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Ramin Bahrami, Come Bach mi ha salvato la vita (2012, Mondadori)

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Ramin Bahrami, Come Bach mi ha salvato la vita (2012, Mondadori), 5.0 out of 5 based on 281 ratings

Ramin Bahrami, Come Bach mi ha salvato la vita (2012, Mondadori)

Bahrami_Bach

Quando un artista decide di raccontarsi non dobbiamo aspettarci una biografia didascalica, sapientemente composta da una successione di date, luoghi, nomi, quanto piuttosto un’appassionata narrazione condotta con quello slancio sincero che attiene alla personalità artistica. Quello che leggiamo in “Come Bach mi ha salvato la vita” è il racconto in prima persona che il pianista Ramin Bahrami fa del proprio vissuto e del proprio percorso musicale. Una storia straordinaria, dove l’aggettivo vive nel suo autentico significato di fuori dell’ordinario, del consueto, una storia che inizia in Iran trentasei anni fa e attraversando territori geograficamente distanti approda prima in Italia e poi Germania.

Ritenuto ad oggi uno dei maggiori interpreti della musica di Johann Sebastian Bach, talvolta accostato a Glenn Gould per la sua profonda fede bachiana, Ramin Bahrami, che oggi calca con successo i palcoscenici di tutto il mondo, ci si presenta nella prefazione del libro attraverso le parole di Piero Rattalino, suo maestro, ma anche qualcosa di più, una sorta di guida spirituale. Scrive Rattalino: “Si precipitò al pianoforte e suonò il Preludio e fuga in do diesis minore del primo libro del Clavicembalo ben temperato… Suonava malissimo, come uno che parla una lingua senza conoscerla bene e fa erroracci di pronuncia e di grammatica. Ma, ascoltandolo si restava colpiti da alcuni particolari legati non tanto alla sua esecuzione quanto alla sua personalità”.

Parole da cui traspare l’affettuosa premura del maestro, ma anche l’intuizione della necessità dello studio per valorizzare ed esprimere ai massimi livelli l’attitudine musicale di un allievo davvero speciale.

Se c’è un filo rosso a legare tutta la vicenda umana ed artistica di Bahrami questo profondo legame si chiama Bach e la sua musica. Figlio di un ingegnere nell’Iran dello Scià, il piccolo Ramin vive un’infanzia gioiosa circondato dagli affetti familiari più cari e in un ambiente culturale vivo e stimolante, un’infanzia interrotta dall’avvento al potere di Khomeini e dalla guerra Iran-Iraq, che gli strappa l’affetto più caro, il padre Paviz, e la dolcezza di una terra profondamente amara straziata e divenuta pericolosa, l’Iran.

L’amore per la musica di Bach ha il valore di una salvezza dalla paura, dal dolore, dagli scempi compiuti dall’uomo e questo amore, esploso fatalmente ascoltando Glenn Gould suonare la Partita n.6 in mi minore, sarà davvero destinato a durare.

Bahrami lascia l’Iran ancora bambino e inizia il suo viaggio, non solo fisico in Europa, ma anche interiore, inizia la sua formazione musicale. Nel suo racconto rivivono i ricordi degli anni in Italia, sotto la preziosa guida di Piero Rattalino, la scelta della Germania come residenza, le difficoltà quotidiane fra la risoluzione dei problemi economici e lo studio, l’entusiasmo, i momenti difficili. Bahrami racconta e mentre leggiamo le sue parole ci pare quasi di sentire in sottofondo la musica di Bach, perenne e rassicurante presenza, in quel valore che l’artista ha saputo cercarvi e trovarvi come un tesoro prezioso, quello dell’universalità di un linguaggio intriso di autentica umanità e foriero di un univoco messaggio di pace.

Come scrive l’autore in un passo di questa che è una vera e propria professione di fede, la dichiarazione di una missione di vita: “La musica di Bach rappresenta il mio mondo ideale, dove le realtà più diverse convivono in armonia, dove l’Oriente e l’Occidente si amano e si divertono insieme, dove il nero fa l’amore con il bianco, dove il tedesco si innamora del ritmo siciliano, dove tutto è al servizio della perfezione e della bellezza.”

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