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Suonare il piano è un piacere

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Suonare il piano è un piacere, 5.0 out of 5 based on 1 rating

Ancora un’altro degli scritti pervenuti per il Contest letterario “Il giorno in cui mi sono innamorato della musica”. Oggi pubblichiamo “Suonare il piano è un piacere” di Maria Pia Cesarini. Buona lettura!

Suonare il piano è un piacere

di Maria Pia Cesarini

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Mi sento rigenerata il piano è finalmente mio amico. Mi siedo apro lo spartito. Lo spezzetto in battute che ripeto fino a quando il suono non risulta fluido e sicuro. Poi con pazienza lego una battuta dietro l’altra. Tutto è in armonia. Mi riconcilio con la tastiera.

Sento il suono nelle mie dita. Puro diletto.

“Ti manca l’esercizio, non sei disciplinata. Devi trovare il tempo. Metti il metronomo, attenta alle dita, al movimento del polso. Non devi eseguire ma studiare”.

Quanti anni a pensare a ciò che non andava nelle mie dita e movimenti, a non godere mai della musica che suonavo.

Esibirmi per un pubblico sia pure composto da soli amici? Un vero incubo! Dita tremolanti, sudore, battiti accelerati…una situazione penosa che cercavo di allontanare con la scusa dicendo “è tardi, non vorrei disturbare i vicini, magari un’altra volta” o le volte in cui, in casa di altri, all’invito di farmi suonare, mi trinceravo dietro la scusa che non avrei saputo suonare nulla senza lo spartito…e io non avevo mai gli spartiti con me.

Frustrazione e demotivazione.

Ero una vera pianista da armadio che suonava fronte muro da sola e mai in grado di eseguire un brano, sia pure semplice e breve, in presenza di un’altra persona. L’ansia da prestazione si impadroniva di me, non pensavo tanto all’interpretazione quanto al giudizio di chi mi ascoltava.

Una situazione che mi rubava energie interne e mi lasciava una frustrazione difficilmente superabile se non dopo giorni, quando il quotidiano e il routinario riprendevano il sopravvento.

Però non demordevo e continuavo le mie lezioni. Ogni volta senza entusiasmo, sentendomi inadeguata prima ancora di cominciare. Mi presentavo impreparata, affrettata, impacciata perché lo studio era fatto senza convinzione. Nessun brano mi veniva proposto se non quelli che io stessa suggerivo. Dall’armadio alla prestazione difronte all’occhio severo e scettico del maestro.

Sono andata avanti tanto troppo tempo in questo confort distonico. Il maestro, dal temperamento triste e malinconico, mal si conciliava con un apprendimento gioioso.

La mia energia e il mio essere non venivano fuori: erano come ingabbiati e ingessati in regole che non riuscivo a seguire.

Suonare non era un momento piacevole. Ogni diversivo era buono per rimandare il mio appuntamento da dedicare allo studio.

Eppure continuavo.

Meno di un anno fa leggo l’annuncio di un’insegnante che promette di far suonare a tutte le età grazie a un apprendimento personalizzato e attento al temperamento dell’allievo.

Mah!! Chi sarà mai? Proviamo, perché no?

Prendo un appuntamento. Il primo incontro è fatto per conoscersi.

Attenta alla persona, entra con delicatezza nella mia personalità, ne coglie gli aspetti positivi. Sembra capirmi. Le suono un brano che dovevo sapere a menadito stante un anno di studio. La performance è comunque deludente ma lei non giudica, mi parla invece del suo personalissimo metodo. “Voglio tirar fuori il fuoco dalle persone e conoscerle mi porta a valutare la strategia migliore”. Mi propone subito quattro o cinque brani che indica come viatico per il tempo a venire. Li guardo, mi scoraggio. E’ un materiale variegato e intenso non ce la posso fare, sono difficili. Spaziano dal classico, al rhythm and blues alla musica moderna. “Non preoccuparti, ce la farai se avrai fiducia in me e nelle tue potenzialità”.

E’ gioviale, parla molto è motivante.

“Che senso ha saper eseguire un solo brano musicale? Se credi nel mio metodo e nella costanza che ci metterai, sarai in grado di studiare più brani che ti propongo perché sono quelli che al momento ritengo adatti per te”.

Un’ insegnante che con animo dolce e sensibile sprona l’allievo a dare il meglio di sé e lo aiuta a essere indipendente. Un’insegnante che non regala nulla perché è la determinazione dell’allievo unita al piacere a fare la differenza. “Il solo desiderio non è sufficiente se non è unito alla volontà di voler suonare”, mi dirà.

Sento di essere sulla strada giusta.

Seguo il suo insegnamento e metodo che rifiutano il metronomo. Non ha complessi a scrivermi sullo spartito una nota che non mi viene proprio. Studio, scompongo.

E’ rigorosa, non mi concede sconti, non va avanti se prima non riesco a eseguire tutto con naturalezza. E’ vivace, allegra. Le sedute sono un piacere, sento di progredire all’interno della lezione. Torno a casa con la voglia di suonare, di provare un passaggio di note particolare. Le ore di studio mi volano.

Eseguo gli esercizi tecnici, le scale che ridono di Vinciguerra che lei adora insieme ai suoi brani di blues e quelli a 4 mani. Mi si apre un mondo di suoni allegri che non aspettano altro di essere eseguiti.

Le note mi inseguono durante il giorno, per la strada, mentre mi affretto dietro a un autobus, sul lavoro. Penso alle battute del brano che sto studiando, mi soffermo mentalmente su quelle più difficili. Mi dico che ce la farò. Vengono gli amici a trovarmi non vedo l’ora di far sentire loro i miei studi anche se non ancora perfezionati. Non importa. Mi sento tranquilla, le dita saltellano sulle note e non tremano. Se stecco non me la prendo, vado avanti. Mi piace. Suono con consapevolezza non pensando ai giudizi.

Dono me stessa, lancio le note.

Va bene così. Riesco anche a memorizzare e a staccarmi dallo spartito. E’ un sogno!

Di recente mi imbatto in una presentazione di TED della pianista Daria von der Brecken ‘Why I take the piano on the road … and in the air’?

Lo apro, lo ascolto e resto impressionata da questa pianista innamorata della musica di Hendel.

Non voglio aggiungere altro se non quello di lasciare a voi il piacere di vedere il video.

Qualsiasi mia parola parole suonerebbe superflua.

Vi presento Daria van den Bercken.. in terra e in aria…

È perfetta la sua spinta a donarsi attraverso il pianoforte mentre diffonde la sua musica prediletta nei luoghi più incredibili …

Cosa si potrebbe volere di più?

Maria Pia Cesarini

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Sono romana ho sessantun anni. Sposata con un figlio di 27 anni.

Lavoro in un Istituto di diritto pubblico e mi occupo di formazione del personale, in particolare dell’area linguistica.

Adoro la musica da sempre. Ho iniziato a suonare il piano dopo i vent’anni. Mi piace leggere sono molto relazionale e il mio punto di forza sono proprio i rapporti umani che riesco a stringere con estrema facilità. Le amicizie rappresentano una parte rilevante nella mia vita.

Sono ottimista e vedo spesso il lato buono sia nelle cose sia nelle persone. Trasmetto serenità e allegria. Ho un senso dell’umorismo che mi porto dietro dall’età dei tre anni.

Pratico regolarmente lo yoga, amo spostarmi in bicicletta, camminare e passeggiare con il mio cane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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