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Omar Sosa, Calma (Ota Records, 2011, distr. Egea Distribution)

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Omar Sosa, Calma (Ota Records, 2011, distr. Egea Distribution), 5.0 out of 5 based on 285 ratings

Fermiamoci un attimo. Per ascoltare questo disco. “Calma”, un titolo che suona come un invito a sostare, a cessare ogni azione e dedicare la propria energia alla riflessione, all’abbandono al fascino che ogni singolo suono esercita quando si fa evocativo di immagini, quando rappresenta un sentire. Lavoro in piano solo per il cubano Omar Sosa, che non tradisce la sua fama di curioso sperimentatore, di indagatore di fonemi musicali e di abile alchimista che sapientemente mescola jazz, elettronica, ambient e suggestioni musicali contemporanee. Bandito ogni virtuosismo tecnico, messa momentaneamente da parte la ritmica del suo bagaglio afro-cubano, Omar Sosa crea queste tredici improvvisazioni per pianoforte acustico e Fender Rhodes sostenute da un uso limitato di alcuni suoni campionati che hanno l’effetto di conferire maggiore profondità al suono. Questo suono è coerentemente proiettato, in tutto “Calma”, in una dimensione di concretezza fisica che ha però una profonda valenza introspettiva, che rimanda sempre al luogo non fisico in cui risiedono le sensazioni. A proposito di “Calma”, Omar Sosa ha scritto: “Ogni canzone mi ha dato l’ispirazione per la seguente, l’improvvisazione è stata la base dell’espressione musicale. Ho voluto suonare dall’inizio alla fine senza pensare, solo sentendo dentro di me dove le note mi avrebbero condotto, seguendo la voce della mia anima. È possibile che il silenzio, il desiderio, la speranza, l’ottimismo e la tristezza abbiano contribuito di pari passo alla nascita di molte delle canzoni”. La sobrietà melodica e ritmica di “Calma” confluisce nel minimalismo sonoro di “Sunrise”, o nelle lunghe pause di “Absence” in cui la rappresentazione in musica dell’assenza prende corpo proprio nei silenzi, in un effetto di sospensione dal tempo che ritorna in “Reposo”, qui come fluttuazione in una dimensione che solo l’indefinibile può contenere, o in “Sunset”, brano di chiusura che non conclude, lascia appunto aperto il discorso, sospeso su un’ ”ultima parola” da pronunciare. Ogni suono è la sintesi di emozioni profonde, basta ascoltare “Madre”, brano in cui la dolcezza della concezione armonica sottende un’immagine universalmente cara, o “Aguas”, in cui le voci di bambini fanno eco allo sciaguattare dell’acqua percossa dai loro giochi in un andamento scandito dalla delicata ritmica del piano, un omaggio all’Africa (non a caso versione per solo piano di “Across Africa” dal cd di Omar Sosa “Across. The Divide”). Suggestioni, allusioni, un disco da ascoltare ad occhi chiusi direi, nella calma, appunto, per scoprire questo artista stilisticamente singolare, antidogmatico, e per scoprire un po’ di noi nella sua musica.

Tracklist: 1.Sunrise/2.Absence/3.Walking Together/4.Esperanza/5.Innocence/6.Oasis/7.Aguas/8.Looking Within/9.Dance of Reflection/10.Autumn Flowers/11.Reposo/12.Madre/13.Sunset

 

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3 COMMENTI

    • Fabio non possiamo classificarlo in un genere predefinito. Omar Sosa è un artista che da sempre ha fatto del sincretismo musicale la sua cifra stilistica. Il genere di riferimento in molti suoi dischi è il jazz, ma questo pianista riesce a mescolare influenze desunte dai generi più svariati.
      Cubano di nascita, ha scoperto presto la forza ritmica, la sensualità e le sonorità dell’Africa, a cui ha dedicato molti dei suoi lavori, e il suo intenso legame con il jazz. Lo hanno definito “un’allegoria dello scambio artistico universale”, un “poliglotta musicale”. Forse potremmo azzardare un termine: world music, ma lo trovo un pò limitante.

      • Ti ringrazio, è interessante questo discorso del sincretismo musicale.
        Comincio a vedere e a sentire la musica come linguaggio realmente universale, al di là dei consueti schemi di classificazione. E' importante per un "iniziato", quale mi ritengo, ed è anche la conferma che bisogna cercare di "suonare" o cantare frugando nell'anima, prima di imparare qualsiasi strumento.

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