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Music tale – Gente di mare (2)

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tramonto sul mareQuesto è un posto per tutti quelli che come me, appena scende la sera e il sole lascia il posto ai pensieri più bui, sentono salire in superficie il gorgoglio dell’anima, come un’ulcera, di cui però non possono fare a meno, come Dalì coi suoi baffi, o se volete, come il lupo con la luna. Ne ho visto di mondo io, fin da ragazzino. Ero il figlio di un cuoco di mare, mio padre mi trascinava da una bagnarola all’altra su cui rischiavi di affondare se un soffio di vento appena più forte ingrossava le onde. I brevi periodi in cui stavamo sulla terraferma li passavamo nei porti, in cerca di qualche contrabbandiere che col suo mercantile ci offrisse asilo per qualche mese in giro per il mondo, oppure, quando andava bene, ci imbarcavamo su qualche battello.
Una volta un contrabbandiere ci ospitò per dieci mesi – una canaglia della

peggior risma, vi assicuro – ma quel bastardo aveva la voce di un crooner: per tutti e dieci i mesi non ci fu giorno che non cantasse, almeno una volta, “O sole mio” (clicca sul link per lo spartito). È  così che ho imparato le parole. Era un italiano, veniva da Napoli, diceva che quella era la canzone che gli cantava sempre sua madre per farlo addormentare, anche se tutti dicevano che l’aveva ammazzata lui la dolce vecchina. Una cosa però va detta degli italiani: il loro calore è impareggiabile, anche quando fanno gli stronzi. Faceva il burbero con me, ma in fondo gli piacevo, mi diceva: “Sei sveglio moccioso, sei sveglio!”.
Mi lamentavo sempre, ma in realtà, anche se non l’ho mai detto a mio padre, mi divertivo un sacco a vedere sempre posti nuovi. La paga era da fame, ma con mio padre in cucina, un piatto di minestra annacquata lo rimediavo sempre. Nel pomeriggio, quando le sguattere pulivano alla bell’e meglio la cucina, lui mi lasciva da solo per andare a sbattersi una di loro nella stiva. Era in quei momenti che passeggiavo per tutta la nave, curiosavo in sala  motori e spiavo, coi miei occhi di ragazzino, la vita dei marinai. Ho visto gente di tutti i tipi, da disperati per amore in cerca di un posto lontano adatto a leccarsi le ferite, a malviventi irriducibili, a molti dei quali hanno fatto la buccia, perché non hanno calcolato bene con chi avevano a che fare. E poi i miei timpani hanno vibrato delle bestemmie e maledizioni che nessuna bocca al mondo oserebbe ripetere.

P.s.: So di avervi detto che vivo a Chicago, e sono certo che sapete che Chicago non si affaccia sul mare ma sul lago Michigan.. Beh,  non sono sempre stato a Chicago, ma questa è un’altra storia, che vi racconterò un giorno, forse.

…. continua

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