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Stefania Tallini, The illusionist (Alfamusic, distribuzione Egea Distribution, 2010)

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Stefania Tallini, The illusionist (Alfamusic, distribuzione Egea Distribution, 2010), 5.0 out of 5 based on 288 ratings

Recensione di The illusionist di Stefania TalliniLa musica è narrazione o emozione? Ascoltando questo bellissimo disco di Stefania Tallini direi che trabocca di storie e di emozioni.

Il piano solo, che presuppone sempre un atto di coraggio, per la sua capacità di mettere a nudo l’artista, sembra essere davvero congeniale a questa pianista e compositrice eclettica e raffinata.

Diplomata al Conservatorio Santa Cecilia e vincitrice di numerosi concorsi internazionali, Stefania Tallini qui mostra la sua estrema abilità di compositrice originale e profonda, in grado di riversare nella propria musica una carica emotiva che parte da dentro e si estende alla tastiera senza soluzione di continuità.

Sembra di viaggiare in punta di cuore: il suo, ma anche il nostro che si risveglia improvvisamente.

The illusionist” è un disco scritto senza astrazioni intellettuali, con solide radici nell’interiorità, ha il suono tipico della sincerità, della dedizione, dell’onestà intellettuale. Sfaccettature emotive poliedriche che si concentrano in autentici momenti di tenerezza e commozione nei brani più melodici (“Atlantica Saudade”, “I girasoli”) o in episodi di esplosione vitale nei brani più ritmici (“Ics dance”, “Choro Cubano”). In questi ultimi si percepiscono nitidamente quelle influenze della musica cubana e brasiliana che la Tallini ama con passione e che da sempre coltiva, sia a livello ritmico che per quello che concerne il clima, l’atmosfera.

stefania tallini
Stefania Tallini

Composizioni originali che denotano uno stile inconfondibile, la cifra di una ricerca musicale approfondita, non solo in culture di altri paesi del mondo, ma dentro di sé in primo luogo. Coloriture jazzistiche, ma non solo: voci, appunto, che provengono da lontano, suggestioni melodiche, un’eco di musica colta occidentale, le diverse facce di un’anima.

Nel disco sono presenti anche due brani improvvisati: “Indaco” e “Alobrasil”, le cui sonorità ci sorprendono come sempre accade per le cose mai udite. Delicata, riflessiva, lunare, ma calda, la versione dell’unico brano non originale del disco: “Over the rainbow”.

Un disco che vi consiglio vivamente, per la buona musica che vi potete trovare racchiusa, ma anche per le bellissime immagini del booklet, opera del pittore Alessandro Ferraro.

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33 COMMENTI

  1. Che vergogna,, io mi vergogno per lei,, copiare cosi' ,, un brano del grande e vans,, dream gypsy,, che vergogna chissa' che agganci per non esser stata denunciata per ..plagio praticamente propio copiato!"!! ''' '''''che schifo e la gente scrive anche recensioni..

  2. Preciso che la prima parte del commento era in replica a a Giovanna, non a Paola. la seconda è invece rivolta anche a Paola, perché in tutta sincerità è quel che penso su quello che ha scritto. Immagino non faccia piacere, ma è così. Insultatemi pure, non me ne preoccupo e l'avevo pure previsto. Saluti

    • Non esprimerò un giudizio sulla critica musicale contemporanea e rispetto comunque la sua opinione negativa sui miei contenuti, che resta comunque una sua opinione personale.
      I dischi che recensisco sono dischi che mi interessano da un punto di vista musicale, che mi incuriosiscono, musica che a mio modesto parere merita attenzione, per cui li scelgo accuratamente e quanto scrivo non ha nulla a che vedere con la pubblicità. Quando mi verrà sottoposto un disco che non riterrò valido, stia tranquillo che non ne parlerò bene.
      Ho letto l'intervento della Tallini sul blog che mi ha segnalato e non mi sembra così drastica nel rinnegare certa formazione jazzistica, tanto da usare le stesse parole che uso io: contaminazione, libertà.
      Comunque guardi, come lei giustamente fa notare, questo blog è un luogo democratico di scambio di idee e quando sono divergenti ben venga il confronto. Anzi, la invito a intervenire tutte le volte che riterrà opportuno, perché, al di là di quello che può essere passato attraverso i miei commenti, la mia suscettibilità non era rivolta a lei, ma alla persona che ha espresso un commento insulso ed offesivo nei confronti della musica di Stefania Tallini e di Enrico Pieranunzi mostrando di non avere argomentazioni valide a supporto.
      Rispetto al cd ribadisco di non averlo definito un cd di jazz, e quanto alla Tallini jazzista, lo chiederò a lei nella prossima intervista. Saluti.
      quotidianamente insegnato dai miei ascolti, dalle mie letture, dai miei studi musicali, dalle persone che frequento.

      • Paola, se fai caso a tutti i commenti insulsi e senza motivazioni diventi pazza…lasciali perdere, tanto Pieranunzi è un musicista-jazzista ormai ampiamente realizzato e di successo. La Tallini deve ancora farsi in questo senso e secondo me è caduta anche lei in questo tipo di trappola su quel blog rispondendo ad una provocazione.
        Mi scuso per la confusione che ho fatto in precedenza, ma non pensavo che nel dialogo tra di noi si inserisse certa Giovanna in modo intempestivo e abbastanza fuori luogo. La vera umiltà per me sta nello studio e nel rispetto di ciò di cui si parla, il resto riguarda la relazione. In effetti la recensione tua non parla di jazz, giustamente aggiungo io perché la Tallini ne è distante (non è un problema di mainstream o swing, chiarisco, e proprio la sua pronuncia pianistica che non è jazzistica) la critica mia era relativa al tuo commento su ciò che è definibile come jazz.

      • dire che la musica di pierannunzi la trovosconclusionata lei la reputa una offesa? detta da un esperto come me io direi che sia una critica, non condivisibile ma pur sempre una critica, non un a offesa altrimnenti fate passare solo lodi

        • Dovresti anche dire il perché la trovi sconclusionata, se davvero sei così esperto, altrimenti è poco più di una provocazione o potresti semplicement dire che non ti piace e faresti prima.
          Per quel che mi riguarda, tra i difetti che gli si possono attribuire non mi pare che "sconclusionata" sia la caratteristica peculiare della sua musica, anzi. Sostanzialmente il suo linguaggio è perfettamente jazzistico, decisamente di derivazione pianistica evansiana, direi una interpretazione pianistica tipicamente europea del pianismo billevansiano, ma stiamo parlando di un jazzista affermato con una sua originalità ed apprezzato internazionalmente anche dagli stessi musicisti. Vanta collaborazioni concertistiche e discografiche di tutto rispetto, ottimo compositore e buon improvvisatore. Certo può non piacere e personalmente non mi fa impazzire, ma sconclusionato il suo lavoro mi pare abbastanza inspiegabile. Chiarisci se vuoi il concetto.

          • Buongiorno riccardo forse saro' all 'antica, ma il jazz lo concepisco solo su improvvisazione di brani standard quando si arriva al livello di pierannunzi, si e partiti benissimo e bravissimi, ma poi si suonano quattro nnote con alzatuccia di spalle alla jarrett e si vorrebbe far passare per jazz? io non ci casco, non parliamo poi dei raccomandati … da qualcuno…. che si fanno scrivere dieci pagine di lodi ,, e venti interviste credendo che a lungo andare possano apparire jazzmen al grande pubblico, io ripeto sono per il vero jazz se poi non e jazz e si vuol far passare gente da 5 piu' ,, come grandi compositori, io li critico abbondantemente soprattutto se fanno pessima musica, da inculcare attraverso internet a mummie imbalsamate. scusa il mio pessimo italiano ma il concetto mi sembra chiaro .

          • A parte che Jarrett fa molto più che alzare le spalle, di fatto non hai spiegato la tua affermazione. Peraltro cosa intendi con "vero jazz"? Jelly Roll Morton? il bop? Mingus? o Ornette Coleman? La storia poi che il jazz per essere tale debba essere per forza improvvisato è luogo comune falso. Ellington (già nel 1935 con "Reminiscing in Tempo" la sua prima suite era totalmente scritta e ASSOLUTAMENTE jazzistica), Mingus ( con The Chill of Death sin dal 1939) e Morton ( sin dalle sue opere con i Red Hot Peppers nel 1926) hanno prodotto pagine scritte che sono capolavori assoluti e a nessuno verrebbe da dire che non rappresentino il jazz. Le peculiarità del jazz sono ben altre e riguardano semmai gli aspetti ritmici e di pronuncia nel suonare.

          • Pieranunzi nel suo pianismo fa riferimento principalmente al filone jazz di estrazione billevansiana, ossia ad un pianismo bianco americano vicino alle concezioni musicali europee, se interpretato come fa lui ed altri pianisti europei (in realtà il pianismo evansiano è molto più americano di quanto non si dica), ma non direi che non è jazzistica la sua pronuncia. Certo il suo approccio al piano non è percussivo, non è Cecil Taylor né Randy Weston, ma non è che per far contenti i puristi debba dipingersi la faccia di nero. Esprime la sua estetica che è bianca europea. Viceversa sul marketing promozionale di star del jazz di cartapesta hai invece delle ragioni. Saluti

  3. Cara Paola, il problema è che sapere cosa sia identificabile con il Jazz bisogna innanzitutto studiarlo intensamente, profondamente e con dovizia, ascoltando moltissimo e per decenni. Il problema è che in troppi ne parlano con poca umiltà, senza ritenere sia essenziale farlo e i risultati sono visibili anche in quello che Lei qui scrive. Nel Ns paese si fa da tempo troppa disinformazione in materia, da parte della stessa critica, non è il caso che anche lei contribuisca.
    Al di là dei post di provocazione e del suo essere suscettibile, La informo comunque che la stessa Tallini ha dichiarato su altro blog di non suonare del Jazz e che tale etichetta gli sia stata affibbiata dalla critica o che l'abbia utilizzata solo per motivi professionali.

    • Caro Riccardo,
      io sono suscettibile non rispetto alle critiche relative a quello che scrivo, bensì agli insulti rivolti ai musicisti o a chiunque sia. Sono suscettibile ai toni offensivi a cui mi sento di dover reagire adeguatamente e il post di provocazione lo era. Se guarda com'è proseguita la discussione, si renderà conto del tono.
      Leggendo bene la recensione dovrebbe aver notato che non definisco questo disco come un disco "jazz", parlo piuttosto di coloriture jazzistiche. Non mi risulta che la Tallini abbia mai sconfessato la sua esperienza jazzistica e, quanto al contenuto di questa recensione, le garantisco che si è fatta viva personalmente per esprimermi il suo consenso su quanto ho scritto.
      La informo che oltre alla mia laurea in storia della musica, studio jazz da anni, non solo a livello teorico, ma anche concreto.

      • Riguardo agli insulti ai musicisti, non le giustifico, ma francamente l'esporsi comporta anche la possibilità di disapprovazione più o meno colorita o provocatoria. In generale i musicisti non se ne preoccupano né se ne dovrebbero preoccupare. Constato da decenni, direi da sempre, che in Italia non avviene così, tanto è vero che la critica da tempo si allinea su posizioni tali da evitare qualsiasi, non dico stroncatura, critica negativa, limitandosi all'indifferenza nei casi peggiori o ad una attività promozionale camuffata da critica nei migliori. Nell'ambiente è cosa ben nota, per evitare problemi che in passato sono già avvenuti. Io di jazzisti un po' ne conosco ma guardi che non sono tutti delle anime belle da proteggere come forse lei crede…

    • Gentile Riccardo, trovo che il Suo commento sia francamente poco intriso di quella umiltà di cui Lei stesso parla e di cui tutte le relazioni umane (anche quelle di scambio di opinioni) dovrebbero essere fatte. Parlare di disinformazione, con toni per altro saccenti e blandemente intimidatori, dare consigli su cosa sia lecito fare o dire è francamente una delle espressioni più di cattivo gusto di fronte cui mi sia trovata all'interno di questo blog. Questo blog mi è sempre parso aperto al libero confronto o scambio di idee. L'affermazione delle proprie idee non necessariamente deve passare attraverso il ridicolizzare o giudicare quelle altrui e trovo che lei si sia limitato a fare questo senza dare alcun valore aggiunto alla discussione.

          • mi spiace giulio del tuo risentimento, non scrivero' piu, io non vorrei offendere nessuno, ma quando vedo reclamizzare certi musicisti, e farli passare come un davis, o un corea, non ci sto' cia.o bello

          • Nessun risentimento.
            Ho chiesto di smetterla di postare (ovviamente è la solita persona) con nickname differenti per far credere che non sia un singolo a pensarla così ma una pluralità di persone.
            Grazie 🙂

          • se si e' detta la verita' non bisogna aver paura io mi vergognerei, e sono un musicista con esperienza 40 ennale ennale di trombettista jazz ma se un qualsiasi sito dovessi venire esaltato per quello che non sono,, mi vergognerei come un cane qua invece vedo che ce gente che paga per questo.

    • No, decisamente non è un plagio. Non solo: il brano The Illusionist non ha nemmeno una vaga somiglianza con nessuno dei brani di Undercurrent, il disco che Bill Evans incise nel ’62 con Jim Hall.
      Bill Evans è stato uno dei massimi pianisti jazz di tutti i tempi, con la sua musica ha apportato innovazione e ha ovviamente influenzato tutti i pianisti anche contemporanei. Le sue strutture armoniche, le sue idee melodiche, tutto di Evans è stato studiato, assimilato, rielaborato. Non a caso le trascrizioni delle sue esecuzioni sono oggetto di studio nelle migliori scuole jazz di tutto il mondo.
      Forse quello che hai percepito nella musica della Tallini è il suo amore per questo grande pianista, un’ispirazione costante, ma le sue composizioni sono assolutamente originali. I numerosi premi che le sono stati assegnati e il consenso della migliore critica musicale sono la conferma di quanto affermo con convinzione.

    • Certo che puoi dire che non ti piace! Ma un conto è dire "non mi piace", un conto è denigrare il lavoro di altri musicisti.
      Visto che ti definisci un jazzista vero, trovo che certo snobismo sia decisamente "anti-jazzistico", anzi, nocivo alla diffusione di quel genere che tu dici di prediligere.
      Comunque: rispetto il tuo punto di vista, ma resto in attesa di sapere cosa significa "jazzista vero", quali sono i requisiti musicali che bisogna possedere per essere definire tali, cosa è jazz e cosa non è jazz. Grazie.

    • Un blog è per eccellenza un luogo democratico di discussione e di scambio di idee.
      Si può essere d'accordo o divergere nelle opinioni, ma l'importante è mantenere il rispetto di tutti gli utenti.
      Poiché mi sembra che il tuo ultimo commento non sia di alcun interesse ai fini della discussione e visto che addirittura sembra sconfinare nell'insulto, non credo sia questo il luogo adatto in cui tu possa esprimerti con questi toni.
      Certi commenti ognuno può, anzi DEVE, farli a casa sua.

      • ma quale insulto qua si tratta di saper distinguere tra buona musica e bella musica e quattro note scopiazzate come diceva qualcuno

    • conosco musicisti jazz veri morti di fame a cui nessuno chiede una intervista ma ti assicuro che sono veri jazzisti da 10 e lode.

      • Ciao Fredrik. Per prima cosa la Tallini oltre ad essere una grande musicista è una bellissima persona, poi dalla recensione leggo "COLORITURE jazzistiche"…! a te la scelta di come interpretare le parole…

        🙂

        Ps: Ai tuoi amici "jazzisti morti di fame" puoi far leggere questo post: http://www.pianosolo.it/2010/08/13/pubblicizzare-
        Se hanno qualcosa da pubblicizzare, noi saremo lieti di dargli uno spazio sul sito.
        Lo stesso vale se hanno qualcosa da dire con la loro musica.

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