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Sandrine Revel, Glenn Gould. Una vita fuori tempo (2016 Bao Publishing)

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Sandrine Revel, Glenn Gould. Una vita fuori tempo (2016 Bao Publishing), 5.0 out of 5 based on 2 ratings

Sandrine Revel, Glenn Gould. Una vita fuori tempo (2016 Bao Publishing)

 

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È poetico e drammatico allo stesso tempo il ritratto di Glenn Gould che l’artista francese Sandrine Revel ci dona attraverso “Glenn Gould. Una vita fuori tempo” edito da Bao Publishing. Una biografia per immagini che si articola in circa 130 acquerelli senza rispettare l’ortodossia di un ordine cronologico, piuttosto inseguendo il tortuoso percorso del travaglio del genio, le sue idiosincrasie e fragilità. I piani temporali si intersecano. Il Gould bambino, genio precoce, sta accanto al Gould degli ultimi anni di vita, senza linearità di itinerario biografico, ma con grande coerenza di sostanza emotiva.

In queste tavole Sandrine Revel tratteggia la personalità e le vicende dell’artista, con accuratezza e dovizia di particolari, affidando allo sguardo di chi sfoglia il libro e non alle parole questa volta la narrazione. Attraverso queste immagini riviviamo tutti i topoi dell’universo gouldiano noto, il suo studio maniacale e ossessivo, il suo isolamento, la sua ipocondria, la ricerca del pianoforte perfetto, la sedia, gli incontri importanti, come quello con il suo maestro, Alberto Guerrero, o con il suo agente, Walter Homburger, il successo fulmineo del debutto alla New York’s Town Hall e la prima incisione delle Variazioni Goldberg nel 1955, l’amore per gli animali e molto altro. La traduzione dei testi contenuti nelle tavole è del musicologo Roberto Lana.

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I colori e il tratto della Revel esprimono una dimensione notturna, lunare, una sorta di nebbia indistinta dalla quale emerge prepotente e romantica la figura del genio. Icastica la citazione che chiude il volume che recita: “Davo per scontato che tutti condividessero la mia passione per i cieli grigi. Sono rimasto sconvolto quando ho saputo che alcune persone preferivano il sole.” Glenn Gould

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L’uomo e l’artista, fragilità e grandezza, sotto il comune denominatore di una solitudine non imposta, non subita, ma necessaria, dove il rapporto esclusivo con la musica esclude tutti gli altri ma favorisce l’elevazione, in una sorta di monachesimo artistico i cui meravigliosi esiti tutti conosciamo. Una vita fuori tempo, appunto.

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Il volume si chiude con una discografia ragionata che evidenzia il lungo lavoro preparatorio condotto da Sandrine Revel e la fase di studio che ha preceduto la realizzazione dell’opera, in un meccanismo di approfondimento e immedesimazione di stanislavskiana memoria.

 

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