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Spartito “The ice dance” – Edward mani di forbice soundtrack

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Spartito "The ice dance" - Edward mani di forbice soundtrack, 5.0 out of 5 based on 291 ratings

terremoto2520aisenE’ una poesia struggente, di chi vuole commemorare un episodio tragico che lascia stravolto un popolo vittima della furia della natura, spaesato dalla conseguente perdita di molti cari sotto alle macerie, nell’ansia di dover ricostruire con sudore e fatica ciò che, purtroppo, è andato distrutto.

Il terremoto dell’Aquila, come tutti gli altri eventi sismici disastrosi, non è facile da commentarsi. Rimaniamo in silenzio di fronte a centinaia di bare disposte l’una a fianco dell’altra, ci catapultiamo ad aiutare la protezione civile e raccogliamo il minimo indispensabile di alimenti per poter aiutare concretamente il popolo abbattuto.

C’è qualche poeta che tenta comunque di partecipare con le parole davanti a tragedie come questa; è il caso di Hâfiz Ibrâhîm, poeta egiziano nato nel 1872, che ci lascia un triste quanto bellissimo scritto sul terremoto di Messina, avvenuto nel 1908 (vi riporto la parte iniziale e finale).

Un modo per ricordare chi tuttora soffre e si ritrova, sfollato, a dover passare i prossimi mesi sotto una tenda, privato di tutto fuorché di affetto e aiuto che ognuno, nel suo piccolo, cerca di donare.

zwr1yxjkmq_42941_1_1805_1Ah già! Vi consiglio di mettere come sottofondo la canzone che vi propongo oggi: si chiama “The ice dance” ed è tratta dalle colonne sonore del famosissimo film “Edward mani di forbice” .

C’entra poco con la questione terremoto ma… è dolce quanto basta per conciliare alla riflessione.

(sotto la poesia trovate video della canzone più link dello spartito)

Il terremoto di Messina (1908)

Ditemi o stelle, se lo sapete, cosa sta succedendo all’universo:

è l’ira divina o una congiura della terra per castigare l’uomo?

Dio mi perdoni, non è l’una né l’altra, ma la natura stessa delle cose:

nel ventre della terra c’è un tumulto

che ne sprigiona e sconvolge il mare ed il vulcano.

O Signore, qual è lo scampo se mare e terra congiurano contro l’uomo?

Temevo i mari, poiché la morte vi attendeva anche una minima distrazione del capitano:

eccola insinuarsi sotto di noi, sovrastarci, avvolgerci, ora più prossima ora più lontana.

Dunque la terra e il mare hanno per sorte entrambi di tradirci.

Cos’è successo a Messina, doppiamente uccisa nel fiore della sua gioventù?

Le sue incomparabili bellezze sono venute meno all’avvento delle due calamità.

In un attimo è stata risucchiata dal suolo e ricoperta dalle acque,

la sua beltà è perita d’un tratto e si è compiuto il suo fato.

Magari le avessero concesso il tempo almeno di congedarsi dagli amici e dai vicini,

lasciando ai compagni la gioia di incontrarsi, agli amanti di riunirsi.

Terra e monti hanno prevaricato su di essa

e con quale prepotenza l’ha fatto il mare!

Il suolo scoppia di rancore contro di lei

e si spacca da tanto ne ribolle.

Le montagne rispondono lanciando pietre, lapilli e fumo,

i mari a loro volta ingaggiano eserciti di onde tumultuose.

La morte assume diversi colori: qui nero fitto, là rosso vermiglio.

Ha reclutato acque e terra per distruggere tutti e si è fatta aiutare dalle fiamme.

Ha convocato anche nubi possenti che la provvedono di una schiera di fulmini.

Fuggire è impossibile, regna la disperazione e svanisce il coraggio dei valorosi.

La morte si è vendicata di quelle anime che l’avrebbero sprezzata,

se l’avessero affrontata in battaglia.

E dov’è Reggio, dove i suoi bei palazzi, le sue donne avvenenti?

In modo simile alla sorella è stata colpita all’improvviso,

con lei è stata colta dalle stesse catastrofi.

 

(…)

Son tutti morti, così come lo sono or ora i tuoi

ed il sorriso della vita si è offuscato.

Ma tu, Messina, non scomparirai nel nulla dell’oblio come a lei è occorso,

coloro che hanno edificato l’Italia son grandi costruttori,

finché sussisterà almeno uno di loro, puoi star tranquilla.

Sia pace a te nel giorno in cui sei venuta meno con la tua bellezza,

sia pace a te quando ritornerai ad essere come un tempo il paradiso d’Italia.

Un saluto da ogni essere umano della terra

per ognuno di coloro che sono scomparsi,

di coloro che il lupo ha divorato e i falchi hanno straziato,

un saluto per ciascuno di quelli che hanno versato una lacrima

e un’offerta per ricostruirti,

non elemosina ma giusto tributo di ogni uomo verso il suo simile.

Scrivete del cielo di Reggio, di Messina, della Calabria, in ogni lingua:

qui è morta ogni impresa, ogni immagine è sbiadita,

si è spento ogni pensiero, ha taciuto ogni canto.

 

 

Pianosolo consiglia

7 COMMENTI

  1. Bellissima canzone….io l’ho suonata cn il piano e mi sentivo triste….ma felice! CONSIGLIO A TT DI SUONARLA!!

  2. Scusa se mi permetto di correggere ma il titolo corretto del brano è “The Ice Dance”.
    Grazie per questa stupenda melodia.
    Ciao

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