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Remembering Sergio Fiorentino

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Remembering Sergio Fiorentino

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La vicenda artistica di Sergio Fiorentino è una vicenda singolare, una di quelle storie in cui grandezza e riconoscimenti non procedono di pari passo e del cui accadimento non troviamo una spiegazione accettabile. Sergio Fiorentino è stato uno dei nostri maggiori pianisti. La sua arte si colloca ai vertici dell’eccellenza, eppure è stata taciuta, colpevolmente o inconsapevolmente, passata sotto un silenzio imbarazzante e ingiustificato. Forse a pesare su questa mancata popolarità è stata la vicenda umana di Sergio Fiorentino o il suo carattere naturalmente poco incline all’autopromozione, ma fortunatamente possiamo ricostruirne la storia grazie a chi invece della sua arte ha goduto, spesso in qualità di collega, allievo, o anche solo di ascoltatore.

Il pianista Roberto Piana nel 2009 ha pubblicato per Editoriale Documenta un volume intitolato “Roberto Piana incontra Sergio Fiorentino” in cui, con il fine di rendere noto al mondo il valore artistico dell’artista, raccoglie i contributi di quanti sono entrati in contatto con Fiorentino a vario titolo. Attraverso le parole di Daniel Rivera, Gianni Cesarini, Salvatore Orlando, Giuseppe Andaloro, Alexander Hintchev, Ernst Lumpe, Riccardo Risaliti, Magda Fiorentino e Carla Di Lena, che intervistò il pianista nel 1995 e gli dedicò successivamente un ciclo di trasmissioni radiofoniche su Radio Vaticana nel 2008, ci viene restituita la grandezza dell’uomo e del musicista.

Arturo Benedetti Michelangeli disse di lui: “È il solo altro pianista”e Vladimir Horowitz: “Ho ascoltato recentemente un pianista alla radio che mi ha impressionato molto: Sergio Fiorentino, lei lo conosce?”. Al di là dell’aneddotica o dell’agiografica ricostruzione del suo percorso musicale, a parlare del suo valore sono le numerose registrazioni audio di cui disponiamo e che rivelano più di quanto qualsiasi parola possa descrivere.

Nato a Napoli nel 1927, Sergio Fiorentino aveva studiato al Conservatorio San Pietro a Majella con Luigi Finizio e Paolo Denza, poi a Salisburgo con Zecchi. L’inizio della sua carriera era stato folgorante. Nel 1947 al Concorso pianistico di Monza, dove Arturo Benedetti Michelangeli era in commissione, aveva conseguito il secondo posto (primo non assegnato) e il primo per la musica da camera in formazione di trio, si distingue e vince premi anche al Concorso Internazionale di Ginevra e al Concorso Internazionale di Genova.

Nel 1953 debutta alla Carnegie Hall con un programma molto lungo contenente musica di Bach, Stravinskij, Schumann, Casella e le 4 Ballate di Chopin. Il concerto fu un successo sia a livello di pubblico che di critica e Fiorentino venne addirittura paragonato a Rachmaninov. Dopo questo importante debutto l’attività concertistica e discografica di Sergio Fiorentino fu molto intensa.

Un incidente aereo in occasione di una tournée in Sudamerica, nel quale Sergio Fiorentino fu uno dei pochi superstiti, interruppe momentaneamente la sua attività concertistica per i danni riportati alla colonna vertebrale che gli provocavano dolori enormi. Fu un periodo buio per Sergio Fiorentino, che un certo periodo dunque si dedicò quasi esclusivamente all’insegnamento. Il recupero, soprattutto da un punto di vista morale, fu lungo e doloroso.

Il ritorno sulle scene avverrà solo negli anni Novanta grazie all’interessamento di Ernst Lumpe, un collezionista di dischi tedesco e grande estimatore del pianista che lo invitò a suonare in Germania per un piccolo ciclo di concerti. Questo episodio sarà determinante nella ripresa dell’attività concertistica di Sergio Fiorentino che negli anni Novanta terrà numerosissimi concerti negli Stati uniti, Francia, Russia, Olanda.

Sergio Fiorentino muore a Napoli il 22 agosto del 1998.

Chi lo ha conosciuto lo descrive come una personalità geniale, ricca, ma schiva e aliena dall’esibizione della sua straordinaria abilità artistica, riservata ma dotata di un’arguzia rara, di un prezioso sense of humor, un instancabile ricercatore, con una inesauribile curiosità intellettuale.

Il suo pianismo è stato un esempio di fulgida e inarrivabile arte. Tra i compositori prediletti Rachmaninov, soprattutto per la scrittura pianistica, a sua volta modello di pianista insieme a Gieseking e Cortot. Sergio Fiorentino ha affrontato un repertorio molto vasto in cui nel tempo sono confluite le pagine più importanti della letteratura pianistica, in un’epoca in cui molte di queste pagine non erano molto frequentate e forse nemmeno conosciute, basti pensare a Scriabin e allo stesso Rachmaninov.

Fiorentino ha affrontato queste pagine con una sensibilità e un’adesione al loro significato più profondo in grado di creare ogni volta una drammaturgia musicale specifica, di rendere i contrasti emozionali contenuti nel testo. Il suo suono è dotato di estrema limpidezza e di una eleganza superiore che all’ascolto ci fa sempre pensare ad altezze siderali, a una dimensione “altra”, a denotare il profondo amore e rispetto per l’arte musicale, la conoscenza e lo studio dell’interpretazione. Una estrema facilità tecnica e una memoria prodigiosa sono state solo il punto di partenza per una ricerca che si è mossa sul terreno della sonorità e dell’espressione.

Ci piace pensare che l’immenso patrimonio musicale lasciato da Sergio Fiorentino sia oggi oggetto di studio, indiretto strumento di apprendimento da parte di quanti decidono di intraprendere la difficile arte pianistica, perché c’è davvero molto da imparare ascoltando le interpretazioni di questo pianista.

La sua graduale riscoperta è un prezioso regalo per tutti noi.

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3 COMMENTI

  1. Buondì. Mi rendo conto di essere fuori topic ma non saprei dove postare altrimenti. Ho problemi ad accedere alla sezione forum del sito. Mi compare il messaggio “Table ‘pianosolforum.smf_settings’ doesn’t exist”. Premetto che uso Firefox.

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