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Recensione di “No line on the horizon” U2

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Recensione di “No line on the horizon” U2 , 5.0 out of 5 based on 288 ratings

Prendo spunto dall’articolo precedente su With or Without you per segnalare l’uscita del nuovo album degli U2 “No line on the horizon”. Di seguito la recensione scritta dal mio conquilino .

U2 – NO LINE ON THE HORIZON
durata: 53 minuti 43 secondi
prodotto da: Brian Eno, Danny Lenois, Steve Lillywhite
Ci erano riusciti nel 1991 e ci hanno riprovato ora. Gli U2 hanno registrato un album che rilassa, esalta ed emoziona. Le atmosfere sono sognanti, calde, mettono subito a proprio agio. Tutto l’album è pervaso da un’identita’ positiva a volte riflessiva, mai pessimista.
Si sente che è stato registrato con tranquillita’, senza fretta, pensato in un luogo che ha poco a che vedere con la vita moderna. E’ come un lungo sogno che si spera non finisca mai,
non vuole vedere la sua linea dell’orizzonte.

1. No line on the horizon

inizio forte e tastiere da film per l’inizio dell’album. La voce di Bono sembra andare indietro di una ventina d’anni. Le frasi sostenute dal ritmo di Mullen e Clayton fanno da cornice ad un breve ma intenso ritornello dove la chitarra di Edge pennella qua e la’: sembra quasi la quiete dentro la tempesta.

2. Magnificent
chitarra rude nei primi dieci secondi e poi i tipici accordi di Edge con Eno che ci mette una po’ di tastiera e poi il ritmo sale aprendo la strada alla tipica melodia U2.. ma ancora piu’ sognante. Il titolo del brano non poteva essere piu’ approporiato.. maginifico pezzo.
Le tastiere di Eno dietro ricordano un misto di Depeche Mode e Killers, passato e presente. Tutta la canzone trasmette atmosfere quasi epiche, spazi immensi. Anche il solo di Edge sembra
essere stato suonato in mezzo al deserto.

3. Moment of surrender
Cinquanta secondi che ti portano nelle stradine strette di un paesino arabo. Poi un po’ di organo, il gran basso di Clayton e la voce graffiante di Bono.
E’ un brano che potrebbe stare benissimo nei titoli di coda di un gran film. Un pezzo molto lungo per gli standard del gruppo (supera i sette minuti) e pervaso da una tale calma che trasmette tanquillita’ a chiunque lo ascolti

4. Unknown caller
E’ bello ma cosi’ bello che lo vorresti ascoltare sempre l’inizio. Sembra l’alba di una splendida giornata.
Sei minuti di cori e, sempre, atmosfera sognante, allegra, mai un velo di tristezza. A tre minuti sembra che il bravo si ripeta forse in maniera eccessiva.. ma poi The Edge ci regala un assolo che poche altre volte aveva fatto, protetto, onnipresente, dal sottofondo operistico di Eno. .

5. I’ll go crazy if I don’t go crazy tonight
Energica, è l’immagine, quasi il racconto di una giornata vissuta tutta di un fiato per poter arrivare stanco ma felice alla sera. Il violino, i cori, la chitarra.. tutto magico.
C’è voglia di vederla suonare dal vivo.

6. Get on your boots
Spiazzante, graffiante, come un secchiata d’acqua.. in mezzo a tanto sogno hai la sensazione che qualcuno ti svegli e qualcosa di imprevedibile ti sconvolga. Geniale nel ritmo, nel basso, nell’idea. Come singolo sembrava solo la copia di Vertigo ma solo qui se ne assapora la velocita’ e il rock in contrasto con il resto dell’album. Quasi psichedelica alla fine, martellante fino al termine.. Quando finisce fai.. wow

7. Stand up comedy
Si cambia di nuovo palcoscenico. Clayton. Mullen e Edge creano una melodia che sembra uscita da un disco inedito degli Zeppelin. Allegro e spensierato, quasi da ballare.
Groovettone che ricorda da lontano Mysterious Ways. Edge poi stupisce con soli, distorsioni, frasi geniali. Viene voglia di muoversi.

8. Fez – Being born
Intro sconvolgente.. relax, scossa, relax e tutto d’un tratto Unforgettable Fire.. gli U2 qua sembrano suonare come 25 anni fa, un atmosfera che riporta indietro, molto indietro, negli anni ’80.
E poi le tastiere Pink Floydiane di Eno che amalgamano l’insieme. Accade tutto veloce, la musica è come trasportata lontana.. quasi vola e poi riatterra, piano, a terra..

9. White as snow
Quiete e solo quiete nel brano piu’ lento dell’album. Quasi un folk country. E’ la voce caldissima di Bono a farla da padrone.. i quattro irlandesi regalano sempre sensazioni forti.

10. Breathe
Si riparte: chitarra distorta, Mullen che picchia e Bono che si un po’ piu’ cattivo ma solo un po’ di piu’. Cambia sempre il registro della canzone, non ti da un attimo di sicurezza, ti sorprende sempre.
Bono smette quasi di cantare, e come se stesse conversando con chi lo sta ascoltando. Il finale tra archi, cori, riff, e quel muro di suono firmato Mullen jr. – Clayton è sognante, epico, sopra le righe.

11. Cedars of Lebanon
Fine del sogno. Tra i cedri del Libano nasce la nuova 40.. o la nuova Love is Blindness.. oppure è semplicemente qualcosa di completamnete nuovo.. difficile decidere.. bono parla con qualcuno.. voci da una radio.. non si sa con precisione.. Un finale che mette in un po’ di dubbio.. forse indecisione, freddo.. un leggera increspatura in quelle atmosfere calde e sognati dei pezzi precedenti, quasi una riflessione.

27.02.09 falomand@hotmail.it

 

Buon ascolto!

Pianosolo consiglia

4 COMMENTI

  1. sono due giorni che ho visto il concerto , dire strepitosi
    non e’ un falso, fra 30 anni diremo questa si che e’ musica .

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