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Pier Paolo Vincenzi, Wagner. Complete Piano Music (2013 Brilliant Classic). Intervista

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Pier Paolo Vincenzi, Wagner. Complete Piano Music (2013 Brilliant Classic). Intervista, 5.0 out of 5 based on 259 ratings

Pier Paolo Vincenzi, Wagner. Complete Piano Music (2013 Brilliant Classic). Intervista

 Wagner Complete Piano Music

Nel 1813 nasceva Richard Wagner. In occasione delle celebrazioni del bicentenario della sua nascita il Maestro Pier Paolo Vincenzi incide l’opera pianistica completa del compositore, riconosciuto come riformatore del teatro musicale e precursore di una modernità che troverà espressione compiuta nel corso del ventesimo secolo. Ma quanti conoscono la letteratura pianistica wagneriana? Pier Paolo Vincenzi ce la restituisce in questo doppio cd e ce ne rivela il valore sia a livello artistico che storico-documentale. Una registrazione preziosa, dunque, che nasce da un accurato lavoro storico-filologico e da una rara capacità di contestualizzazione di queste composizioni sia nell’epoca in cui nascono, sia nell’economia dell’evoluzione artistica di Richard Wagner. Pier Paolo Vincenzi, diplomato in pianoforte col massimo dei voti e la lode presso l’Istituto Pareggiato “G. Briccialdi” di Terni, sotto la guida di Andrea Trevisan, ha poi proseguito gli studi presso la scuola di musica di Sesto Fiorentino sotto la guida di Pier Narciso Masi e con lo stesso docente ha partecipato a numerose masterclass e corsi di perfezionamento, anche all’Accademia Internazionale “Incontri col Maestro” di Imola, conseguendo nel 2007 il Diploma Master triennale in musica da camera in duo col violinista Matteo Cossu. Ha studiato anche con docenti come Massimiliano Damerini, Alexander Lonquich e Guido Salvetti ed è stato allievo effettivo dei Wiener Meisterkurse nella classe del Prof. Martin Hughes. Intensa anche la sua attività concertistica.

Lo abbiamo intervistato per saperne di più sul suo “Wagner. Complete Piano Music”. Per le date dei concerti del Maestro Vincenzo potete visitare il suo sito web.

 

Pier Paolo Vincenzi
Pier Paolo Vincenzi

Paola Parri: Maestro con questo lavoro discografico lei omaggia l’arte di Richard Wagner, noto ai più per la sua produzione nell’ambito del dramma musicale, meno per quella pianistica. Vuol dirci che ruolo svolgono queste composizioni nel contesto evolutivo dell’arte wagneriana?

Pier Paolo Vincenzi: Gli aspetti che dobbiamo tener presente nel contestualizzare la produzione pianistica wagneriana all’interno della sua poetica sono diversi. Da un lato, le composizioni giovanili possono essere considerate il banco di prova, il laboratorio all’interno del quale vediamo crescere in maniera rapidissima l’arte compositiva di Wagner (e mi riferisco agli anni 1831/32). Qui vediamo affrontate le grandi forme due imponenti Sonate ed una Fantasia.  Assistiamo anche al rapporto tra Wagner e le grandi eredità del passato (Beethoven in primis).

Poi c’è un salto, dal 1840 in poi le pagine pianistiche wagneriane cambiano volto, possono essere considerate quasi come il contraltare, il lato “privato”, a volte mondano, a volte più intimo e riservato rispetto alla colossale produzione del dramma musicale. Sono piccoli fogli d’album, pagine cesellate con grande cura, talvolta semplici narrazioni non confessabili al pubblico del grande teatro musicale.

P.P.: Un doppio cd. Vi ritroviamo, fra i numerosi brani, la Piano Sonata in A WWV26 Op.4 “Große Sonate”. Vuol parlarcene?

P.P.V.: Lavoro estremamente interessante, questa Sonata si affaccia all’attenzione del pubblico solo nel 1960, edita da Hans Gerig. Si tratta di un grande passo in avanti rispetto alla Sonata precedente, in Si bemolle maggiore. L’evidente influenza della poderosa eredità beethoveniana, ma anche della freschezza virtuosistica delle sonate di Weber, non impediscono a Wagner di sperimentare alcune soluzioni personali assolutamente efficaci, come la ricercatezza armonica di alcune progressioni nei movimenti estremi. Il manoscritto, custodito presso il Wagner Museum di Bayreuth, rivela poi alcuni elementi incredibilmenti preziosi: primo, l’idea di orchestrazione di questa partitura, evidente in numerosi appunti sparsi su buona parte del primo movimento; secondo, la cancellazione, da parte di Wagner stesso, di una originalissima fuga di circa 40 misure inserita nell’ultimo movimento, tra il Maestoso e l’Allegro molto. È una testimonianza molto importante (peraltro rarissima) della perizia di Wagner nell’arte della fuga, e tuttavia la sua volontà di eliminarla dal contesto della sonata è testimoniata da evidentissime cancellature. Da  notare come l’edizione di Gerig riportasse (a mio avviso erroneamente) la fuga in partitura, azzardo corretto dall’edizione critica di Dahlhaus, che ha pubblicato la fuga estrapolandola dal contesto della Sonata e inserendola a margine del volume, tra le note. La pubblicazione di un’edizione completa della produzione pianistica di Wagner mi ha posto, in realtà, fronte ad un bivio: privilegiare la volontà dell’autore o consegnare all’ascoltatore la testimonianza di questo frammento incredibilmente interessante? Da qui, l’idea di registrare due versioni dell’ultimo movimento della Sonata, il primo, presente nel primo cd, seguendo le indicazioni di Wagner, il secondo, indicato come “versione alternativa”, inserendo la fuga tra il Maestoso e l’Allegro vivace.

P.P.: Parliamo di Mathilde Wesendock. Come lei scrive nelle note di copertina del suo lavoro discografico molta della produzione pianistica di Wagner è dedicata alla donna. Quali sono i brani di cui parla? Vuol raccontarci questa storia?

P.P.V.:1849. Wagner è a Dresda. I venti rivoluzionari lo investono, anche la sua arte ne è coinvolta, quasi essa dovesse assumere il ruolo di sublimazione dalle ingiustizie e dall’oppressione dei popoli. Fa amicizia con Bakunin, simpatizza per le idee socialiste… non passerà molto e perderà il posto di direttore d’orchestra dell’Opera di Dresda. Bakunin è arrestato, c’è un mandato d’arresto per Wagner stesso, che con l’aiuto e la protezione di Liszt scappa fino ad arrivare a Zurigo. Qui, qualche anno dopo, conosce Otto Wesendonk, che gli affitta un’ala della sua villa e sua moglie Mathilde, poetessa dilettante. Tra Wagner e Mathilde il rapporto di stima e intima condivisione artistica presto si trasforma in una straordinaria passione. Noti ai più sono i celebri Wesendonk – Lieder, su testi della stessa Mathilde. A lei Wagner dedica, in questi anni, numerose pagine,  alcune pubblicate, come la Sonata WWV 85 ( in un unico movimento) e la Polka in Sol maggiore,altre, rimaste manoscritte come l’Elegia, una Notenbrief, e il finale del preludio del Tristan und Isolde.

P.P.: La produzione pianistica di Wagner è stata costante nel corso dell’attività artistica del compositore?

P.P.V.:Diciamo che dagli anni della formazione, 1831/1832, alle composizioni pianistiche della maturità c’è un salto di oltre vent’anni, interrotto solo da una brevissima Romanza senza Parole del 1840 e dedicata al pittore  Ernst Benedikt Kietz. Prolifico è il lungo periodo in cui Wagner si trova a Zurigo (dove la produzione è quasi interamente dedicata alla Wesendonk). Poi c’è il 1861, con due brani di “cortesia”, uno dedicato alla Contessa Pourtalès (moglie dell’ambasciatore di Prussia che lo ospitò per un periodo), l’altro alla moglie dell’ambasciatore d’Austria, che si era speso per far rappresentare il Tannhäuser all’Opéra.

Dovremo attendere, infine, il 1875 per l’ultima pagina pianistica di Wagner, un foglio d’album dedicato a Betty Schott

P.P.: Attraverso i brani che lei ha registrato è possibile ricostruire l’evoluzione dell’arte di Wagner, dagli esordi all’approdo alle sue cifre stilistiche più note? Ci sono composizioni giovanili in cui sono evidenti influssi derivati dai suoi studi o indizi della sua futura attività?

P.P.V.:Come accennavo prima, tutta la produzione pianistica giovanile di Wagner è un punto d’osservazione privilegiato della sua rapida crescita musicale. La prima Sonata, in Si bemolle, è indubbiamente un brano sotto molti punti di vista più immaturo, l’elaborazione sia ritmica che melodica del materiale tematico è alquanto accademica,  la struttura armonica risulta talvolta un po’ banale e scontata. Un enorme salto in avanti lo troviamo, però, con la Fantasia, un brano di grande freschezza inventiva, mai pesante ed estremamente coerente, pur nelle sue notevoli dimensioni, e con la Sonata op. 4, dove la grande eredità beethoveniana, chiarissima nei primi due movimenti, non preclude tuttavia alcuni validissimi esperimenti nel trattamento di certe progressioni armoniche, segno di una volontà molto forte di affermare una “propria” cifra stilistica. L’ultimo movimento, poi, di sapore squisitamente weberiano, sfoggia un inimmaginabile gusto per quella letteratura “di bravura” e per quel virtuosismo frizzante e pirotecnico tanto in voga in quegli anni.

Nell’osservare, quindi, l’evoluzione della tecnica compositiva di Wagner attraverso i lavori giovanili, è tuttavia molto difficile riscontrare qui i prodromi di quella che sarebbe stata la sua poetica.

Per la produzione pianistica della maturità invece, si potrebbe quasi parlare di un “altro” Wagner: alle gigantesche pagine della tetralogia fanno eco piccole pagine d’album della durata di pochi minuti, alle grandi masse sonore orchestrali rispondono semplici echi di melodie sorretti da pochi accordi. Dal punto di vista armonico, tuttavia, ci sono pagine che riflettono la spinta innovativa bene evidente nelle grandi partiture orchestrali: L’Elegia, ma anche il foglio d’album WWV 95, del 1861, presentano un’ambiguità tonale, specie nelle misure iniziali, chiaramente riferibile a quella ricerca armonica che,  culminando nel Tristano, è forse la maggiore eredità che Wagner ha lasciato alla storia della musica occidentale.

P.P.: Questa letteratura pianistica non è molto eseguita in concerto. Generalmente si osserva una predilezione spiccata per il repertorio mozartiano, beethoveniano e chopiniano. Quali sono le ragioni del suo interesse per la produzione musicale wagneriana?

P.P.V.:Due sono le ragioni che mi hanno spinto a lavorare su queste opere. La prima, di carattere storico-documentale, risiede nella volontà di restituire queste pagine all’attenzione del pubblico, di contestualizzarle e di restituirne un’interpretazione il più possibile coerente e filologicamente corretta con lo spirito di queste pagine. La seconda ragione è squisitamente di natura estetica: molte di queste pagine sono autentici capolavori che non meritano in alcun modo l’oblio cui sono state “condannate” dalla storia dell’interpretazione.

P.P.: Proprio perché non c’è una tradizione interpretativa diffusa, come ha operato sul testo musicale?

P.P.V.:Come ci si dovrebbe comportare per qualsiasi pagina musicale che si affronta, sia essa la più celebre o la più sconosciuta: partendo esclusivamente dal testo. Per alcuni brani sono riuscito a lavorare anche sui manoscritti, per altri è stata necessaria un’opera di “revisione” delle edizioni presenti, che talvolta presentano degli errori di stampa. In ogni caso, ho cercato in tutto e per tutto di svincolarmi dall’idea del Wagner “operistico”, concentrandomi esclusivamente su ciò che mi trovavo di fronte. Ho cercato di non essere influenzato dalle poche registrazioni esistenti, specialmente per quel che riguarda la scelta dei tempi, benché nella maggior parte dei casi si tratti di pregevolissimi lavori.

P.P.: Il teatro. Ascoltando la musica di Mozart non possiamo non riconoscere come il teatro sia presente ovunque nelle sue composizioni, sia quando si parla di produzione sinfonica che cameristica o strettamente pianistica. Possiamo dire la stessa cosa per queste composizioni pianistiche di Wagner o rappresentano piuttosto un mondo a parte rispetto a quella che è la sua grandezza nell’ambito del dramma musicale?

P.P.V.:È decisamente, quello dei lavori pianistici di Wagner, un mondo a parte rispetto alla sua produzione teatrale. Anche là dove può essere presente una citazione, un riferimento esplicito o, addirittura, una rielaborazione (penso al finale del Preludio del Tristano, pagina rimasta manoscritta che accompagnava una lettera a Mathilde del 1859), la scrittura pianistica di Wagner rifugge da qualsiasi riferimemento al dramma musicale. A dispetto di molti aneddoti raccontati dalle cronache sulla sua abilità di pianista, Wagner conosceva molto bene la tastiera, affidava ad essa quello che era consapevole di potergli affidare, senza pretendere dal pianoforte alcuna imitazione dell’ “altro se stesso”, quello del teatro musicale.

P.P.: Ha previsto dei concerti per far conoscere il suo lavoro su Wagner?

P.P.V.:Sì, sto definendo diverse date,sia in forma di concerto che in forma di presentazione. Ho il brutto vizio, da didatta, di voler parlare molto, oltre che suonare, per cui, ove possibile, l’esecuzione di una scelta di brani più rappresentativi sarà preceduta da una sorta di  conversazione sulla letteratura pianistica di Wagner.

P.P.: Progetti futuri?

P.P.V.:La riscoperta e la diffusione di pagine di letteratura pianistica spesso ingiustamente dimenticate, con particolare riferimento al XIX secolo. Non entro nei dettagli per una sorta di “scaramanzia”, ma vi assicuro che ci sono autori che hanno scritto piccoli gioielli che non meritano affatto l’oblio cui sono stati condannati dalla storia dell’interpretazione..

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