pensando al repertorio e allo stesso tempo, mentre stavo preparando la registrazione, leggevo la poesia armena e anche favole dei favolisti armeni del XIII secolo e questa canzone mi è risuonata come una favola. È di base una melodia popolare armena, suona come una melodia popolare armena, ma non lo è.  L’ho scritta con questo sentimento d’animo, come in una favola, per questo ho deciso di chiamarla “A Fable”.

Armenia.

È veramente difficile rispondere rapidamente. È un mondo intero, è ciò che sono, è una parte enorme di me, una grande ispirazione. Io penso che sia qualcosa nel mio sangue. Non è qualcosa che si possa imparare, qualcosa che tu possa imparare ed esternare.

Jazz.

Sono cresciuto ascoltando molti differenti tipi di musica, non soltanto jazz. Quando ero un ragazzino ascoltavo i Black Sabbath, i Led Zeppelin e tutto il rock classico e l’heavy rock.

Non so perché, ma credo di aver scelto il jazz perché avevo un grande amore per la musica improvvisata. Io improvvisavo, ma non sapevo cosa stavo improvvisando, ma amavo improvvisare sempre, perciò penso che questa sia stata la ragione più importante per cui ho scelto il jazz. Ma non vorrei chiamarlo jazz, perché la mia musica è un mix di molte cose, un mix di cose differenti che mi ispirano e mi influenzano.

Formazione musicale.

Ho studiato musica classica in Armenia per 11 anni. Ho preso le mie prime lezioni private a 5 anni e sono andato a scuola di musica a 6 anni e in 10 anni ho preso il mio diploma in musica. Poi ho studiato 2 anni a Los Angeles all’Università del Southern California, poi ho studiato un po’ a New York. Sì, ho avuto una formazione classica e ho avuto un insegnante molto importante che mi ha guidato e mi ha fatto veramente scoprire cos’è il jazz. Questo è accaduto quando avevo 11 anni e il suo nome è Vahag Hayrapetyan e mi ha insegnato il jazz tradizionale e il bebop e lì ho veramente capito cos’era  il jazz e ci sono entrato davvero dentro. Prima non avevo capito il jazz.

Musicisti.

Ne potrei nominare molti. Art Tatum, Prokofiev, Shostakovic, la musica popolare armena, la musica classica indiana, la musica rock svedese, la musica rock africana, moltissime cose, rock’n roll, la musica elettronica, difficile dirlo. È impossibile dire che un solo musicista mi abbia ispirato ascoltandolo.

Composizione.

Non ho idea da dove venga la mia musica. Dal Paradiso!

Un buon musicista.

Un buon musicista! Penso che quando c’è del talento non debba essere sprecato, quindi se un musicista ha del talento la cosa più importante è svilupparlo e lavorare.

Il piano solo.

È una sfida suonare in piano solo, ma allo stesso tempo per un pianista è il modo più intimo e naturale per esprimersi. Penso questo perché io ho suonato per lo più in piano solo, perché sono cresciuto studiando in piano solo. Non puoi suonare sempre con una band, se vuoi iniziare a suonare il piano più intimamente, in maniera più naturale. La maniera per esprimersi per me è in piano solo. Ma allo stesso tempo quando inizi a pensare di guardare avanti, per presentare qualcosa e non solo ad esercitarti a casa, per presentare un repertorio devo mantenere un livello elevato per più di un’ora durante il concerto e questo fa parte della sfida. Non posso prendermi nemmeno un momento in cui ascoltare cosa suona il batterista o il bassista. Non c’è nessuno. Tu devi sentire solo te stesso le tue idee, puoi solo immaginare di suonare con altri musicisti, ma io suono in piano solo.

Il futuro.

Ho molti altri progetti, dipende…non so quale sarà il prossimo, ci sono moltissimi progetti che stanno nascendo in questo momento.

Un consiglio.

Giovani pianisti non ascoltatemi come un punto di riferimento. Ascoltate la musica classica!

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