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	<title>PianoSolo - Lezioni di pianoforte, recensioni, interviste, spartiti di pianoforte &#187; Friedrich Gulda</title>
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	<description>Portale sul pianoforte, news, articoli e informazioni. Centinaia di spartiti musicali gratuiti, lezioni di pianoforte e suggerimenti di tecnica pianistica per imparare a suonare il piano.</description>
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		<title>Friedrich Gulda: il coraggio dell’eclettismo.</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 23:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Parri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Cerco di non dover scegliere”: era questo il motto di Friedrich Gulda. Eccentrico, versatile, camaleontico, Gulda è stato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<a id="dd_start"></a><p><img class="alignleft size-full wp-image-7958" title="friedrich gulda" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2010/10/gulda.jpeg" alt="" width="256" height="180" />“Cerco di non dover scegliere”: era questo il motto di Friedrich Gulda. Eccentrico, versatile, camaleontico, Gulda è stato un <strong>pianista</strong> straordinario, un artista che ha rotto gli schemi, dotato di una personalità dirompente.</p>
<p>A dieci anni dalla sua scomparsa, riguardando i video dei suoi concerti, ancora mi stupisco nel vederlo passare con disinvoltura da <strong>Bach</strong> a un’<strong>improvvisazione jazz</strong>, da <strong>Mozart</strong> al <strong>rock anni Settanta dei Doors</strong>.</p>
<p>Austriaco di nascita, Gulda studiò alla <strong>Vienna Music Academy</strong>, iniziando quindi un percorso formativo di estrazione classica che ne ha fatto uno dei maggiori interpreti di <strong>Beethoven</strong> e in generale del <strong>repertorio classico e romantico</strong> della <strong>musica colta occidentale</strong>, concentrando la propria attenzione su Bach, Mozart, Beethoven, <strong>Chopin</strong>, Schubert, ma anche Ravel e Debussy.</p>
<p>Dagli anni Sessanta, i suoi interessi si sono indirizzati anche al <strong>jazz</strong>, all’improvvisazione, alla dance music, al funk, esibendosi insieme a <strong>Chick Corea</strong>, a <strong>Herbie Hancock</strong>, ai <strong>Weather Report</strong>, dando prova di un eclettismo illuminato, di un’innata abilità nella contaminazione creativa dei diversi elementi costitutivi i generi musicali.</p>
<p>Il suo non volere scegliere è stato senza dubbio uno degli elementi che ne hanno fatto un pianista eccezionalmente colto e versatile, ma anche estremamente controverso e <strong>criticato dal mondo accademico</strong>.</p>
<p>Da qualche parte ho letto che è stato definito anche “<strong>pianista terrorista</strong>”, per aver messo in discussione la struttura tradizionale dell’<strong>esecuzione pianistica</strong>, del recital. A partire dall’aspetto esteriore, con i suoi cappellini di lana, le camicie a fiori, i  maglioni e i pantaloni di colori sgargianti, Gulda ha offerto se stesso al <strong>pubblico </strong>in maniera unica, in modo interlocutorio, dialogico, talvolta assecondandone le richieste, rendendolo partecipe (ad esempio battendo il tempo col piede sotto al <strong>pianoforte)</strong>, stupendolo con interruzioni, commenti, apparizioni di ospiti improvvisi, omaggi floreali. Tutto questo è stato Gulda.</p>
<p>Maestro di <strong>Martha Argerich</strong> e di <strong>Claudio Abbado</strong>, nel coniugare nella sua carriera pianistica il repertorio classico con altri <strong>generi musicali</strong> ha dimostrato come con lucida intelligenza si possano abbattere i pregiudizi e le barriere musicali, avvicinando l’oggetto (la <strong>musica</strong>) al soggetto (il pubblico), eliminando rigidi cerimoniali esteriori, instaurando un clima di complicità, di familiarità, rendendo la musica qualcosa di meno estraneo al <strong>contesto storico e sociale</strong> in cui si compie, trasformandola in qualcosa di accessibile, reale, concreto.</p>
<p>Ha precorso quello che ormai sembra un assioma convalidato dalla scena musicale attuale: che tutta la musica ha dignità artistica se conosciuta, studiata, coltivata, amata con dedizione assoluta, rigore intellettuale e onestà interiore.</p>
<p>Ribelle alle convenzioni, criticato anche per la sua libertà come esecutore, soprattutto in quei tempi talvolta dilatati o accelerati delle sue esecuzioni del repertorio classico, in realtà Gulda è la prova concreta di ciò che significa mantenere in vita la musica di compositori come Bach o Beethoven, avvicinandola al presente, alienandola dal rischio di invecchiare sotto la patina del tempo, ricomponendone l’anima attraverso il filtro della propria <strong>soggettività</strong>, attraverso un carattere, il suo, deciso e volto alla <strong>continua ricerca</strong>, all’<strong>esplorazione</strong> di sempre nuove possibilità. Non dover scegliere significa anche continuare, appunto, a cercare. Paradossalmente le critiche al suo anticonformismo musicale, spesso dettate da timore di <strong>contaminazioni</strong> di qualcosa che è ritenuto “puro”, ad esempio una <strong>fuga di Bach</strong>, e la sua conseguente reazione volta a non assecondare le richieste dell’accademia, hanno avuto il risultato di rendere proprio certa musica qualcosa di non obsoleto, hanno fatto in modo che non fosse rinchiusa in bacheche di cristallo, o ridotta a mero <strong>oggetto di studio filologico</strong>, piuttosto che divenisse stimolo alla conoscenza e alla crescita culturale di chi ascolta.</p>
<p>Nel 1999, un anno prima della sua scomparsa, Gulda fece girare la notizia della sua morte, attraverso le <strong>agenzie di stampa</strong> e tutti gli <strong>organi di informazione</strong>. Quando tutto il mondo pensava che non avrebbe più potuto ascoltare un suo concerto, Gulda ricomparve in un suo spettacolo, a Salisburgo, intitolato “<strong>Friedrich Gulda’s Resurrection Party</strong>”, resurrezione appunto.</p>
<p>Gulda ci ha lasciato nel 2000, e oggi ci piace ricordarlo con quello che più ha valore di quanto ci ha lasciato: la sua musica straordinaria. La sua eccentricità passa in secondo piano se ci lasciamo andare a quanto ha saputo comunicare e ancora comunica seduto al suo pianoforte.</p>
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