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Stefano Battaglia Trio, Songways (2013 ECM)

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Stefano Battaglia Trio, Songways (2013 ECM), 5.0 out of 5 based on 246 ratings

Stefano Battaglia Trio, Songways (2013 ECM)

 

Stefano Battaglia Trio

La poetica del canto, l’estetica della melodia che si libera dal regime della categoria e assurge a fondamento della costruzione musicale: questo è quanto ascoltiamo in “Songways”, ultimo saggio artistico di Stefano Battaglia in trio con Salvatore Maione al contrabbasso e Roberto Dani alla batteria uscito per i tipi della ECM. Seguendo il filo di una ricerca artistica costante Battaglia si muove liberamente fra il canto arcaico, la modalità, la tonalità, le danze e spunti musicali da strutture astratte, ottenendo una nuova forma di equilibrio che interessa il timbro, i temi, la dinamica delle dieci composizioni di “Songways”, tutte firmate dal pianista.

Il lavoro è stato registrato nel 2012 presso l’Auditorium della Radiotelevisione Svizzera a Lugano e ci colpisce al primo ascolto per la purezza del suono, per la nitidezza cristallina da cui le timbriche del trio fuoriescono, per la proficua alternanza suono-silenzio che assume valore significante.

I titoli dei brani sono ispirati a contenuti della letteratura mondiale, ad esempio “Ismaro”, capitale del regno dei Ciconi nell’Odissea omerica, o “Mildendo Wide Song” dedicata ai “Viaggi di Gulliver” di Swift, o ancora la title track “Songways” che rimanda alle visioni di Italo Calvino ne “Le città invisibili”. Le idee che presiedono ai brani, l’impianto concettuale viene sviluppato in un pianismo lirico in cui l’intimismo e la spiritualità di Stefano Battaglia si esprimono in maniera extra-ordinaria, ossia fuori delle ordinarie categorie musicali, oltre ipotetiche definizioni. L’equilibrio sonoro fra le parti si gioca tutto sul trio, sulle dinamiche interne di un colloquio paritario e bilanciato in cui spesso il concetto emerge gradualmente e si dichiara esplicitamente nel corso del brano. Emozionante l’apertura di “Euphonia Elegy”, come un preludio in cui dal magma quasi indistinto ed elementare dei suoni si fa strada piano il canto luminoso e terso del pianoforte in un’esplosione finale di serica gioia, una sorta di catartica conclusione. Quasi un rimando alla severa geometria armonica di Bach “Vondervotteimittis”, scrittura rigorosa eppure astratta in cui l’elemento improvvisativo ruota intorno alla reiterazione di una cellula melodica costante, mentre rapsodico e narrativo è l’andamento di “Ismaro” in cui prende forma il mito.

Pianismo raffinato e sublime per una musica che sembra provenire da un altro mondo, un mondo fatto di tempo per l’attesa, per la riflessione, per il sentire con pienezza dando voce ai valori della profondità interiore, un mondo e un tempo opposti a questa contemporaneità troppo frugale e veloce nel suo viaggio in superficie, uno spazio intimo la cui estetica si prefigura come naturale corrispondenza con quanto risiede nell’anima dell’artefice.

Un pre-ascolto sul sito della ECM.

Tracklist: 1. Euphonia Elegy; 2. Ismaro; 3. Vondervotteimittis; 4. Armonia; 5. Mildendo Wide Song; 6. Monte Analogo; 7. Abdias; 8. Songways; 9. Perla; 10. Babel Hymn.

 

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