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Polacca Op.26 n.1 Chopin – Spiegazione e sezioni difficili

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Polacca Op.26 n.1 Chopin - Spiegazione e sezioni difficili, 5.0 out of 5 based on 282 ratings

Abbiamo già parlati di questa polacca in Do#m in questo articolo.  Oggi la riprendiamo per cercare di comprenderla meglio. Abbiamo già parlato dell’importanza di queste 4 battute iniziali:

Nelle prime due battute deve risaltare la linea melodica discendente: Do#-Si-La-Sol#-Fa##, nonostante le forcelle indichino un crescendo sul pedale (la nota “Mi”). Il ritmo è aggressivo e incalzante, come se Chopin volesse richiamare l’attenzione di tutti con queste 4 battute introduttive, per presentare finalmente la sua Polacca.

Queste prime 4 battute non sono da sottovalutare. Chopin dava un grande peso ai dettagli, è risaputa  nota la sua cura maniacale delle note e del tempo (nonostante il suo utilizzo del “rubato”), non di rado i suoi allievi passavano lezioni intere solo su poche note, (proprio come descritto all’interno del libro “Chopin visto dai suoi Allievi” di Jean-Jaques Eigeldinger, casa editrice “Astrolabio“).

Nelle battute a seguire abbiamo un grande slancio del brano che parte con il Sol# in Levare.

Queste due battute sono in un crescendo sia per quanto riguarda l’intensità del suono, sia per quanto riguarda la velocità d’esecuzione, per poi placarsi nelle due battute successive in questo gioco di tensione e riposo.

Arriva poi la fatidica parte degli arpeggi con difficoltà crescente. Il primo arpeggio ha un’estensione di 8 note:

Il secondo arpeggio ha un’estensione di 9 note mentre il terzo di 11.

Andando avanti incontriamo il secondo tempo “Meno Mosso” dove abbiamo un cambio totale di scenario. Se nel primo tempo abbiamo uno scenario un clima piuttosto macabro e “militare” sottolineato dal tempo tenuto rigorosamente a ritmo di marcia,

nel secondo tempo è come se si entrasse un un villaggio bucolico…

Credo che più che mai sia stato d’ispirazione l’ambiente natale di Chopin.

Questo magnifico contesto ricoperto dal verde non può che non essere di estrema ispirazione e non può non essere la descrizione del passaggio appena esaminato, come se si evadesse per un istante dalla caotica città, dalla guerra, dai militari in divisa e si tornasse per un attimo in questo incanto, in questa tranquilla villa piena di ricordi…

Poi arriviamo ad un altro tempo, dove abbiamo una melodia a 3 voci dove la mano sinistra ha la voce di maggior risalto, poi segue la destra con le semiminime e infine sempre la destra con gli ottavi.

Per intenderci potremmo assegnare un “f” alla mano sinistra, un “mf” alle note acute della destra, e un “p” alle crome della destra.

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