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Storia della musica afro-americana. La scena contemporanea

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Storia della musica afro-americana. La scena contemporanea

Il Jazz contemporaneo, come del resto abbiamo visto già precedentemente, non vede più una supremazia dei musicisti americani: molte volte è successo che le nuove strade fossero state indicate da artisti europei o asiatici (molto raramente, invece, africani…). Il periodo storico che possiamo prendere come riferimento per la “contemporaneità” del Jazz può essere quello che va dalla metà circa degli anni ’80 a oggi, ovviamente con i limiti di una classificazione così definita.

Uno dei caratteri del Jazz di oggi è, probabilmente, il recupero del repertorio cosiddetto “standard”. Questo repertorio è formato principalmente dalle song (canzoni) scritte nel periodo che va dagli anni ’20 ai ’50 del XX secolo, e che erano destinate ai musical, alle colonne sonore cinematografiche o comunque all’ambito della commercial music. Tale materiale era stato utilizzato, come abbiamo visto, anche dai musicisti dell’era Be-bop, ma, mentre questi tendevano a “stravolgerlo” e a renderlo non orecchiabile e anti-commerciale, i contemporanei hanno invece cercato di metterne in luce le qualità e le potenzialità musicali, facendone un campo di seminagione per nuove idee musicali.

keith-jarrett-2Nel 1983 un pianista americano, che per la verità aveva iniziato la carriera già negli anni ’60, segnò in modo indelebile l’interpretazione degli standard con due LP intitolati, appunto, Standards I e Standards II. Parliamo di Keith Jarrett (1945), il quale realizzò queste storiche incisioni, seguite da molte altre sia in studio che dal vivo, in trio con il contrabbassista Gary Peacock (1935) e il batterista Jack DeJohnette (1942). La novità della visione jarrettiana degli standard sta nel grande rispetto dello spirito originario dei brani unita però a una libertà e a una creatività probabilmente mai sentite fino ad allora in questo tipo di repertorio. Jarrett, inoltre, è un musicista di formazione completa, clavicembalista, compositore e rinomato interprete anche di musica classica. Le sue incisioni del Clavicembalo Ben Temperato di J. S. Bach e delle Suites per clavicembalo (eseguite al pianoforte) di G. F. Händel sono unanimemente considerate di altissimo pregio.

giorgio_gaslini_320xjpg_StandardMa, come abbiamo detto prima, l’apporto al jazz contemporaneo non viene solo dagli Stati Uniti: l’Italia, per esempio, ha espresso molti grandi talenti di livello internazionale. Tra tanti ricordiamo in particolare, il trombettista Enrico Rava (1932) e il pianista e compositore Giorgio Gaslini (1929) tra i musicisti “storici”, mentre nelle generazioni successive sono da segnalare il saxofonista Massimo Urbani (1957-1993), straordinario talento naturale prematuramente scomparso, e il pianista e compositore Enrico Pieranunzi (1949), attivo in campo mondiale con numerosi progetti di notevole interesse.

Enrico Pieranunzi

Dalla Francia, dove come abbiamo visto erano già nati musicisti di altissimo livello, proviene il pianista e compositore Michel Petrucciani (1962-1999), uno dei più importanti, innovativi e apprezzati musicisti di tutta la storia del Jazz. Figlio di Antoine (Tony) Petrucciani, chitarrista di origini siciliane, e affetto da una gravissima patologia ossea che ne impedì la corretta crescita, Petrucciani, partendo da un linguaggio di netta matrice evansiana ma con in più uno swing e un senso ritmico che lo avvicinava a O. Peterson, sviluppò uno stile personalissimo, ricco di colori mediterranei e latini, complesso e raffinato ma allo stesso tempo estremamente godibile, facendo sì che il suo nome fosse conosciuto anche al di fuori dello stretto giro di appassionati di Jazz.

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Dal Nord Europa provengono altri importanti jazzisti di livello mondiale come il saxofonista e compositore norvegese Jan Garbarek (1947), il contrabbassista svedese Palle Danielsson (1946), il contrabbassista danese Niels-Henning Ørsted Pedersen (1946-2005). Pedersen, grande virtuoso dello strumento, dotato di una tecnica impressionante, fu a lungo il collaboratore ideale del pianista Oscar Peterson.

L’Inghilterra, tradizionalmente abbastanza lontana dal Jazz, ha comunque espresso alcuni musicisti di grande spessore e interesse, come il contrabbassista e compositore Dave Holland (1946) e il pianista e compositore John Taylor (1942).

La Spagna, piuttosto avara di nomi di grande livello, vanta però il pianista Tete Montoliu (1933-1997), grande e raffinato stilista.

Tornando oltreoceano, dobbiamo anche segnalare il proliferare di jazzisti provenienti dall’area latino-americana, i quali hanno arricchito il jazz di elementi ritmici e timbrici nuovi. Ricordiamo il giamaicano Montgomery Bernard “Monty” Alexander (1944), gustosissimo e “ritmicissimo” pianista, il saxofonista e clarinettista cubano Paquito D’Rivera (1948), il dominicano Michel Camilo (1954), pianista, compositore e direttore d’orchestra e la pianista, compositrice e cantante brasiliana Eliane Elias (1960), elegantissima e sensibilissima musicista di ispirazione evansiana.

Dagli Stati Uniti, invece, proviene un’altra pianista e cantante di grande livello, anch’essa molto conosciuta in ambiti esterni al jazz: parliamo di Diana Jean Krall (1964). Dotata di una profonda voce di contralto, ha rivalutato e reinterpretato il repertorio standard, contribuendo in modo importante alla tendenza di cui parlavamo all’inizio, che ne valorizza e mette in luce le potenzialità “nascoste”.

È difficile immaginare quali strade possano aprirsi per il jazz in futuro; forse dovremo anche non distinguere più in maniera netta, come si è fatto finora, tra jazz e altri generi. È probabile che si affermeranno stili e tendenze nuove, derivate dalle inevitabili e proficue commistioni, che, anche se non sempre nell’immediato, sono da sempre, e oggi più che mai, il terreno di coltura della creatività.

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