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MICHEL PETRUCCIANI, So What-Best of Michel Petrucciani (Dreyfus 2004)

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MICHEL PETRUCCIANI, So What-Best of Michel Petrucciani (Dreyfus 2004), 5.0 out of 5 based on 287 ratings

Immagine So what petruccianiMichel Petrucciani: un nome che immediatamente ci riporta alla mente un piccolo ma immenso pianista. Chi non lo ricorda? Eppure questo disco, uscito a pochi anni dalla sua scomparsa, è stato fortemente voluto dall’ultimo produttore discografico di Petrucciani, Francis Dreyfus, proprio per non dimenticare questa figura fondamentale della scena musicale contemporanea, per tenerne vivo il ricordo, non solo fra i musicisti sui quali ha esercitato una decisiva influenza, ma anche presso il suo pubblico, quello che lo amava e lo ammirava spassionatamente per le arditezze del suo modo di suonare, per la perfezione tecnica, per la passione con cui affrontava il pianoforte.

Un rapporto, quello con il pubblico, a cui Petrucciani ha sempre tenuto molto, considerandolo stimolo fondamentale alla sua resa sul palco, metro di misurazione della propria capacità di emozionare ed emozionarsi.

Il disco propone infatti alcuni brani divenuti dei classici del repertorio del pianista, sia composizioni proprie che rielaborazioni di standard, in genere estratti dai suoi migliori live: a Tokyo o in tour in Germania ad esempio.

Le collaborazioni con musicisti di calibro elevato, una costante della vita artistica di Petrucciani, sono largamente rappresentate in questa raccolta. A partire dall’apertura di Summertime, in cui lo swing leggero del pianoforte dialoga con il suono pieno e tondo dell’organo Hammond di Eddy Louiss, o in Little Peace in C for U e in Pennys from Heaven, dove possiamo ascoltare l’incantevole violino di Stephane Grappelli, o in Chloe meets Gershwin, segnato da un perfetto interplay con una consistente sezione di fiati rappresentata da Flavio Boltro, Stefano Di Battista e Bob Brookmeyer. Possiamo anche ascoltare Petrucciani suonare con il padre chitarrista, Tony, in una composizione che concentra alla perfezione lo stile e l’anima blues del pianista: Michel’s Blues. La sua vena lirica è sempre carica di ironia, ottimismo e lucidità, come una sfida costante alle possibilità dello strumento e di se stesso.

Il disco è permeato dall’inizio alla fine dallo stile inconfondibile e unico di Petrucciani: uno swing preciso, ritmicamente ineccepibile, eppure libero e fresco, apparentemente “facile”, un fraseggio dalle note cristalline, nitido ed energico, a denotare un controllo completo della tastiera, salite e salti su vertiginose scale che sembrano infinite e che ci tengono spesso con il fiato sospeso. Celebre è la versione di So What contenuta in questa raccolta, in trio con Steve Gadd e Anthony Jackson, con quell’attacco secco sui due accordi del tema, il primo chorus eseguito con disciplina quasi sacerdotale, poi abbandonata immediatamente per esplorare tutte le possibilità del modale, ma sempre nel solco di una specie di classicismo jazz che ci rimanda ai suoi maestri ideali, Duke Ellington ed Errol Garner primi fra tutti.

Ricorderemo sempre Michel Petrucciani, attraverso la sua musica, emblema della volontà, della determinazione e della passione che possono rimuovere qualunque ostacolo e azzerare ogni limite.

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