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Stefano Zenni, Che razza di musica (2016 EDT)

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Stefano Zenni, Che razza di musica (2016 EDT)

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Quanto spesso si sente parlare della musica come elemento di una comunicazione che prescinde le lingue e le provenienze etniche o culturali, come chiave di accesso privilegiato a una forma di collaborazione tra individui e comunità differenti per origine e formazione?

C’è generalmente un unanime consenso su questo concetto, eppure permangono nell’immaginario collettivo e nell’ambiente della critica alcuni luoghi comuni che tendono a classificare, a separare, a connotare differenti espressioni musicali come appartenenti a contesti storico-geografici o etnici con una certa rigidità, ad ascrivere a precise identità altrettanto precise connotazioni in ambito musicale.

Il musicologo Stefano Zenni in “Che razza di musica” tenta lo smantellamento di tutte quelle categorie e quei cliché che nel tempo hanno contribuito a creare un’idea diffusa quanto rigida su determinati linguaggi musicali.

Il sottotitolo di “Che razza di musica” recita in maniera significativa “Jazz, blues, soul e le trappole del colore”. Musica nera, musica bianca, swing come naturale attitudine del nero, sono categorie che nel tempo hanno costruito un’immagine predefinita del caleidoscopico universo del jazz, del blues, del soul, linguaggi che piuttosto nascono e si evolvono attraverso lo scambio, il dialogo, la comunicazione continua e non si cristallizzano su classificazioni esterne.

Per smontare queste classificazioni identitarie, l’approccio di Stefano Zenni è multidisciplinare, non si limita all’ambito strettamente musicale, spazia bensì dall’antropologia all’analisi del contesto storico-politico, delinea una sorta di grande affresco che è culturale in senso ampio a sottolineare la necessità di una visione non esclusivista, bensì aperta e disponibile al ribaltamento di prospettiva se necessario, proprio come accade nella musica di cui il musicologo ci parla.

I limiti di una concezione classificatrice rigida emergono proprio dalle sue contraddizioni interne e Stefano Zenni ce lo rivela indagando ad esempio i percorsi di tre comunità: quella africano americana quella ebraica e quella italo americana, svelandone i molteplici momenti di contatto e gli inediti rapporti.

Zenni smonta pezzo per pezzo la costruzione ideologica che vuole nette separazioni e differenze per dimostrare invece come dall’incessante apertura, soprattutto nello specifico musicale, sia nata e si sia evoluta tutta la musica presa in esame. Un’analisi acuta e lucida documentata da un’ampia bibliografia e da esempi tangibili.

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