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Racconto di Alessandra Rizzardini

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Racconto di Alessandra Rizzardini, 5.0 out of 5 based on 1 rating

Nuovo appuntamento legato al nostro contest letterario. Questa settimana leggiamo il racconto di Alessandra Rizzardini!

Il giorno in cui mi sono innamorata della musica

di Alessandra Rizzardini

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Comincio a stare un po’ strettina qui.

Non riesco più a stiracchiarmi le gambe, e nemmeno le braccia!

Non posso più fare capriole, uffa!

Per consolarmi mi succhierò un po’ il pollice.

Ah, che beatitudine!

Mi lascio dondolare al ritmo del cuore di mamma, ma….no!

Questo non è il suo ritmo! Il suo fa tun tun, tun tun.

Questo è diverso, questo fa: tun tun tun, tun tun tun, tun tun tun.

Ma cos’è? Sento dei suoni e mi metto in ascolto per bene, ormai sono del tutto sveglia e le mie orecchie  già da un po’ funzionano alla perfezione. Riesco a sentire tutto quello che succede là, fuori da qualche parte.

Il suono continua, mi arriva un po’ attutito dall’acqua che mi circonda ma lo sento distintamente.

E’ un suono potente, maestoso, ogni tanto però ha qualcosa che mi fa sentire un pochino malinconica, sembra quasi triste ma ecco, sta cambiando. Ora è un suono orgoglioso, forte.

Mi piace, mi piace tantissimo questa musica e lo comunico alla mia mamma con una serie di calcetti.

Ne voglio ancora di questi suoni!

  • Anna, sei bravissima!- Dice la voce della mamma appena il suono finisce.
  • Grazie Liliana, Chopin mi affascina e questa polacca…. quando la suono…. mi trasformo in musica io stessa.-

La mamma si tocca la pancia con una carezza che mi fa sorridere di piacere e si rivolge a me dicendo:

  • Senti Alessandra, la senti questa musica? Chissà che un giorno non possa diventare anche tu una grande pianista. –
  • Si mamma, la sento. – Rispondo sapendo che lei capisce i miei pensieri. – Mi piacerebbe tanto riuscire a produrre questi suoni meravigliosi. Ce la metterò tutta, vedrai.-

La vidi Anna finalmente, dato che quando nacqui abitavamo a casa sua e musica ne ascoltai tanta in quei primi mesi di vita. La musica del suo pianoforte a coda, la musica dell’arpa che suonava sua sorella, la musica dei dischi che un grammofono ogni tanto diffondeva nella stanza.

E discorsi, tanti discorsi su concerti, metodi, pause, trilli, pianissimi, e via via.

Non li sentivo udendoli, questi discorsi ma mi penetravano nella pelle, formando dentro di me una sostanza che non mi avrebbe più lasciata. Una linfa che scorreva con il sangue facendomi sentire parte di una sinfonia immensa dove ogni essere vivente era uno strumento o una nota. Tutti uniti per suonare la bellezza della vita. O la sua crudeltà, il suo dolore.

Quanto l’ho desiderato un pianoforte!

E finalmente, un natale, come per magia, è arrivato. E sono arrivate le prime lezioni, i primi pezzettini.

Ogni momento libero era buono per sedermi al piano.

I primi piccoli successi, un bravissima scritto sullo spartito dall’insegnante, le prime difficoltà.

Quel pianoforte era il mio confidente, a lui non potevo nascondere i miei stati d’animo, avrebbe capito dal primo tocco come mi sentivo.

Era la mia vita, il mio giocattolo, il mio compagno inseparabile.

E poi mi fu tolto.

Pignorato!

Andavo a lezione senza aver potuto studiare, nascondendo a tutti questa situazione, sommersa dalla vergogna.

Finché non mollai tutto esausta, sconfitta.

Convinta che ormai la musica non mi interessava più.

Come la volpe, alla quale non piaceva l’uva.

Per molti anni, tantissimi anni, mai più un suono, un disco di musica classica, mai più amicizie che avessero a che fare in qualche modo con quel periodo.

Basta, chiuso a doppia mandata in chissà quale nascondiglio dentro di me.

Ma quello che reprimi prima o poi reclama il suo diritto alla vita.

La vista di una tastiera mi sconvolgeva, mi affascinava e mi dilaniava.

Un sogno proibito, per me.

Proibito? E chi l’ha detto? Chi l’ha deciso?

E la passione repressa è esplosa, con tutta la sua forza, scontrandosi con i nuovi doveri di donna, che nel frattempo, avevo invitato nella mia vita.

Di nuovo lezioni, scale, studi, esami, saggi, sentendomi a volte coraggiosa ed a volte scema a sprecare così tante energie per qualcosa che sembrava sempre più in là. Qualcosa che ormai a me non poteva più appartenere.

Così ho capito.

Ci sono persone adatte ad essere concertiste, che alla vita hanno dedicato tutta la loro esistenza e ci sono persone alle quali il destino ha riservato altre strade, altri scopi. Io probabilmente appartengo al secondo tipo, ma non per questo potrò mai perdere il mio amore per il pianoforte nato ancora prima che nascessi io. Non rinuncerò mai a sedermi allo sgabello e suonare, quello che so fare o quello che potrò ancora imparare. Non importa se non sono una concertista o se farò errori. Ormai non ho più pretese, e mentre lo dico mi accorgo che mi sento libera, libera di dare alle mie dita ed al mio essere la possibilità di esprimersi, di gioire del tocco dei tasti, di soffrire di un passaggio triste, di comunicare attraverso il suono.

E mi accorgo che il mio scopo non era quello di diventare una concertista.

Sono felice perché il mio amore per il pianoforte e la musica tutta, la mia linfa, senza rendermene conto, ha trapassato il mio essere e si è trasfuso in chi mi sopravviverà.

Alessandra Rizzardini

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Sono nata a Venezia nel 1954 e abito a Preganziol (TV). Coltivo molti hobby tra cui: suonare il pianoforte, per piacere, scrivere testi di canzoni  soprattutto per bambini, scrivere racconti (ne ho pubblicati tre) e  poesie, (pubblicate due raccolte), in italiano e dialetto veneziano. Più volte premiata  e segnalata in concorsi letterari. Corista nel coro amatoriale Voice Ensemble diretto da Paola Pascolo a Treviso. Insegnante di Reiki. Oltre che lavoratrice in proprio, mamma e nonna di cinque nipoti.

Pianosolo consiglia

4 COMMENTI

  1. Grazie per le belle parole e soprattutto grazie a “pianosolo” per avermi dato la possibilità di esprimermi.

  2. Brava, continua questo bel percorso costruito con la consapevolezza di te stessa di cui, ne sono certa, beneficiano anche coloro che ti circondano.

  3. Brava! Bellissima storia. Continua su questo splendido percorso costruito con questa bella consapevolezza di te stessa ma di cui beneficiano, ne sono certa, anche coloro che ti circondano.

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