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Recensione “Non manuale per il pianista”

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Recensione "Non manuale per il pianista", 5.0 out of 5 based on 282 ratings

Mi spiace farlo ma devo.  Devo recensire negativamente questo libro scritto da un collega. Il libro si chiama Non manuale per il pianista ed è stato scritto da Alberto Guccione.

Sono stato spinto ad acquistare questo libro dalle bellissime parole che ho letto sulla quarta di copertina:

Immaginate un libro che vi racconti e spieghi come si può suonare il pianoforte senza altra fatica che non sia quella di interpretare o sostenere l’intensità espressiva e creativa, che vi permetta di scoprire la bellezza e il piacere di suonare, che vi faccia capire perchè amate suonare il pianoforte e non un altro strumento, che vi sveli perchè Keith Jarret si alzi in piedi quando suona o Glenn Gould, al contrario, amasse suonare seduto così in basso, che vi faccia capire quanto tempo ha senso studiare […]

Bene, sembra un libro molto promettente! Invece…

Il libro apre con l’incontro dell’autore con il Seitai. Cos’è questo?  il Seitai è una modalità di studiare ed osservare la naturalezza della vita. In pratica è una “scienza” che si occupa della coordinazione, e di come il corpo risponde in maniera naturale e inconscia a determinati impulsi e stimoli.

Alla fine di una breve spiegazione, l’autore ci riassume dicendo che questa “scienza” (scusate se la chiamo così ma non saprei come altro definirla) può aiutare il pianista a:

  • utilizzare la coordinazione involontaria al posto di quella volontaria, attraverso degli esercizi.
  • chiarire il rapporto con lo strumento.
  • ritrovare gusto e piacere nel suonare.
  • dedicare il giusto quantitativo di studio.
  • capire i propri limiti.
  • scoprire la propria unicità.

Sono tutti punti molto interessanti, e non appena li ho letti ho pensato: “Cavoli, non vedo l’ora di leggere tutto il libro per imparare a fare tutte queste cose!!”

Leggendo l’interno libro…non sono riuscito a trovare nulla di tutto ciò!

utilizzare la coordinazione involontaria al posto di quella volontaria, attraverso degli esercizi

Nel corso del libro ci sono vari esercizi..ma riguardano altro e non il pianoforte. Sono esercizi che ti aiutano a scoprire quando i muscoli involontari lavorano anche senza che ce ne accorgiamo ecc..si ma a noi non interessa!

L’autore asserisce sempre che tutta l’energia deriva dalle spalle (ed è una teoria molto interessante..)..però non spiega come riuscire a sfruttarla! Afferma sempre molte cose parecchio interessanti, però non le spiega mai! Ad un certo punto del libro c’è una pagina molto curiosa, e mentre la leggevo mi sono a dir poco innervosito perchè non trovavo la spiegazione!

Non ricordo quale pagina fosse, ma l’autore racconta di avere avuto un’allieva di pianoforte nuova. In precedenza questa aveva avuto diversi insegnanti, ma tutti questi non erano stati in grado di riuscire a farle eseguire un dato brano (se non mi ricordo male si tratta di uno studio di Chopin). Però sotto la sua guida ci riuscì. Di colpo i passaggi difficili divennero semplici, le mani scorrevano velocemente sulla tastiera con estrema naturalezza….. è grazie..ci vuoi dire che consigli le hai dato?!?

I consigli all’interno di questo libro sono rari e l’autore si giustifica dicendo: ma questo è un non manuale, quindi non c’è spazio per i consigli (!!!!!). Ma allora cosa ho acquistato a fare questo libro? Ci sono un sacco di definizioni, concetti molto interessanti, ma vengono solo esposti, senza mai essere spiegati ed è questa le peggiore pecca di questo libro.  Andiamo avanti con gli altri punti.

chiarire il rapporto con lo strumento

Io tutt’ora non ho ancora chiarito nulla.

ritrovare gusto e piacere nel suonare

Sinceramente dopo aver letto il libro il mio gusto nel suonare è sempre lo stesso…forse perchè è già ad un alto livello…

dedicare il giusto quantitativo di studio

Ma non è vero!! All’interno del libro non dice mai quanto bisogna studiare e perchè (tranne in una paginetta)! Gli altri punti li saltiamo..

Un altro esempio di un esposizione di un successo lo troviamo a pagina 22. L’autore racconta che voleva a tutti i costi eseguire lo studio Op.10 n.1 di Chopin. Non ci riusciva mai ad eseguirlo correttamente. Un bel giorno però, dopo aver sentito tante registrazioni di questo studio, e dopo aver provato a autoregistrarsi mille volte ma insoddisfatto, decide di fare una seduta di movimento (Cos’è??). L’autore è in piedi, e dopo l’ascolto (di cosa?) sente una sensazione di naturalezza muscolare e mentale. Così decide di rimettersi al pianoforte.

Riattacca a risuonare lo studio, ma questa volta gli viene perfetto, non sbaglia una nota, tutto gli appare fluido, riesce a concentrarsi sui bassi mentre la mano destra va da sola… Prova a togliere il pedale e gli viene perfetto comunque…!!

 

Bene!! Cosa hai fatto per far sì che lo studio ti sarebbe venuto così semplice da un momento all’altro? Boh!

Arriva poi il capitolo a pag. 73  di studiare il pianoforte. “Quanto ha senso studiare? Tanto quanto serve!” ………….. !!

L’autore crede che lo studio a mani separate può concretamente servire solo successivamente e solo per chiarirci le idee riguardo note, passaggi e movimenti. E io fino ad allora dovrò studiare a mani unite sbagliando le note, non capendo i fraseggi e quant’altro?

Subito dopo questo, a pagina 107 arriva il capitolo dedicato al pianista, e dunque tutti quei consigli per il concertista. I paragrafi all’interno i questo capitolo hanno dei titoli molto interessanti ma …di pratica ce n’è davvero poca!

C’è il paragrafo: Il repertorio da scegliere. Un titolo molto interessante. Ma parla di altri pianisti, di cosa sceglievano gli altri. Parla del repertorio abbastanza ristretto di Michelangeli e del fatto che Glenn Gould suonasse solo Bach. Beh, questo lo sapevo anche io. Quindi che repertorio devo scegliere??

Segue il paragrafo: Preparare un programma da concerto. Il paragrafo è formato da soli 14 righe, e dice solamente come non puoi suonare Beethoven dopo Bach perchè diventa pesante, oppure Bach dopo Beethoven perchè lo renderebbe senz’anima. Giusto… ma per il resto??!

Riassumendo

Andiamo a fare ora un piccolo riassunto, andando a cercare i punti forti e quelli deboli dell’opera (secondo il mio parere).

I Punti forti sono:

  • l’autore è una persona  estremamente colta musicalmente parlando (e non solo), perciò all’interno del suo libro ha sfoggiato parte della sua cultura, raccontando diversi episodi molto curiosi su Mozart, Schumann, Listz, ma anche di pianisti ed esecutori contemporanei. C’erano molte cose che non conoscevo e che mi ha fatto molto piacere leggerle.

I Punti deboli sono:

  • pochi consigli, troppa teoria.
  • il libro è appassionante da leggere, se non fosse che ti cadono le braccia quando leggi titoli altisonanti e all’interno di quelle pagine non trovi assolutamente nulla di utile.
  • ci sono mezze verità. All’inizio di un paragrafo l’autore afferma una cosa ma che non tratterà minimamente. Per esempio ad un certo punto dice: “adesso scoprirete perchè vi piacerà suonare più Beethoven che Chopin”. Finisci di leggere il capitolo, e non trovi nulla di tutto ciò, e rimani ignorante come prima.

Sicuramente è un libro da leggere più volte per riuscire ad assimilare tutti i termini e i concetti del Seitai, che sembra una scienza molto appassionante, ma che ho quasi finito per odiare alla fine del libro.

Altro

titolo: Non manuale per il pianista

prezzo: 13,00-18,00

pagine: 133

Acquista il libro a questo link

voto: 2/5

consiglio acquisto: No

Pianosolo consiglia

13 COMMENTI

  1. Questo libro deve essere orribile per quel poco che ho letto. Il motivo é uno solo : é una viosione completamente scoretta della mano. Ogni pianista che si rispetti sa che ogni mano e interpretazione é diversa. Non vi sono diteggiature sbagliate in senso assoluto. Ora se dovessi farmi pagare per questo potrei scrivere molti libri.
    Ho visto che molti hanno preso la sola come Gianluigi, che lo definisce con molta benevolenza. Io avrei detto che fa …… Scusate ma non viene la parola. Lascio ai suoi estimatori la scelta.

  2. Credo che il messsaggio di questo libro nn sia quello di tralasciare il lavoro riguardante la tecnica e la cordinazione pianistica, ma semplicemente nasce come aiuto a comprendere al meglio, per tutti i pianistii, come apprezzare e capire il proprio amore e la propria passione per uno strumento.
    Non si tratta di demolire e saltare il lavoro tecnico, ma ormai lo sappiamo tutti che è sottointeso, perchè senza disciplina e costanza e talento non si diventa grandi pianisti.
    Penso che questo libro non sia assolutamente da sottovalutare, ma anzi da comprendere approfonditamente perchè ricco di spunti significativi che possono aiutare nello studio e nella comprensione dei brani di diversi compositori per tutti i livelli.
    Lo consiglio
    PS per Bruno : Dicendo che vuoi pubblicare il “Non manuale di cucina” non hai compreso il vero senso del libro, che nn è un semplice ricettario ma un vero libro per Chef 🙂 quindi ti conviene rileggerlo e quando sei in dubbio su cosa scrivere, astieniti 😉

  3. Per me è un bel libro, non mi allineo molto con questa recensione. Io lo consiglierei per approfondire l'esperienza pianistica. Ciao

  4. Mi spiace ma non concordo…io l'ho trovato un bel libro…diverso dagli altri e che cerca di dire qualcosa di nuovo e diverso dal solito…senza "omeopatia" Bruno. Ha una visione che si distacca dai classici libri pianistici. Con esperienze di vita e riflessioni che possono suggerire notevoli spunti al lettore. Ovviamente sta al lettore ed alla sua intelligenza cogliere le differenze! Buona lettura!

  5. A me sa tanto di omeopatia: se ti prude il naso e sei abbastanza condizionabile, forse il prurito passa…. Ma se hai qualcosa di serio, o vai dal medico tradizionale o muori, punto… C'hai voglia di concentrarti….
    Io sono del parere che magari tutta la disciplina che viene imposta non è necessaria, e anzi è a tratti controproducente (per esempio, nei passaggi veloci non si suona con "le dita", ma con l'intera posizione della mano, e nessuno questo me l'ha mai spiegato, concentrati com'erano tutti a farmi fare le stramaledette scale in moto contrario o il Rossomandi), ma non basta una "sensazione di naturalezza muscolare e mentale" per suonare bene.
    È necessaria, ovviamente, ma non sufficiente : occorre anche sviluppare l'articolazione e la sincronizzazione, cosa risultato solo di un allenamento mirato e costante.
    Ho deciso che scriverò un "non manuale di cucina" con su scritto che il cioccolato è buono e la frutta va dopo i secondi…
    senza ricette, ovviamente, tanto è un non-manuale… 🙂

      • …. tse, come sei antico…
        Se accendi un incenso al sandalo e ti concentri sul colore della frutta, vedrai che non avrai acidità, ma solo un senso di benessere che ti accarezzerà l'anima…. È scritto nel capitolo 3 del mio "non manuale di cucina", intitolato "Cromoterapia immersiva fruttata". 😀
        E, BTW, sarà un successo… !

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