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Professione accordatore: i consigli degli esperti

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Professione accordatore: i consigli degli esperti, 4.0 out of 5 based on 4 ratings

Professione accordatore: i consigli degli esperti

Il migliore amico di un pianista è probabilmente il suo pianoforte. Lo strumento incide spesso in maniera determinante sulle sessioni di studio o sulle esibizioni in pubblico, facilitando o complicando le cose, rendendo soddisfacente o meno all’esecutore il proprio operato. Per questo, e per moltissimi altri motivi che chiunque tocchi ogni giorno un pianoforte conosce, è fondamentale che lo strumento sia sempre mantenuto in condizioni ottimali. Se il miglior amico di un pianista è il suo pianoforte, il miglior amico di un pianoforte è senza ombra di dubbio il suo tecnico e accordatore di fiducia.

Quello dell’accordatore è un mestiere complesso, fatto di conoscenze teoriche in vari ambiti e di molta pratica sul campo, oltre a presumere il possesso della rara abilità di saper ascoltare e comprendere le esigenze dei pianisti. A metà fra artigianato e arte, questo mestiere stenta a essere riconosciuto in Italia dal momento che non esiste una scuola o un’accademia istituzionale che rilascino titoli di studio o certificazioni. Esiste l’Aiarp (Associazione Italiana Accordatori Riparatori di Pianoforti), un’associazione fondata nel 1969 e presieduta da Luciano Del Rio, che accoglie tecnici selezionati uniti dalla volontà comune di operare con estrema professionalità e coopera alla formazione professionale attraverso congressi tecnici. Non a caso si accede a questa associazione solo dopo il superamento di un esame di ammissione.

Abbiamo contattato alcuni tra i migliori tecnici e accordatori di pianoforti italiani per rivolgere loro alcune domande relative alla cura e all’accordatura del nostro strumento e per fornirvi quindi qualche informazione che speriamo possa esservi utile a non commettere errori nella scelta del vostro tecnico di fiducia e nella manutenzione del vostro pianoforte. Abbiamo parlato con Marc Maggio (tecnico-accordatore di pianoforti), con Davide Lupattelli (accordatore pianoforti da concerto Fazioli), Salvatore Tarantino (tecnico-accordatore di pianoforti), Gian Piero Terravazzi (Product Specialist e Piano Technician di Yamaha Music Europe Branch Italy), Lorenzo Cerneaz (tecnico Steinway Academy).

Ecco le nostre interviste.

Con che periodicità deve essere accordato il pianoforte?

Due volte l’anno in generale, dipende dall’uso che se ne fa, chi suona il pianoforte 8 ore al giorno avrà bisogno di più accordature in un anno. (Davide Lupattelli)

Per un uso domestico normale andrebbe accordato almeno una volta l’anno se non due, perché a ogni cambio di stagione il pianoforte ha tendenza a smuoversi un po’. (Marc Maggio)

Almeno una volta l’anno. Le fabbriche consigliano due, almeno questo è quello che suggeriscono scrivendolo sulle garanzie, quindi è una raccomandazione piuttosto seria. Si va oltre il marchio e il modello. Si richiede minimo un intervento annuale, ma si raccomanda un intervento semestrale, due volte l’anno e ogni certo numero di anni, in base all’utilizzo dello strumento, sarebbe opportuno anche un controllo della meccanica. Questo intervento va sotto il nome di registrazione meccanica. (Gian Piero Terravazzi)

Lo strumento, prima che l’uso gravoso subisce il tempo, essendo di materiale legnoso e metallico. Subisce la dilatazione in base alla temperatura e alla percentuale di umidità. Faccio un esempio molto pratico, visto che è il periodo giusto, le accordature di settembre e di ottobre sono tutte accordature crescenti su pianoforti normalmente accordati più o meno una volta l’anno. Questo perché assorbendo umidità i pianoforti crescono, soprattutto nella zona centrale, e il cliente chiama dicendo che i bassi sono scordati. Ma non sono i bassi che sono scordati, è il centro che cresce e può crescere anche di 3 Hertz nel mese di settembre e ottobre. Per chi esegue almeno un’accordatura l’anno non c’è un periodo consigliato, se invece si accorda il piano due volte l’anno consiglierei di farlo una o due settimane dopo l’accensione dei caloriferi e poi una o due settimane dopo lo spegnimento degli stessi. Chi investe in due accordature annuali si abitua a un pianoforte in pratica accordato tutti i mesi dell’anno e lo sbalzo di temperatura del calorifero acceso o spento renderà al cliente evidente il mutamento. Chi lo accorda ogni tre anni si abitua anche al piano scordato! (Salvatore Tarantino)

Ormai avendo le case ben coibentate, avendo i pianoforti costruiti con certi criteri, sicuramente una volta l’anno, per il resto dipende anche dall’uso che se ne fa. Con una buona accordatura il pianoforte in un anno si scorda quel poco che consente di essere ripreso agevolmente. Se il lavoro è continuativo e se il tecnico è capace, si può garantire una tenuta negli anni del pianoforte molto buona, favorendo quindi anche una maggiore soddisfazione in chi poi lo deve suonare. Una volta l’anno minimo dunque, due se si lavora molto al piano e se si è molto esigenti. (Lorenzo Cerneaz)

Quali sono i fattori che maggiormente influiscono sulla perdita di accordatura di un pianoforte?

L’umidità e gli sbalzi di temperatura sono i principali fattori che causano la perdita di accordatura.(Davide Lupattelli)

L’uso, gli sbalzi termici correlati all’umidità, la posizione vicino a una fonte di calore o una finestra. Lo sbalzo termico favorisce sempre la scordatura. (Marc Maggio)

Le variazioni climatiche, di temperatura e di umidità. La temperatura agisce sui metalli dilatando e contraendo le corde per esempio, oppure il telaio della meccanica, il telaio della tastiera. Le variazioni di umidità invece influiscono sulla tavola armonica che non dobbiamo mai dimenticare è in abete e quindi il legno risente di queste variazioni igrometriche, per cui è necessario intervenire con l’accordatura per ristabilire la tensione delle corde. (Gian Piero Terravazzi)

La condizione migliore per tenere uno strumento è posizionarlo in un ambiente stabile con un clima che sia né troppo caldo né troppo freddo, con un’oscillazione fra 16-17° fino a un massimo di 21°, che è poi il clima in cui noi viviamo. Gli eccessi non fanno bene a noi e nemmeno al pianoforte. Il fattore dell’umidità è molto importante, non si può andare sopra il 60% e non sotto il 50%. Andando oltre si può bloccare la meccanica, che lavora su dei piccoli perni che ruotano su del cachemire che se si gonfia blocca il movimento del martelletto e dell’azione della meccanica e rende tutto pesante e rallentato. Viceversa l’altro problema è il secco, che altera la tavola armonica, tutte le parti in legno, in particolar modo se è uno strumento storico. Aggiungo che il riscaldamento dal pavimento è distruttivo per il pianoforte. I pianoforti verticali avendo la tavola armonica in piedi hanno meno problemi, ma i pianoforti a coda che ce l’hanno parallela al pavimento ricevono direttamente il calore. Dicono che questo calore sia molto tenue e che venga irradiato in modo dolce, ma in realtà è come se ci fosse una fiamma sotto la tavola armonica. Sui pianoforti moderni questo non favorisce la tenuta dell’accordatura, perché fa oscillare l’armonica, sugli strumenti antichi addirittura diventa distruttivo. (Lorenzo Cerneaz)

Quali sono le condizioni ottimali per mantenere il pianoforte?

Purtroppo spesso dobbiamo adattarci allo spazio a nostra disposizione e alle condizioni delle nostre case. Dovremmo idealmente tenere lo strumento in una cassa termica con condizioni ottimali, ma non è possibile. In linea di massima dovremmo tenere il pianoforte lontano dalle fonti calore o dalle pareti esterne. Se abbiamo un pianoforte verticale è preferibile addossarlo a una parete interna e mantenere un livello igrometrico intorno al 50 – 60 % di umidità. In Italia è difficile ottenere queste percentuali di umidità, perché siamo ormai quasi un paese tropicale con un’umidità costante che si aggira intorno al 75 -80 %. (Marc Maggio)

È necessario innanzitutto collocare lo strumento lontano da fonti di calore in ambienti moderatamente riscaldati d’inverno, non umidi, lontano da correnti d’aria e soprattutto è necessario fare un intervento di pulizia e manutenzione periodico. Lo strumento deve essere periodicamente pulito dall’accordatore, quindi è necessario fare l’aspirazione delle polveri e dei residui prodotti dal pianoforte, dallo sbriciolamento delle parti meccaniche. Il feltro ogni volta che percuote una corda produce del pulviscolo, così come le pelli dei paramartelli, le guarnizioni che sollecitate per strofinio producono pulviscolo e residui che devono essere rimossi. (Gian Piero Terravazzi)

Il pianoforte è come un essere umano. Faccio questo esempio: voi prendereste vostra nonna e la mettereste vicino al caminetto? No, perché dopo un po’ comincerebbe a sudare e a star male, così come un pianoforte che comincerebbe a bruciare. La mettereste su una corrente d’aria? No perché starebbe male, così come un pianoforte si scorderebbe perché alterandosi la stabilità della tavola armonica l’accordatura si muoverebbe. Un pianoforte non va messo nemmeno alla luce del sole, perché il nero attira il calore, così come se ti vesti di nero e d’estate ti metti al sole… dopo un po’ ti cucini! Facendo questo esempio rendo forse la cosa un po’ più realistica. Il pianoforte non è un oggetto inanimato, si muove, è vivo! Quindi in un certo senso va considerato uno della famiglia. (Lorenzo Cerneaz)

Un trasloco può causare la perdita dell’accordatura?

Durante un trasloco la parte del ponticello può risentirne e lo strumento può scordarsi. (Marc Maggio)

Non lo spostamento, ma il cambiamento di temperatura causa perdita di accordatura.(Davide Lupattelli)

Lo spostamento di un pianoforte influisce sull’accordatura perché lo strumento risente del nuovo tasso di umidità dell’ambiente in cui viene inserito, della nuova temperatura in cui si troverà e naturalmente durante la movimentazione è caricato su furgone sul quale la temperatura può essere molto elevata o molto bassa a seconda delle stagioni. Le variazioni che avvengono solitamente in modo progressivo, nel caso di un trasporto possono avvenire in modo violento. (Gian Piero Terravazzi)

Normalmente quando lavoriamo per i concerti i pianoforti ormai vengono mossi con dei sistemi elettrici, quindi le oscillazioni non sono molto forti, di conseguenza il piano mantiene bene l’accordatura. Invece il clima ha un’influenza decisiva. Se mi trovo all’improvviso in un teatro con il caldo al massimo si possono verificare dei problemi che vanno presi in considerazione. (Lorenzo Cerneaz)

Quanto costa accordare un pianoforte?

Difficile parlare di un costo omogeneo, ogni Regione in Italia ha la sua tariffa, per Roma posso dirti una fascia che va dai 90 ai 120 € circa. (Marc Maggio)

80-100 € di partenza. La tariffa varia poi in base agli spostamenti che si devono fare e al tempo che occorre, dunque alla distanza da coprire. Per i concerti il costo si aggira sui 150 – 200 €. (Davide Lupattelli)

Il costo di un’accordatura è influenzato dal costo di trasferimento del tecnico che deve raggiungere il pianoforte a domicilio, pertanto è variabile. Bisogna poi tener conto anche dello stato di abbandono dello strumento. Molto spesso gli accordatori vengono chiamati quando i tasti non funzionano più e il pianoforte è rimasto non accordato per 10-15 anni. In queste condizioni non è più possibile parlare di un intervento standard e il costo dell’intervento deve essere tarato sullo stato dello strumento. (Gian Piero Terravazzi)

Per un intervento standard, ovvero per un’accordatura annuale di pianoforti regolarmente accordati, il costo è intorno ai 90-100 € + Iva nel Comune di residenza, per lo più entro i 10 km di distanza, altrimenti si dovranno conteggiare anche i costi di trasferta. (Salvatore Tarantino)

Dai 100 ai 200 €. L’accordatura non è solo tirare su le corde. Tirare su le corde vuol dire mettere la chiave e girarla in una certa maniera. L’accordatura è una cosa più complessa, è un insieme di azioni tese a rendere il pianoforte ottimale. Bisogna conoscere i principi dell’accordatura. Si può usare uno strumento elettronico in supporto, ma l’orecchio è fondamentale. La preparazione è importantissima, ci vogliono anni per riuscire fare un lavoro come si deve. Tutto questo richiede del tempo e dell’attenzione. Ci sono colleghi che magari fanno delle accordature veloci, ma bisogna vedere quanto durano nel tempo. Sono scelte professionali personali, io parlo per me. Oggi anche i clienti sono preparati bene e non si accontentano più facilmente. Bisogna imparare a dialogare con loro e capire le richieste. Il pianoforte è pesante o leggero? Questo vuol dire tutto e niente. Pesante vuol dire che la meccanica è lenta, il ritorno è lento, oppure può essere che il suono è sordo, a quel punto bisogna pigiare di più. Questi sono i dialoghi che si sviluppano con i clienti pianisti e nostro compito è comprendere queste sensazioni e trasformarle in problemi tecnici da risolvere. L’accordatore deve essere preparato, analizzare tutto e capire subito cosa c’è che non va. (Lorenzo Cerneaz)

Il costo varia molto dal verticale al coda?

Io non faccio differenza. Il verticale ha una cassa più piccola, la corda più corta, una disarmonicità maggiore, oserei dire che a volte forse è persino più complesso. (Marc Maggio)

Non sempre. Se c’è una differenza non è una differenza rilevante in termini economici. (Davide Lupattelli)

Una sostanziale differenza non c’è, più che altro è la raffinatezza del lavoro che il coda consente di realizzare grazie alle dimensioni più estese rispetto al verticale. Quindi l’accordatore è portato a rifinire maggiormente il lavoro di accordatura, ma in generale una differenza netta non c’è. (Gian Piero Terravazzi)

Normalmente no, si conteggia in genere un tempo medio tra uscita ed esecuzione del lavoro, ma questo è molto generico come prezzo. Se il pianoforte ha bisogno anche di un controllo di intonazione, di messa a punto dell’elasticità dei feltri dei martelli, se fosse un piccolo lavoro potrebbe esserci un sovrapprezzo di 30 euro, dipende dalle condizioni dello strumento. (Salvatore Tarantino)

Quali sono i rischi del “fai da te”?

Ti rispondo con una domanda: “quali sono i rischi del fai da te su una macchina o sull’idraulica?”. Ognuno ha il suo mestiere, perciò è preferibile non metterci le mani per non fare danni. Qualcosa si può fare però ed è imparare a capire il funzionamento dello strumento. (Marc Maggio)

Di rovinare lo strumento con l’uso di una strumentazione non professionale. (Davide Lupattelli)

Il fai da te è sconsigliato, si trasforma spesso in un’esperienza negativa. Sarebbe come intervenire sulla nostra auto. Ormai non è più consentito nemmeno sostituire l’olio motore, è necessario rivolgersi ad autofficine specializzate. Il fai da te sul pianoforte può provocare danni irreversibili, come il danneggiamento delle caviglie, la rottura delle corde (in questo caso il danno può essere recuperato, ma con costi aggiuntivi che non giustificano quello che è l’intervento autonomo. (Gian Piero Terravazzi)

Non bisogna metterci le mani perché l’accordatore esperto ha prima di tutto una mano allenata a gestire la chiave per accordare e il posizionamento di questa chiave sulla caviglia che verrà ruotata. Non assumendo una posizione corretta si rischia di piegare le caviglie e questo fa sì che l’accordatura, anche se eseguita da un tecnico professionista, in seconda battuta troverà difficoltà ad essere stabilizzata, perché se la caviglia non ruota sul suo asse centrale ma fa invece una rotazione ellittica ci saranno grosse difficoltà a fare quei microspostamenti che l’accordatore deve fare per fissare la corda per stabilizzarla. (Salvatore Tarantino)

Vi racconto una cosa che mi è capitata per la prima volta nella vita una settimana fa. Sono stato da una cliente che aveva un pianoforte praticamente nuovo, un bel pianoforte verticale . Mi sono trovato davanti a un’accordatura mezzo tono sopra. In pratica un amico musicista della signora che si dichiarava anche sedicente accordatore aveva sbagliato tutto. Dicendo che era calante aveva tirato su tutto di mezzo tono, addirittura staccando delle corde. Poi si è fermato, ma tutta la parte bassa, centrale fino agli acuti era mezzo tono più alta. Questo episodio emblematico serve a chiarire perché c’è la figura dell’accordatore. Il clavicembalista perché si accorda lo strumento? Perché il somiere che tiene l’accordatura e che ha le caviglie è molto tenero, quindi è come accordare una chitarra, ci prendi un po’ di mano e riesci ad accordarlo. Il pianoforte è completamente diverso. Le caviglie sono fissate dentro al somiere a pressione e quando ruotano hanno anche delle torsioni. Nella caviglia la parte sopra gira la parte sotto resta più ferma. Accordare non è semplice, non significa solo tirare su le corde, per quello tutti abbiamo un orecchio allenato. Quando tiriamo la corda, questa sale, ma poi bisogna assestarla e suonando non deve scordarsi. Questo è il punto difficile. Per questo motivo anche i grandi pianisti si affidano all’accordatore di fiducia nei loro concerti e tante volte sono seguiti anche durante le loro tournée. Invece sarebbe importante conoscere lo strumento all’interno, cosa fondamentale per il dialogo con l’accordatore. Un cliente consapevole farebbe sì che anche gli accordatori fossero portati a migliorarsi ulteriormente, non ci sarebbe più nessuno che potrebbe raccontare cose false o dare info approssimative al cliente. (Lorenzo Cerneaz)

Come si diventa accordatore?

Si diventa accordatore con la passione. Bisogna affiancarsi a dei laboratori o frequentare scuole che purtroppo in Italia non esistono ancora, per cui devi andare in Francia, Germania o in alcuni paesi dell’est. Ancora migliore sarebbe riuscire a trovare un impiego in qualche fabbrica. Secondo me la scuola migliore è la fabbrica. (Marc Maggio)

Non c’è una scuola in Italia, all’estero sì (Francia, Germania) per cui da noi è un mestiere artigianale che si tramanda e di cui si fa esperienza diretta. (Davide Lupattelli)

In diversi modi. Ad esempio frequentando laboratori dove si effettua il restauro dello strumento, dove è possibile trovare persone preparate disposte ad un travaso di conoscenze, fornendo tutte quelle informazioni necessarie e fondamentali non solo per l’accordatura dello strumento ma per il suo restauro, la messa punto, fino ad arrivare alla preparazione dei pianoforti per i concerti. (Gian Piero Terravazzi)

Con lo Spirito Santo!!! Scherzo… In realtà è un grosso problema, perché non abbiamo una scuola di formazione professionale istituzionale. Siamo l’unico paese in Europa che non ce l’ha e quindi tradizionalmente questo è stato un mestiere che per molti è stato trasferito da padre in figlio, oppure, parlando della mia esperienza, io non sono figlio d’arte e da una parte sono contento perché mi sono costruito a suon di sacrifici personali e quindi con maggiore soddisfazione al raggiungimento dei risultati, ma ho iniziato avendo un maestro e poi non nascondo che avendo iniziato in un laboratorio come apprendista nel 1976 faccio il mestiere professionalmente dall’81 e nell’84 sono entrato in Aiarp. Erano tempi migliori per l’economia del pianoforte e tante sono state le visite, tanti gli stage presso le fabbriche all’estero e in Italia, dove ho potuto confrontarmi e acquisire nozioni che poi ho portato nel mio laboratorio. È importante avere un proprio laboratorio. Da lì è come per il medico, quando sai cos’è un’appendicite se poi non cominci a operarla, se non prendi il bisturi in mano non impari ad usarlo. Noi fortunatamente non lavoriamo su materiale umano e quindi non facciamo grandi danni, ma ci vuole tanto tempo. Se avessimo una scuola dove si potessero sviluppare e approfondire i singoli argomenti probabilmente taglieremmo i tempi di formazione perché non solo si ottimizzerebbero i tempi di apprendimento, ma ci sarebbe anche l’esperienza fatta come compiti presso queste scuole. Facendo invece esperienza da un laboratorio all’altro e fra uno stage e l’altro i tempi si allungano per raggiungere certi livelli di professionalità. Occorre anche la fortuna di incontrare le persone giuste, gli esperti, i tecnici giusti, perché non è che perché uno fa il mestiere da 30 anni è esperto, vuole dire solo che lo fa da 30 anni in quel modo che può essere ad altissimo livello o a un livello medio-basso. In Italia non abbiamo la scuola, ma abbiamo i concertisti di fama internazionale abbiamo tecnici altrettanto bravi da soddisfare questi concertisti, quindi come italiani arriviamo sempre e comunque al top anche per altre strade.(Salvatore Tarantino)

Il mio percorso è stato alquanto fortunato, perché 35 anni fa ho incontrato casualmente questo accordatore che si chiama Agostino Montalbano che insegnava al Conservatorio di Rovigo dove c’era un corso straordinario per accordatori che durava 3 anni ed era “accordatore di strumenti a tastiera”. Della formazione si occupavano questo accordatore, Agostino Montalbano, e Antonio Mancuso, un fisico acustico. In tre anni sotto la guida di questi due professori in gamba ho avuto modo di imparare i rudimenti e le basi anche scientifiche dell’accordatura. Da lì poi c’è la parte di esperienza. Purtroppo questo corso non esiste più. Fare corsi così in Italia ha costi proibitivi, l’Aiarp ci sta provando da molto tempo, però è difficile perché ci vorrebbero dei finanziamenti che non ci sono e forse l’interesse non è nemmeno così elevato tutto sommato. C’è una scuola a Le Mans in Francia, una scuola internazionale a vocazione formativa. Bisogna imparare il francese e frequentarla. Già il primo anno si può imparare ad accordare. Questo è quello che c’è attualmente, però diversamente occorre trovare delle persone che possono insegnare e che lo facciano con piacere. (Lorenzo Cerneaz)

Come possiamo riconoscere l’accordatore professionista?

Bisognerebbe magari indagare sulle sue esperienze, cosa che Internet facilita, perché purtroppo solo i professionisti riconoscono gli altri professionisti. (Marc Maggio)

Dal modo in cui si pone, dalla strumentazione, dalle chiavi che usa, da una serie di fattori. (Davide Lupattelli)

Non è facile, tuttavia l’Aiarp si è proposta di effettuare una selezione a monte, quindi ha accolto nel proprio elenco una serie di tecnici accordatori che hanno superato l’esame di ammissione, pertanto questa può essere una garanzia, un filtro. Gli accordatori fai da te non sono dotati di partita Iva, non fanno parte della nostra associazione e vivono nell’ombra. Un accordatore professionista è dotato di partita Iva, è iscritto all’Associazione e non ha paura di mostrarsi. Questo può essere un criterio di selezione da parte del cliente. (Gian Piero Terravazzi)

Dalla soddisfazione post visita del tecnico presso il cliente. Come tutte le professioni: più ne sai e più strumenti hai per lavorare su una materia che è molto empirica, come uno strumento musicale acustico che si modifica nel tempo con l’uso, come la situazione in cui il cliente comincia a lamentare alcune sonorità non più gradevoli e quindi bisogna spiegare com’è fatto un pianoforte, che cosa subisce con l’uso e con il tempo e che cosa deve fare il tecnico che, a differenza ad esempio di un idraulico che se perde il rubinetto ti cambia la guarnizione e poi il rubinetto non perde e lo vediamo tutti, ha anche il problema di rendere percepibile il suo lavoro. Il suono è una percezione psico-acustica e quindi bisogna tradurre la terminologia con cui il cliente descrive questo suono e cercare di capire qual è il suo suono ideale. Si va un po’ per tentativi. Da una cliente presso la quale sono andato non mi sono fermato soltanto mezzora, ma ben 4 ore, ma con la cliente al mio fianco e pian pianino si è provato e riprovato fino a che non ho capito cosa intendeva e a quel punto mi ha dato carta bianca. Non è semplice, è ovvio che devi conoscere la materia, devi conoscere che cosa accade, quali modificazioni intervengono con l’uso e il logorio di un pianoforte e da lì intervenire. L’unica certificazione che poi oggi in Italia può dare una garanzia al cliente è un tecnico Aiarp. È l’unica associazione che filtra tramite un esame di una certa severità i propri associati. Poi anche il passaparola è determinante, come per tutti i settori. (Salvatore Tarantino)

Noi abbiamo l’Aiarp, di cui anche io faccio parte, e questo è già garanzia di una certa qualità, perché comunque chi ne fa parte ha dovuto passare un esame. Poi esiste il passaparola. Io non ho mai smesso di lavorare senza usare le pagine gialle, la pubblicità. Adesso forse è più difficile distinguere perché ci sono molti mezzi per farsi pubblicità e molte persone sanno vendersi bene, ma magari alla fine non sanno fare altrettanto bene il loro lavoro. Meno male che il vecchio passaparola funziona ancora. Oppure bisogna informarsi e capire se siamo di fronte a un dopolavorista e non a un professionista, cosa possibile purtroppo. Chiunque può andare alla Camera di Commercio, aprire una partita Iva e una posizione fiscale che legittimi la sua attività. Questo è il problema che nasce quando non esistono albi professionali specifici. La professionalità tutela noi ma anche e soprattutto il cliente. (Lorenzo Cerneaz)

Quanto serve a un accordatore saper suonare?

Sicuramente aiuta, nel senso che saper suonare ti mette al livello del pianista a cui fai il servizio però anche caso contrario si può essere bravissimi accordatori. Il vantaggio è che se il pianista ti chiede di suonare qualcosa per sentire il pianoforte dall’esterno puoi farlo. (Marc Maggio)

Senz’altro giova, tuttavia quel che si richiede all’accordatore è quella manualità che non è comune ai pianisti. (Gian Piero Terravazzi)

Io non sono nato pianista, quindi lavoro diversamente. Ho dei colleghi che sono pianisti e questo li avvantaggia. Io ho sviluppato delle sensibilità che mi permettono di poter fare comunque questa verifica. Quando il pianista è in concerto e c’è poco tempo l’esperienza aiuta molto a favorire la soddisfazione dell’artista. Questo è il lavoro che andiamo a fare, con umiltà e con la consapevolezza che il nostro lavoro può favorire il pianista in qualche modo. (Lorenzo Cerneaz)

Serve più che altro per comprendere esigenze esecutive di pianisti su certi autori dove magari si prediligono sonorità più brillanti nel pianoforte o suoni più romantici, più caldi per altri autori. Avere un’infarinatura musicale in generale più che esecutiva, conoscere la musica nei suoi differenti periodi serve a personalizzare la preparazione di un pianoforte da concerto. Saper suonare può servire in sede di collaudo dello strumento, anche se un tecnico sa quando un tasto e la relativa meccanica funzionano correttamente. (Salvatore Tarantino)

 

 

 

 

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