Ciao! Effettua il login oppure registrati a Pianosolo
Tags Posts tagged with "spartito"

spartito

Uno dei primi brani che solitamente si studiano è la Prima carezza del compositore Costantino De Crescenzo. Si tratta di un brano relativamente semplice ma di altissima qualità musicale. Il brano è molto espressivo pur essendo formato da poche e semplici note.

Siamo in un tempo composto, 9/8, in tonalità di Sol maggiore, con il fa# come alterazione fissa.

E’ un brano molto delicato e comincia con un pp. La mano sinistra accompagna la melodia quasi interamente con un arpeggio. Attenzione però che la prima nota dell’arpeggio non è legata. Devi immaginarti che sia un pizzicato d’archi.

Fai bene attenzione a seguire la dinamica e l’agogica in continuo cambiamento e a rispettare i fraseggi.

Qui di seguito ti lascio ad una mia interpretazione:

Qui di seguito puoi scaricare lo spartito. Clicca qui.

Maurice Ravel, Sonatine

ravel2

Iniziata nel 1903 per partecipare ad un concorso indetto da una rivista musicale, Ravel ultimò la “Sonatine” nel 1905 (data della pubblicazione della partitura da parte dell’editore Durand di Parigi). Doppia prima per questo piccolo capolavoro: la prima esecuzione avvenne a Lione il 10 marzo del 1906, al pianoforte sedeva Paul de Lestang; la prima parigina invece, ebbe luogo alcuni giorni dopo alla Société Nationale de Musique (sala della Schola Cantorum), grazie alla magistrale interpretazione di Gabriel Grovlez. La “Sonatine” fu inoltre dedicata a Ida e Cyprien Godebski, amici intimi del compositore. Il lavoro riscosse in breve tempo grandissimi successi.

La “Sonatine” è indubbiamente una composizione molto breve (13 minuti circa), suddivisa in tre movimenti. La finezza della scrittura, il classicismo della forma, avvicinano questa partitura più ai lavori di Roussel (Sonatina op.16 del 1912)  che non a Dukas (es: la grande Sonata in Mi bemolle minore del 1900 dal sapore prettamente beethoveniano).

Modéré: La struttura deriva dalla forma sonata classica, il tema iniziale in fa diesis minore che emerge dal tappeto sonoro di biscrome ha un carattere triste, dai colori pastello; contrapposto al successivo tema nella relativa maggiore (la) dai toni più chiari e solari. Lo sviluppo dei temi è piuttosto breve e la ripresa conduce nuovamente alla tonalità principale.

Mouvement de menuet: ha il ruolo di movimento lento di sonata, di carattere solenne ed elegante ha punti di contatto con il primo movimento, un esempio è l’intervallo di tonica-dominante dell’esordio che in questo tempo troviamo rovesciato. Il trio di carattere leggero ha un’enorme ricercatezza negli abbellimenti, anche in questo caso troviamo delle reminiscenze tematiche del primo movimento.

Animé: scritto in stile di toccata, il finale è un “divertissement” virtuosistico su vari temi, una sorta di moto perpetuo dove si individuano comunque l’esposizione dei temi, lo sviluppo e la ripresa. Al primo tema molto veloce e frizzante si contrappone il secondo tema dal fascino più triste con richiami al modéré. Il terzo tema ha richiami al Menuet, a sua volta derivato dal tema iniziale.

La “Sonatine” si può inoltre considerare una composizione ciclica ma con una fantasia creativa e una sensibilità che vanno oltre l’applicazione scolastica del principio ciclico. Consiglio l’ascolto di questo gioiellino dalle mani di Alicia de Larrocha.

Lo spartito è scaricabile qui.

I grandi compositori del passato se da una parte con il loro nome e la loro fama hanno contribuito a diffondere musica sublime nello spazio e nel tempo, talvolta hanno contemporaneamente messo in ombra molti altri artisti ugualmente meritevoli di attenzione. Pensiamo ai cosiddetti “Dei minori” come Thalberg, offuscato da Liszt, o Field da Chopin.

C’è poi un compositore del quale ho conosciuto da pochissimo la musica, in occasione del Workshop di improvvisare di Cesare Picco. Un compositore che è stato in grado di scrivere una musica bellissima attraverso pochissime note. Sto parlando dello spagnolo Federico Mompou (1893-1987).

Il brano che ho ascoltato e di cui mi sono innamorato perdutamente è il primo della raccolta “Impresiones intimas”, intitolato Planys.

Qui l’ascolto delle prime:

Essendo un autore del 900, Mompou utilizza una scrittura piuttosto particolare. Per esempio non c’è un’indicazione unica di tempo. Alcune battute durano 12/4, altre 10/4 e altre ancora meno. È una scrittura molto libera, di conseguenza anche l’esecuzione lo deve essere.

Qui di seguito puoi scaricare lo spartito:

download

Il link allo spartito reindirizza verso il sito Imslp. Per poterlo scaricare, seguire le istruzioni qui di seguito:

complete-scoreaccettare2

F.Liszt, Sonata in si minore per pianoforte, S 178

manoscritto 1 pagina

La Sonata in si minore S178, seppur strutturata in modo ciclico, è l’unica composizione di Liszt che ha le fondamenta negli schemi tradizionali della forma classica. Liszt è ritenuto, a giusta ragione, il pianista per eccellenza, colui che continuò la via già indicata da Clementi, Beethoven e Weber e nello stesso tempo gettò le fondamenta del pianismo moderno.

La Sonata in si minore, iniziata nel 1852, fu terminata a Weimar il 2 febbraio 1853 ed è dedicata a Robert Schumann. A Weimar Liszt si dedicò alla composizione di poemi sinfonici per orchestra; Liszt piega così la forma sonata classica a nuove esigenze espressive, orchestrali. La sonata lisztiana diventa così il punto di riferimento per gli autori di sonate a venire, gettando le basi di un certo pianismo moderno alla Skrjabin e alla Prokof’ev dopo aver influenzato il gusto armonico dello stesso Wagner. Mi permetto di aggiungere che basterebbe solo questo capolavoro per inserire Liszt sull’altare dei più grandi compositori che si annoverano nella storia della musica. Liszt, fu soprattutto un compositore di musica a programma ma in questa sonata invece si scopre un desiderio insaziabile di nuovi spazi armonici e formali.

Per Liszt il pianoforte non fu solo la tastiera dei sogni, delle contemplazioni e delle evasioni dalla realtà, ma anche lo strumento in cui egli seppe riversare tutta la piena dei sentimenti, con una ricerca di effetti timbrici e coloristici senza precedenti. Passato il periodo del virtuosismo fine a se stesso tipico degli anni giovanili, Liszt fa di questa sonata il punto di svolta del suo pensiero, il musicologo Claude Rostand, parlando della Sonata in si minore, ha sottolineato che «è l’opera di un uomo che ha frequentato intimamente il Faust e la Divina Commedia». Su imitazione del lavoro dantesco, anche le proporzioni di questa sonata sono monumentali: settecentosessanta battute per mezz’ora di musica circa.

Le indicazioni principali dei movimenti sono: Lento assai, Allegro energico, Andante sostenuto, e Lento assai. Il clima infernale cupo e misterioso dell’inizio si stempera tra sordi martellamenti di sol e due scale discendenti di sol minore, la prima frigia e la seconda zigana le quali, portano al vero e proprio primo tema; sembra che la lotta tra il bene e il male, luce e ombra non lasci spazio ne a vinti ne a vincitori. La luce divina illumina l’ascoltatore attraverso il grandioso tema corale di carattere ampio e solenne al quale segue un lirico cantando espressivo affine allo spirito di un Liebestraum. Il tema faustiano ritorna pressante in un brillante sviluppo contrappuntistico: aumentazioni, diminuzioni, inversioni, moti contrari, ottave, trilli e arpeggi; la materia si plasma nell’eterna lotta apocalittica e sfocia in un cantabile dolcissimo con intimo sentimento. Una breve cadenza ci riporta al tema grandioso dal quale nasce un bellissimo fugato che ha il ruolo di terzo sviluppo e allo stesso tempo di scherzo. Scritto a tre voci il fugato si gonfia fino a raggiungere una dimensione sinfonica. Il tema grandioso risuona con accresciuto splendore, il suono viene smorzato dal tema cantando con le sue varianti ma il prestissimo con fuoco riporta al grandioso, il quale viene interrotto bruscamente da una pausa improvvisa. Un breve episodio Andante sostenuto e allegro moderato introducono alla riesposizione del tema faustiano. Tutto si conclude con un lento assai nella scala zigana, un si grave come un sordo colpo di timpani segna la fine. Il Lento assai, rappresenta l’alfa ed omega dell’opera, il biblico segno divino del principio e della fine ha il carattere retorico dell’interrogazione, del pensiero, della perorazione eroica dell’universo dei dubbi dell’animo umano.

Liszt amava questa sonata e la eseguì sovente in concerto, il più delle volte deludendo il proprio pubblico, che voleva ascoltare un atleta e non un poeta! Persino il giovane Brahms si addormentò durante un’esecuzione concertistica di questa sonata. Consiglio di ascoltare questo capolavoro dalle mani di Arrau, che eseguì questa sonata fino a tardissima età, anche quando non aveva più il vigore fisico per sostenerla.

Spartito della Sonata in si minore per pianoforte S178 di Liszt

F. Liszt, Harmonies poétiques et religieuses III, S 173

Liszt_1858

Questa raccolta fu composta a partire dal 1848 e terminata nel 1853, subendo come nello stile lisztiano numerosi rimaneggiamenti, da “Pensées de morts” prima stesura in ordine cronologico al ciclo “Harmonies poétiques et religieuses” S 173. Il compositore allora ventiquattrenne lesse negli anni trenta dell ‘800 le “Harmonies poétiques et religieuses” del poeta francese Lamartine, quarantasette liriche ispirate a riprodurre le varie impressioni della natura e dell’animo umano,  pubblicate in quattro volumi.

La prefazione della partitura lisztiana riporta: “Ci sono delle anime meditative che la solitudine e la contemplazione elevano verso il senso dell’infinito, cioè verso la religione; i loro pensieri diventano una preghiera e la loro vita è un inno silenzioso alla speranza e al divino. Esse cercano nel creato i segni della presenza di Dio: potessi anch’io trovarne qualcuno! Ci sono dei cuori stroncati dal dolore che si rifugiano lontano dal mondo, in solitudine, per piangere e pregare e incontrarsi con la Poesia: esprimiamo con le parole e con i canti la nostra tensione verso l’alto”.

Il compositore non ebbe dubbi di appartenere alla schiera degli “eletti”, il suo pensiero trova fondamento nella maggior parte delle composizioni originali che hanno un risvolto e un’ispirazione religiosa e che porteranno “il nostro” alla rinuncia dei beni terreni e “la presa dei voti”. L’intera raccolta fu dedicata alla Principessa Sayn – Wittgenstein ovvero Jeanne Elisabeth Carolyne divenuta negli anni una delle sue amanti. L’eterna lotta tra Bene e male fanno sì che questa raccolta racchiuda il meglio e il peggio del pianismo lisztiano.

Il brano d’esordio, “Invocation” (Andante con moto), evoca le tempeste, i tuoni e i rumori delle acque. Costruito su una estesa melodia sostenuta da un accompagnamento ad accordi ribattuti, “Invocation” valorizza tutti i registri del pianoforte, sino ad esplodere in sonorità magniloquenti su disegni per ottave alternate a figurazioni accordali.

L”‘Ave Maria” (Moderato) è una piccola preghiera, una trascrizione di cori angelici con una timbrica dolce e sfumata.

Bénédiction de Dieu dans la solitude” (Moderato) è una delle pagine lisztiane dove l’ispirazione religiosa del compositore emerge in modo eclatante. Inizialmente un largo cantabile in fa diesis maggiore è accompagnato da arpeggi  che conducono l’ascoltatore verso una vera intossicazione pentatonica come riportava Alfred Brendel nelle “Réflexions faites, Parigi 1979”. Il tema passa dalla zona inferiore a quella superiore della tastiera, dagli inferi al divino, sorretto da accordi ornamentali con armonie di quarta e di quinta.

Pensée des morts” (Lento assai) è un pezzo strano, angoscioso dai colori cupi. Scritto per gran parte in 5/4 e 7/4 si snoda attraverso la melodia corale del “De profundis” creando una specie di “Trance religiosa” con il suo martellamento in accordi gravi di otto note della melodia gregoriana.  L’effetto sonoro  però non regge e la conclusione sfuma in un pianissimo per lasciare posto al “Pater Noster” (Andante religioso) . Questa sorta di elegia è un corale chiesastico, una preghiera nello spirito della fede cristiana.

Hymne de l’enfant a son réveil“(Poco Allegretto) è un coro angelico con accompagnamento di armonium e arpe, una lirica dolciastra a mio avviso poco ispirata dal sapore schubertiano. Accordi gravi e robusti, aprono il sipario di “Funérailles“(Adagio), in cui l’autore vuole rievocare la tragica scomparsa di tre amici nella rivoluzione ungherese del 1848/50. L’introduzione simile ad una parata, dove si scorgono squilli di tromba e rulli di tamburi raggiunge un crescendo impressionante. Il tema di marcia lascia spazio a una melodia lagrimosa in si bemolle maggiore alternandosi al primo tema marziale creando una specie di poema sinfonico a gloria e ricordo degli eroi: il principe Lichnovwsky, il conte Seleky e il conte Balthyanyi. (Notare che questo pezzo venne composto nell’ottobre del 1849, mese e anno della morte del suo antagonista nel senso buono del termine F.Chopin…)

Nel “Miserere d’après Palestrina” (Largo) il tema in stile liturgico passa nei vari registri del pianoforte e ogni volta è arricchito da accompagnamenti arpeggiati. Un omaggio all’illustre capostipite dei direttori della pontificia cappella musicale Sistina che il compositore aveva scoperto e studiato durante il soggiorno romano.

“Tombez, larmes silencieuses” è un Andante lagrimoso, una sorta di confessione autobiografica in cui il bene e il male si scontrano per lasciare finalmente il posto al “Cantique d’amour” (Andante).

Pagina conclusiva della raccolta dove il bene trionfa sulle tenebre e le angosce del compositore. Queste sono pagine di notevole difficoltà tecnica e musicale, adatte a un pianismo sviluppato e maturo. Sono brani spesso poco suonati integralmente per quest’alternanza come già trattato nel “Weinhachtsbaum” di pagine folgoranti nel classico stile lisztiano a pagine con pochissime note forse più adatte ad uno strumento come l’organo che non al pianoforte. La scelta degli interpreti cade quindi molto spesso sull’esecuzione di “Bénédiction, Funérailles e Cantique d’Amour” tralasciando forse le composizioni  più vere e religiose della raccolta. Lo spirito lisztiano  non ha bisogno di virtuosismi, arpeggi e passi sonori eclatanti per un accostamento silenzioso e devoto al mistero divino. Consiglio inoltre senza nulla togliere ad altri bravissimi esecutori le incisioni di Ciccolini e Brendel.

Gli spartiti della raccolta a questo link.

L’attacco di questa sonata è rivoluzionario. Nessuna delle precedenti sonate beethoveniane inizia con un primo tempo che ha una spinta così forte e implacabile.

“Questa sonata è senz’altro una composizione imponente […] Di per sé le dimensioni spazio-temporali sono già enormi e saranno superate soltanto dalla sonata Hammerklavier.” (Andràs Schiff, Le Sonate per Pianoforte di Beethoven e il loro Significato, Ed. Il Saggiatore, pag.79).

Video Introduttivo

Quest’introduzione ad accordi ribattuti denota un’impostazione orchestrale, con un tremolo di accordi che trasferito sul pianoforte annuncia l’esordio di una nuova tecnica.

allegri-con-brio

Il movimento va verso l’alto, dal buio al sole, perciò i francesi chiamano questa Sonata anche l’Aurora.

Soltanto in battuta 9 emerge un parlante cantato; prima la musica procede a tentoni, in gesti quasi astratti, dal registro grave a quello centrale, quasi borbottando qualcosa di poco chiaro.

Questa sonata, in Do maggiore, Op.53 “Waldstein” composta entro il 1804, è un capolavoro che segue lo schema della sonata in Sol maggiore Op.31 no.1.

Ci sono infatti moltissime analogie con questa sonata che di seguito andiamo ad analizzare:

Allegro con Brio

La prima frase, composta da 4 battute, è subito ripetuta un tono sotto:

simmetria

E questo è lo schema più sintetico che in sole 5 battute permette a Beethoven di passare da Do maggiore a Sib maggiore. Nell’opera 31 invece per arrivare alla tonica abbassata si richiedevano 12 battute.

Anche la condotta delle parti di questa sonata rispetto all’op.31 è migliorata. Il basso infatti scende cromaticamente da Do a Si (passando dall’armonia di tonica a quella di dominante), poi ripete la stessa sequenza un tono sotto, andando dal Sib al La (VII grado abbassato che porta alla sottodominante), che poi scende dal Lab al Sol.

“Il confronto con l’Op.31 rivela chiaramente una maestria superiore.” (Charles Rosen, Le Sonate per Pianoforte di Beethoven, Ed. Astrolabio, pag.200).

Sempre in prestito ma diversificata dall’Op.31 n.1 è la sostituzione della dominante (Sol) con la mediante (Mi). Per arrivare alla mediante, il tema principale è riesposto un’ottava sopra, imitando un tremolo orchestrale d’archi.

La “Waldstein” ha una sonorità particolare che la distingue da tutti gli altri lavori di Beethoven. Questa sonorità deriva in gran parte dal fatto che, per tutto il primo movimento, i temi si muovono per grado congiunto, alternando spesso gli accordi di triade a quelli di settima di dominante.

“La presenza costante della Settima di dominante dà conto di una certa asprezza distaccata che controbilancia mirabilmente la propulsione ritmica.” (C.Rosen, Op. Cit. pag.201).

Anche per esempio a battuta 62, troviamo un martellare di accordi di La maggiore con la sinistra per ben 12 volte tutto in fortissimo, seguito da altri 12 ribattutti dell’accordo di Fa#7, che altro non è che un’altra settima di dominante:

settime

Assolutamente da non sottovalutare sono i cambi improvvisi di colore, come avviene in battuta 83:

cresc.

Crescendo in battuta 82 che diventa un piano nella battuta successiva.

Ancora una volta troviamo lo stile concertistico all’interno di questa sonata per pianoforte. Infatti, a partire da battuta 112, fino alla 141 compresa, abbiamo un susseguirsi di arpeggi con la mano destra, cosa che era abitudine inserire nel “secondo a solo” di qualsiasi concerto dell’epoca. Addirittura, dal 1760 circa, un compositore avrebbe indicato solo l’armonia di quella sezione, per lasciar libero il solista, libero di creare l’estensione degli arpeggi a proprio piacimento. Ciò ovviamente implicava una certa libertà d’esecuzione, la stessa libertà che deve apparire in questa sezione.

arpeggi2

Beethoven non dà mai nulla per scontato e lo capiamo anche per esempio a battuta 168, dove abbiamo qualcosa che il nostro orecchio non si aspetterebbe mai: Lab al posto del Sol.

Lab

Qui ci si aspetta una cadenza sospesa sul Sol, che è la dominante di Do, tonalità d’impianto del brano. Beethoven altera questo Sol, facendolo diventare Lab. Così, all’inizio della ricapitolazione, chiunque avrebbe messo un’armonia di sottodominante, Beethoven invece utilizza un’armonia che va verso i bemolli (Reb e Mib), ottenendo un effetto più esotico ed efficace.

Adagio Molto

Dal punto di vista della forma, si tratta di un arioso con preludio e postludio orchestrali. Si tratta di una delle pagine musicalmente più difficili da interpretare. È piena di particolarità che devono essere rispettate.

tenuto

Tutte le indicazioni di “ten” che stanno ovviamente per tenuto, non significano che l’ottavo deve durare di più della sua reale durata, ma piuttosto che le crome devono durare esattamente il proprio valore. Non dimentichiamoci che all’epoca di Beethoven, era consuetudine dimezzare il valore di una nota se questa era seguita da una pausa.

A battuta n.2, Quei “Mi” raddoppiati e ribattuti della mano sinistra, possono essere tranquillamente eseguiti un’ottava più in basso, proprio come segnala l’edizione Urtex Henle, dato che sarebbe più coerente far discendere il basso per grado. Allora perché Beethoven ha scritto così? Perché non aveva la tastiera sufficientemente grande per poter scrivere quei “Mi” un ottava sotto. Quindi suonare i “Mi” della seconda battuta, un’ottava sotto, non può essere definito come un errore, perché era proprio un’intenzione di Beethoven.

“Il curatore dell’edizione Henle osserva che sicuramente Beethoven avrebbe voluto che le ottave della mano sinistra a battuta 2 suonassero un’ottava più in basso, ma non aveva ancora a disposizione il “mi” grave sul Pianoforte.” (C.Rosen, Op. cit. pag.206).

A battuta 9 entra in scena il solista. Molte note hanno il puntino che definisce lo staccato, per un’accentuazione espressiva.

Lo Sf (Sforzato) di battuta 14 è un esempio che richiede un’espressione libera. Sarebbe anti-musicale suonare questo passaggio a tempo, bisogna invece utilizzare un breve ritenuto.

In questa breve introduzione che sfocia poi nel rondò, Beethoven ci dà un esempio di come è possibile sostituire il movimento lento (il secondo tempo delle sonate) con una breve introduzione adagio. 

Rondò, Allegretto Moderato

Fra i 3 è il tempo maggiormente elaborato, ma allo stesso tempo anche il più semplice. La melodia è stata creata recuperando continuamente del materiale dalla prima frase. Andiamo ad analizzare questa particolarità:

La seconda frase è uguale alla prima frase, con l’assenza dell’ultima nota.

frasi

La terza frase è identica alla prima sia come movimento che come ritmo, anche se le note non sono le stesse.

frase3

La quarta frase è identica alla terza, solo che in tonalità minore.

L’ultimo segmento della quarta frase è riproposto due volte, e l’ultima nota della frase è ripetuta per bene sette volte.

quarta-frase

Difficoltà

Tengstrand consiglia di eseguire l’Op.53 solo se si ha una buona tecnica. Secondo l’edizione Schirmer Bülow-Lebert, le sonate sono disposte in ordine progressivo di difficoltà, e questa sonata rientra fra le più difficili.

Ecco qui di seguito l’ordine di difficoltà indicato:

1 livello – Op. 49, 2; Op. 49, 1; Op. 79; Op. 14, 1 & 2; Op. 2, 1.

2 livello – Op. 10, 1; Op. 13; Op. 10, 3; Op.10, 2; Op. 28; Op. 2, 3; Op. 26; Op. 31, 3; Op. 22; Op. 7.

3 livello – Op. 27, 2; Op. 27, 1; Op. 31, 2; Op. 2, 2; Op. 54; Op. 78; Op. 90; Op. 81a; Op. 31, 1; Op. 53; Op. 57; Op. 101; Op. 111; Op. 110; Op. 109; Op. 106.



Spartito per Pianoforte

Studio Op.10 no.9

chopin visto dai suoi allieviBenvenuto in un altro capolavoro dell’Opera 10 di Chopin. La tonalità del pezzo è Fa minore, e l’anno di composizione risale al 1829.

Insieme allo studio n.6, il n.9 è uno dei più difficili, non tanto dal punto di vista tecnico, aspetto per il quale probabilmente è uno dei più semplici, quanto dal punto di vista interpretativo. 

È uno studio ricco di sfumature dinamiche e cambi di colori. Chopin stesso si rendeva conto della forte importanza che ha l’interpretazione in questo studio, così da abbondare con le numerose indicazioni di agogica, più presenti in questo studio che in qualsiasi altro.

Nel manoscritto autografo di Chopin possiamo trovare una nota curiosa per quanto riguarda l’indicazione di velocità dello studio. Inizialmente questo era un presto, ma fu poi cancellato e sostituito con l’attuale allegro molto agitato.

 Andiamo a vedere ora il significato di tale tonalità scelta per questo studio. Secondo Neuhaus:

 Chiamerei il Fa minore la tonalità della passione, e non solo perché l’appassionata è stata scritta in questa tonalità. Bach usava la tonalità di Fa minore per esprimere una profonda passione religiosa. […] In seguito il Fa minore servì per esprimere al meglio passioni più terrene, umane. Ricorderemo la  Prima Sonata, L’Ouverture Egmont, l’Appassionata di Beethoven; il primo e terzo tempo della Terza Sonata Op.5 di Brahms, lo Studio n.9 OP.10 di Chopin […]

Presentazione

Esecuzione

 

Fonte: Etudes di Chopin. L’aspetto tecnico-esecutivo e l’interpretazione di grandi pianistica

I migliori film della storia del cinema sono sempre corredati da una magnifica colonna sonora e il film “Titanic”, che ha vinto ben 11 premi Oscar, ha sicuramente una musica di sottofondo che è all’altezza della sua fama e del consenso di pubblico che ha ottenuto.

Si tratta della canzone “My Heart Will Go On” interpretata da Celine Dion, che all’interno del film è stata arrangiata per pianoforte solo e rinominata “Rose’s Theme”.

Esecuzione

Tutorial

Spartito

Spartito per Pianoforte di My Heart will go One
Spartito per Pianoforte di My Heart will go One

Dati

  • Allegro con Brio (Do minore)
  • Largo (Mi maggiore)
  • Rondò (Do minore)
  • Presto (Do maggiore)
  • Scritto tra il 1800 e il 1803
  • Dedicato a Louis Ferdinand di Prussia
  • Eseguito per la prima volta a Vienna il 5 aprile 1803 con pianista Ludwig van Beethoven
  • Organico: 2 fl, 2 ob, 2 cl, 2 fg, 2 cr, 2tr, tp, archi, pf.

Storia

Beethoven scrisse il Concerto in Do minore nel 1800 ma lo ritoccò fino al 1803. Il pezzo fu dedicato a Louis Ferdinand di Prussia. Louis era pianista e compositore (ancora oggi viene talvolta eseguito un suo rondò per pianoforte e orchestra); Beethoven lo conobbe nel 1796 e da lì nacque una forte amicizia fra di loro.

Il concerto in Do minore può essere visto sotto due diverse aspetti: come conclusione del periodo classico o come inizio di nuove esperienze beethoveniane. Secondo Rattalino (“Il concerto per Pianoforte e orchestra – da Haydn a Gershwin”, ed. Ricordi 2001 pag. 196) pare più probabile posizionare questo concerto secondo il primo punto di vista, come la chiusura di un’epoca che comprende Mozart, Haydn e Christian Bach.

Anche la seconda teoria è supportata comunque da alcune tesi. Infatti, per esempio, la prima entrata del solista è esposta con un tema a doppie entrate, con una struttura chiaramente pianistica che dà una massa di suono imponente, non presente nei concerti classici.

Forma

Il primo tempo del concerto si rifà lontanamente alla tradizione del concerto militare.  Tuttavia questo carattere militare non esclude un aspetto intenso e drammatico di questo primo movimento che culmina poi nella coda, dopo la cadenza, con il dialogo tra pianoforte e timpani.

È da notare che Beethoven aveva la precisa intenzione di spostare il punto più culminante del brano dopo la cadenza. In più il concerto classico per eccellenza prevedeva la conclusione della cadenza nella tonalità del pezzo mentre nel terzo concerto di Beethoven la tonalità è ambigua, c’è un’instabilità tonale e una tensione psicologica fino alla fine del pezzo.

Il secondo tempo è in Mi maggiore. Solitamente se un concerto inizia con Do minore, il secondo tempo dovrebbe essere nella sua relativa maggiore (Mib maggiore o al massimo Lab maggiore), invece abbiamo una tonalità del tutto estranea.

Il terzo tempo è un rondò suddiviso in 7 episodi con tre temi principali. Non c’è la cadenza del pianoforte. È molto evidente qui la somiglianza col concerto in Do minore K 491 di Mozart,  per il quale Beethoven aveva un vero e proprio culto, infatti si concludono in modo analogo. Il solista non suonerà nelle ultime battute (altro carattere “non classico”)

Ascolto

Spartito

download-spartito

 

È possibile cercare spartiti direttamente sul nostro portale Pianosolo.it. Un’area del sito è completamente infatti dedicata alla ricerca di spartiti musicali ed è suddivisa per Genere e Difficoltà.

spartiti

Qui di seguito un video che ti spiega come trovare tutti gli spartiti presenti sul nostro portale e non.

Tutti gli spartiti per pianoforte sono presenti nella sezione sopraindicata, e troverai spartiti di:

  • Musica classica
  • Musica jazz
  • Musica pop

Gli spartiti del primo tipo saranno scaricabili gratuitamente dato che non posseggono diritti d’autore. Gli altri spartiti invece dovranno essere acquistati. Ti auguro una buona navigazione all’interno del nostro database!

SOCIAL

22FansLike
973Subscribers+1
587FollowersFollow
5,513SubscribersSubscribe