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Seabord, il pianoforte del futuro

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Seabord, il pianoforte del futuro

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E se fosse il pianoforte del futuro? La CNN gli dedica un servizio televisivo e lo definisce “The Piano of the future”, il quotidiano londinese The Daily Star lo chiama “strumento futuristico”.

Il costo non è esorbitante (per le versioni più semplici), è portatile, è morbidissimo da suonare, perfetto per una home studio: insomma le condizioni per avere successo ci sono tutte.

Si chiama Seaboard ed è la nuova rivoluzione delle tastiere per pianoforte: superficie tridimensionale, cambia intonazione con la pressione delle dita sui tasti, sa fare il vibrato e grazie alla tecnologia digitale è in grado di riprodurre tutti i cambiamenti dinamici che programma via midi. È un’esperienza particolare anche al tocco, completamente gommata, sagomata, morbida, la tastiera crea il suono con il tocco delle dita controllandone tutti i parametri in tempo reale.

Costruita da Roland Lamb nella sua azienda  che oggi impiega 16 professionisti tra ingegneri, designer e musicisti, la Seaboard ha richiesto quattro lunghi anni di studio e perfezionamento e sovvenzioni da parte del Royal College of Arts e dal governo del Regno Unito.  La versione con 88 tasti è stata fabbricata a mano a Londra e costa circa 6.000 euro: è limitata a solo una ottantina di esemplari e si chiama Seaboard GRAND LFE. Uno strumento piuttosto massiccio perché contiene uno stand in alluminio capace di garantire la stabilità dello strumento, dal momento che è sottoposto a numerosi “strapazzi” per essere suonato…premere, spingere, tirare!

Per testare lo strumento la CNN ha invitato Hans Zimmer, compositore tedesco di musiche da film vincitore di quattro Grammy Awards, due Golden Globe (su 9 nomination), un classico BRIT Award e un Oscar, a suonare il piano del futuro e dare una valutazione:

“La Seaboard è davvero interessante”, dice Zimmer, “perché si sta sempre più cercando di capire come rendere la musica più espressiva. Sono sempre stato molto interessato al rapporto musica – tecnologia”.

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Le reazioni del pubblico sono le più varie, dall’entusiasmo dei giovani allo scetticismo dei “musicisti tradizionali”, da chi ne vanta le possibilità di studio a chi inorridisce perché pensa che si possano soppiantare gli strumenti tradizionali. E Zimmer conclude: “…se Debussy o Ravel avessero avuto uno di questi strumenti penso che la loro musica x-rated!”.

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3 COMMENTI

  1. In realtà è pur vero che Mozart o Chopin non videro mai né suonarono un pianoforte come noi oggi lo intendiamo, eppure li suoniamo su strumenti moderni, di cui apprezziamo le possibilità.
    La ricerca va avanti in tutti i settori, compreso il nostro, e credo che sia solo un bene. Abbiamo più scelta e possiamo suonare dal fortepiano al seabord.
    La tecnologia non crea a mio modesto parere limiti, semmai li abbatte, facilitando molti degli aspetti della nostra vita in tutti i campi. Io credo che gli algoritmi in quanto basati su calcoli siano infiniti e quindi diano infinite possibilità.
    Poi se non ci piace il suono, se non ci soddisfa suonare questo tipo di cosa allora è un altro discorso, si entra nel gusto personale.
    Quando è nata la chitarra elettrica sono nati molti generi musicali prima inesistenti, ciò non ha impedito ai chitarristi di continuare a suonare la chitarra acustica e al contempo di interessarsi al nuovo strumento.
    Evviva la varietà insomma.

  2. Questo strumento non soppianterà mai gli strumenti tradizionali, per la semplice ragione che non ha praticamente nulla a che fare con il pianoforte… L’unica cosa che ha in comune è il fatto che ha una tastiera (e tra l’altro questa tastiera è meccanicamente completamente differente da quella del pianoforte). Con questo strumento non si possono suonare le cose che sono state composte per pianoforte, come le cose che saranno composte per questo strumento non si potranno suonare sul pianoforte. Questo strumento è chiaramente destinato solo e solamente alla musica contemporanea.
    Se Debussy o Ravel avessero avuto uno di questi strumenti, lo avrebbero sicuramente utilizzato in una maniera molto più intelligente di come lo utilizzeremmo oggi, ma non penso che sarebbero molto attratti, perché il suono ha un forte limite imposto dalla tecnologia: il musicista non controlla realmente il suono, è tutto generato da algoritmi elettronici.

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