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Music tale – Strangers in the night (5)

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Music tale - Strangers in the night (5), 5.0 out of 5 based on 290 ratings

bacio-noirCon la stessa faccia da idiota con cui la salutai le dissi il mio nome (dopo aver pensato un po’ a quale fosse), mentre lei avvicinandosi al mio orecchio (il juke box aveva ricominciato a strillare) mi disse il suo. Avevo la mente annebbiata dalla sua bellezza e dal suo profumo, e fu così che non so come, ci ritrovammo a passeggiare per le vie del centro come due fidanzatini. Sapete, non sono sempre stato come adesso, col cappotto sdrucito e i neuroni quasi perennemente in panne, anche se ero sempre io. Allora il mio cappotto era nuovo e io frequentavo il locale perché conoscevo Joe, e per la musica. Ero un outsider, gli altri mi guardavano storto, credevano fossi un damerino, ma avevo i modi di fare di uno che la sapeva più lunga di loro, così col tempo mi accettarono. E pensare che ora potrei aprirlo io questo posto.
Parlammo di un sacco di cose, credo, perché arrivarono le tre di notte senza che ce ne accorgessimo. Lei aveva fame e io le offrii un hot dog da un ambulante. Qualche isolato dopo ricominciò a nevicare, così decidemmo di rintanarci da qualche parte per scaldarci con una cioccolata calda. Betsy conosceva un cafè a pochi passi. Sembravamo due bambini: abbiamo davvero bevuto cioccolata calda. Inutile dire che da allora non l’ho più fatto.
Mi raccontò che da piccola le piaceva stare in negozio con suo padre, ad ascoltare i vecchi vinili che lui metteva su per farli ascoltare ai clienti che entravano. Il padre, morto da poco,  era un commerciante, vendeva dischi e strumenti musicali. È lì che ha imparato tutto quello che sa sulla musica, ed è lì che ha imparato a cantare così bene. Mentre un cliente, seduto al piano, riempiva il locale delle note di Fiesta di Chick Corea, lei mi raccontò che una sera, poco prima dell’ora di chiusura, mentre era dietro al bancone, vicino al giradischi, entrò un tipo che voleva vendere la sua tromba. Suo padre disse che era una bella tromba e che non capiva perché la volesse vendere. Allora il tale, un po’ strano per la verità, iniziò a raccontare la storia di uno, dal nome stranissimo, che era nato su una nave, e cresciuto da tutto l’equipaggio, e in particolare da un mozzo, che lo trovò dentro una scatola di limoni. Da quella nave erano passati tanti di quei  musicisti che lui si affezionò alla musica e imparò a suonare il piano come nessun altro sulla terraferma. Passò tutta la vita su quella nave, a spiare il mondo che ci scorreva sopra, con l’avidità di un ragazzino che scopre le cose per la prima volta; si immaginava le città, la loro gente, le loro case, solo affacciandosi dal ponte: non scendeva mai. Non scese neanche quando misero gli esplosivi per farla saltare. Temeva che se fosse sceso, quello che avrebbe visto lo avrebbe potuto deludere, e avrebbe smesso di essere così interessante. Lui apparteneva a quel mondo, era lì che era nato, cresciuto e si era persino innamorato. Ed è lì che aveva deciso di morire.
Chissà se Betsy, anche lei, è soltanto una bella storia, vissuta per una notte, e destinata a vivere solo nel mio ricordo e non nel mondo reale. Ma di una cosa sono certo: il suo profumo, il suo viso, e le sue labbra, quando la baciai, quelle erano reali, anche se da allora non la rividi mai più.

… continua

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