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Samson François: fra genio e sregolatezza

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Samson François: fra genio e sregolatezza

 

samson francois

Visse solo 46 anni Samson François, pianista dalle straordinarie doti, purtroppo poco celebrato, eppure grande talento musicale, con una fulgida carriera artistica e una vita contrassegnata da quella sregolatezza che il sentire comune in casi come il suo attribuisce al guizzo del genio.

Di genitori francesi, Samson François nacque in realtà in Germania, nel 1924. Qui il padre lavorava all’ambasciata francese. Il pianoforte fu un’attrazione irresistibile già in tenera età e i suoi studi furono costanti e affidati a illustri maestri del pianismo internazionale. A notarlo per primo, in Italia, fu Pietro Mascagni, che lo introdusse nell’ambiente musicale facendolo esibire sotto la sua direzione a soli sei anni in un piano concerto di Mozart. Il giovane Samson François ebbe un’infanzia e un’adolescenza caratterizzate dai viaggi, quegli spostamenti che il lavoro del padre come funzionario rendevano necessari e che comunque gli consentirono una formazione d’eccellenza. A Belgrado studiò con Cyril Licar, a Nizza, dopo aver vinto un importante premio presso il Conservatorio della città, divenne pupillo di Alfred Cortot, che gli impartì lezioni di piano parallelamente alle lezioni di armonia con Nadia Boulanger. La decisione di trasferirsi a Parigi fece sì che Samson François potesse godere, a l’École Normale de Musique, dei preziosi suggerimenti didattici di Yvonne Lefebúre, e successivamente al Conservatorio di Parigi di quelli di una figura di spicco della didattica musicale internazionale: Marguerite Long.

Nel 1943, quando non aveva ancora compiuto 20 anni, Samson François vinse il prestigioso Concorso Long-Thibaud. Fu un momento fondamentale per la sua carriera, che da quel momento spiccò il volo verso i più importanti teatri di tutto il mondo. Il suo repertorio fu vastissimo, ma ancora oggi questo artista viene considerato un interprete d’eccellenza soprattutto delle opere di compositori come Chopin, Ravel e Debussy.

Nutrì una profonda passione anche per la musica jazz e fu egli stesso compositore, fra l’altro di un unico piano concerto e di musica da film. Nel 1968 ebbe un attacco cardiaco durante un concerto e soltanto due anni dopo, nel 1970, morirà,nuovamente colpito al cuore.

La sua figura divenne in qualche modo rappresentativa del genio sregolato, dell’artista maledetto, in virtù di quella strana alchimia fra una vita fatta di eccessi, come l’uso di alcool e di droghe da un lato e un rigore straordinario invece profondamente connaturato al suo atteggiamento verso la musica. Un equilibrio fragile ma efficace, una sorta di fertile commistione fra sacro e profano, che ci ha regalato alcune delle più belle pagine interpretative dal dopoguerra in poi.

Il suo pianismo fu abbagliante, radioso, mise in luce non solo le sue incredibili capacità appunto strettamente pianistiche, ma soprattutto una forza espressiva dirompente e incisiva, rivelò il chiaroscuro di un artista capace di mostrare al mondo la propria sensibilità multiforme, una personalità in cui la dolcezza e la poesia, la fragilità e il lirismo si scontrano perennemente con un sentire tragico, con la cupezza, con le tinte forti della drammaticità. In due parole: la musica.

In questo video composizioni di Samson François, anche un tema jazz e una sua intervista.

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