Home Classica S. Prokofiev, Tarantella Op. 65 (Tutorial)

S. Prokofiev, Tarantella Op. 65 (Tutorial)

3
GD Star Rating
loading...
CONDIVIDI
S. Prokofiev, Tarantella Op. 65 (Tutorial), 5.0 out of 5 based on 4 ratings

S. Prokofiev, Tarantella Op. 65

La Tarantella op. 65 di Sergej Prokofiev è un brano dal carattere allegro e vivace, che non presenta particolari difficoltà tecniche, per cui può essere affrontato ed eseguito serenamente anche da chi suona il pianoforte da poco tempo.

Il brano è in re minore: lo capiamo in modo chiaro fin dalle prime battute che vedono nella mano sinistra la presenza della nota re (tonica) al basso e nella mano destra la terzina di note fa-mi-re. Questi fattori identificano e confermano inequivocabilmente qual è la tonalità.

Si divide in 3 parti:

  1. La prima, che comprende le battute da n. 1 a n. 32, dal carattere allegro e brioso. È fondamentale curare ogni dettaglio ritmico e agogico e rispettare tutti i segni di articolazione indicati dall’autore per ottenere un buon risultato finale.
  2. La seconda, che comprende le battute da n. 33 a n. 48, in cui è previsto un cambio di tonalità: analizzando l’armatura di chiave infatti si nota che dalla tonalità di re minore della parte precedente si passa a quella di Re Maggiore, caratterizzata appunto dalla presenza di due diesis, rispettivamente il fa# e il do#. Il carattere di questa seconda parte è più tranquillo e melodico rispetto alla prima che invece è decisamente più ritmata.
  3. La terza, che comprende le battute da n. 49 alla fine del brano; analizzandole nello specifico si nota che nelle battute da n. 49 a n. 80, scritte in tonalità di re minore, vi è la Ripresa del tema iniziale con alcune piccole varianti, mentre dalla battuta n. 81 alla fine vi è una piccola CodaPoco meno mosso, in cui di nuovo avviene il cambio di tonalità da re minore a Re Maggiore.

Come dice il titolo stesso, la Tarantella è una danza popolare allegra, vivace e briosa: è di fondamentale importanza riuscire a rendere questa idea sia dal punto di vista sonoro che interpretativo. Per farlo, è indispensabile rispettare esattamente e dettagliatamente da subito tutte le indicazioni che fornisce l’autore, specie i segni di articolazione (p. es. gli accenti: >), mantenendo una costante precisione ritmica, contando bene e rispettando il solfeggio ed essendo estremamente rigorosi col tempo.

Dal momento che gli errori si creano già nelle fasi iniziali dello studio ed è difficile correggerli successivamente, consiglio un approccio rigoroso e preciso a tutti i brani fin da subito: sarebbe bene non commetterli prestando attenzione e curando già nel tempo lento tutti i dettagli; la velocità finale di esecuzione dovrà essere raggiunta accelerando poco a poco e solo quando sarà stata acquisita una certa sicurezza, onde evitare di trascinare sbagli e/o incertezze di vario tipo.

Il tempo composto 6/8 non deve costituire difficoltà: l’estrema linearità della scrittura di Prokofiev aiuta a non avere intoppi e/o indecisioni di alcun genere riguardo il solfeggio.

È utile pensare il brano in 2: anziché battere 6 movimenti dal valore di una croma (cioè 1/8) ciascuno, se ne battono 2 dal valore di 3/8 ciascuno.

img005

 

La presenza dell’accento (>) all’inizio della frase sulla prima nota della terzina (battute n. 1, 5, 17, 21) conferma quanto detto sopra: è grazie a questo segno di articolazione che capiamo l’intenzione dell’autore di voler dare particolare rilievo alle terzine la cui prima nota è accentata, e per ottenere il miglior risultato è necessario pensare il brano in 2. In questo modo è possibile entrare nel giusto spirito del brano, e rispettando le indicazioni di Prokofiev lo si interpreta al meglio.

Nella prima parte del brano è richiesto un suono ben sgranato, non super legato: è importante articolare bene senza mai applicare forza fisica, onde evitare effetti sonori sgraziati. Come viene dettagliatamente mostrato in video, è fondamentale rispettare tutte le indicazioni agogiche, di articolazione e di fraseggio presenti sullo spartito: aiutano ad interpretare correttamente il brano e a non commettere errori, facilitando sia l’apprendimento che l’esecuzione.

Un gesto composto e funzionale al passaggio che si sta eseguendo, aiuta ad ottenere il giusto suono col giusto tocco: come è accuratamente spiegato in video, i movimenti vanno ottimizzati; non è necessario esasperarli muovendosi eccessivamente sulla tastiera.

Il pedale può e deve essere utilizzato già nella prima parte del brano: prestando sempre la massima attenzione e ascoltando molto bene il risultato, si metterà la giusta quantità in corrispondenza delle legature indicate dall’autore.

Si ricorda che sulla prima nota delle battute n. 8, 24, 56, e 72 è indispensabile mettere il primo dito 1, così da avere tutte le altre dita disponibili per proseguire il fraseggio.

La seconda parte della Tarantella, come già detto, è caratterizzata dal cambio di tonalità: da re minore con un bemolle in chiave, si passa a Re Maggiore con due diesis, pertanto è necessario prestare attenzione alle alterazioni specie in fase di lettura e di studio.

Anche il carattere è diverso: rispetto alla prima parte del brano, più ritmata e allegra, queste battute sono contraddistinte da un andamento più tranquillo e melodico. Ciò non significa assolutamente che si deve rallentare il tempo: per rendere infatti la giusta idea bisognerà soltanto agire sul suono e sul tocco, alleggerendo e mettendo il pedale in maniera funzionale al fraseggio.

L’apprendimento comincerà a mani separate, partendo dalla sinistra, che esegue l’accompagnamento su cui si appoggerà la melodia della destra.

Per imparare efficacemente l’accompagnamento può essere utile:

  1. identificare le armonie della prima battuta (battuta n. 33) eseguendo una sola volta le note delle terzine simultaneamente, ad accordo;
  2. successivamente si eseguiranno più volte le note singole così come sono scritte, curando tutti i dettagli (uguaglianza ritmica e sonora, articolazione delle dita);
  3. si ripetono i primi due punti per la successiva battuta (battuta n. 34), dopodiché si rieseguono da capo le battute n. 33 e 34 collegate tra loro, così come sono scritte.

Si procede lentamente in questa maniera affrontando sempre e solo una battuta alla volta, che verrà dapprima trattata singolarmente, e poi collegata alle precedenti già acquisite ripartendo ogni volta da capo con l’esecuzione delle note così come sono scritte. Poco a poco si accelererà il tempo, fino alla velocità finale. L’intero procedimento viene mostrato in video.

Si ricorda che lo studio a tempo lento serve per abituare il cervello a gestire e coordinare insieme i meccanismi che intervengono (nel caso specifico: uguaglianza ritmica e sonora, articolazione delle dita, note giuste ecc…).

Si sconsiglia di studiare lentamente alterando anche solo uno di questi meccanismi facendo un qualcosa che poi in velocità non viene mantenuto (p. es. identificando tutte le armonie eseguendo le note delle terzine simultaneamente ad accordo e ripetendo il tutto molte volte finché si acquisisce sicurezza, oppure utilizzando le varianti ritmiche): in questo modo si rischia di abituare il cervello a schemi che in esecuzione non esistono, e potrebbero nascere errori difficili da correggere.

È fondamentale invece solfeggiare correttamente e mantenere rigorosamente il tempo anche in fase di studio, rispettando sempre le indicazioni dinamiche date da Prokofiev.

Una volta acquisito l’accompagnamento della mano sinistra, si dovrà studiare la mano destra: la maggiore difficoltà è data non tanto dalla tecnica, poiché trattasi per lo più di note lunghe, quanto dal fraseggio. Anche in questo caso è obbligatorio rispettare esattamente le indicazioni date dall’autore, per ottenere un buon risultato finale.

Il pedale andrà messo in base al fraseggio della mano destra; è errato utilizzare un pedale che contrasta con i segni di articolazione e fraseggio della melodia: p. es. nelle battute n. 33 e 34, sull’ultima croma non si può tenere premuto il pedale, onde evitare di annullare lo staccato eseguito dalla mano destra; lo si dovrà quindi alzare in corrispondenza della penultima croma della mano sinistra, così da ottenere l’effetto corretto. Come sempre, si raccomanda di ascoltare bene il risultato finale e di metterne la giusta quantità onde evitare suoni confusi ed effetti impastati.

Per quanto riguarda la terza parte del brano, valgono gli stessi consigli relativi alla prima, poiché strutturate in maniera pressoché identica.

Ecco i video tutorial del brano.

Pianosolo consiglia

CONDIVIDI
Articolo precedenteDettati musicali: Lezione n.31
Articolo successivoTu scendi dalle stelle – Canzone popolare natalizia (spartito per piano)
Sono nata a Cremona nel 1990 e suono il pianoforte da quando avevo 6 anni. Nel 2009 mi sono diplomata presso l'Istituto Pareggiato "C. Monteverdi" di Cremona e nel 2011 ho conseguito l'abilitazione all'insegnamento del pianoforte AJ77 presso l'I.S.S.M. Conservatorio "G. Verdi" di Milano, laureandomi col massimo dei voti. Amo la musica, particolarmente quella di Beethoven e Chopin. Attraverso il pianoforte esprimo ciò che ho dentro.

3 COMMENTI

  1. Bravissima come sempre. E’ tutto molto chiaro: mi raccomando non abbandonare questa tua grande qualità di musicista ma anche di insegnante. Quella di saper trasmettere agli altri è una dote molto rara; ci sono persone coltissime o bravissime che però non sono capaci di traslare la loro sapienza ad altri. Tu hai questo dono. Conservarlo e non lo negare mai ad alcuno. Buon Natale di cuore e… in musica.

LASCIA UN COMMENTO