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Michel Petrucciani: anima e corpo della musica

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Michel Petrucciani: anima e corpo della musica, 5.0 out of 5 based on 288 ratings

Michel Petrucciani: anima e corpo della musica

Amava Duke Ellington ed Errol Garner, sosteneva che “suonare è comunicare” e di non credere nel genio, ma nel duro lavoro, era ottimista e instancabile, viveva in una continua esplorazione delle possibilità che la musica possiede, delle proprie, in una sfida costante contro il tempo, contro la malattia che lo aveva colpito. A pochi giorni dall’uscita nelle sale cinematografiche del film-documentario di Michael Redford a lui dedicato, dal titolo “Body and Soul”, ci piace ricordare Michel Petrucciani e la sua vita artistica, imprescindibile da quello che autenticamente era. “Body and Soul”, anima e corpo, uniti a comporre l’unicità della persona, l’individuo, il pianista, l’uomo, in un’integrità difficile da mantenere se sottoposti agli stimoli esterni, alle paure, alle sconfitte quotidiane. “Buttarsi anima e corpo in qualcosa” è ormai frase deputata a significare la dedizione totale, l’abnegazione in nome di qualcosa, e più che mai nel caso di Michel Petrucciani possiamo parlare di “anima e corpo” .

Francese di origine italiana, Michel Petrucciani era figlio di un noto chitarrista jazz, Tony Petrucciani. Un aneddoto molto noto racconta di come a soli quattro anni, in occasione di alcuni concerti di Duke Ellington che erano trasmessi in tv, Michel chiese un pianoforte. Il padre gli regalò un pianoforte giocattolo e Michel lo fracassò con un martello, sostenendo che il suono non fosse come quello udito alla televisione. Fu allora che gli fu procurato un vecchio verticale che il padre dotò di un marchingegno che consentisse al piccolo Michel di arrivare con i piedi ai pedali. Perché era nato con una malattia, l’osteogenesi imperfetta, altrimenti detta “malattia delle ossa di cristallo”, che ne causava l’arresto della crescita sia in altezza che nella costituzione e una grande fragilità fisica. Questa fragilità fisica sarà sempre antitetica alla grande forza, all’energia di Michel Petrucciani, che aveva mani grandi e abilità tecnico-espressive uniche, sarà opposta all’immensa forza della sua personalità, concreta, volitiva, dinamica, espansiva. Non conosceva limiti.

Dopo molti anni di studio della musica classica, che gli conferirà una tecnica pianistica impeccabile e un’abilità stupefacente, Michel Petrucciani si dedicò al jazz. La sua carriera iniziò prestissimo, a soli quindici anni, con un’esibizione in pubblico con il trombettista americano Clark Terry, che lo volle come pianista per il suo tour. Da qui il giovane musicista partì per una lunga serie di collaborazioni illustri con alcuni dei più importanti artisti della scena jazz internazionale, dal batterista Kenny Clarke a, primo fra tutti, il sassofonista Charles Lloyd, con cui resterà cinque anni e inciderà 3 album. Petrucciani si era nel frattempo trasferito in America e sarà proprio qui che avrà modo di lavorare con musicisti del calibro di Jack De Jhonnette, Dave Holland, Wayne Shorter, Jim Hall, Dizzy Gillespie, solo per citarne alcuni.  E naturalmente Lee Konitz, esperienza documentata dallo splendido “Toot Sweet”.

Registrò molti dischi per la prestigiosa Blue Note, fra cui il famoso “Michel plays Petrucciani”, interamente composto da Michel Petrucciani, o il tributo a uno dei suoi padri musicali, Duke Ellington, dal titolo “Promenade with Duke”.

La sua vita musicale fu costellata dal successo raccolto nel suo instancabile viaggio che portò la sua musica in tutto il mondo. Poco prima della sua scomparsa ebbe modo di lavorare in sestetto con Anthony Jackson al basso, Steve Gadd alla batteria, Bob Brookmeyer e Flavio Boltro alla tromba e Stefano Battista al sax contralto e sax soprano, progetto di cui andava fiero, con cui incise per la casa discografica Dreyfus “Both Worlds”.

Michel è scomparso nel 1999 a causa di un’infezione polmonare. Aveva 36 anni. Dicono che avesse voluto fare una passeggiata nella neve.

Se chiudiamo gli occhi e ascoltiamo la sua musica quello che sentiamo è un pianista dotato di straordinario talento. Petrucciani aveva un suo stile, inconfondibile, con quel fraseggio limpido e preciso, con quella capacità di fare salti mortali sulla tastiera, una tecnica che la musica classica aveva affinato e a cui sempre lui aveva guardato come alla maggiore fonte di disciplina e studio delle basi della conoscenza musicale. Il jazz aveva tirato fuori la sua creatività, quella spontanea musicalità che era parte della sua personalità, era jazzy, era bluesy, brillante nello swing, appassionato nelle ballad,  intenso nel blues. Michel era LA musica, una forza dirompente che conosce il sacrificio e la lotta, ma che si palesa come naturalezza. Emblema universale del superamento dei limiti, reali o immaginari, la presenza di Michel Petrucciani fra noi è qualcosa di tangibile e confortante, una sorta di richiamo al contatto profondo con la parte più vera di noi. Oltre ogni sorta di ammirazione per la sua figura di uomo, resta comunque la sua musica, la sua voce, il suo tocco capace di esprimere vitalità dirompente e tenera sensibilità, l’abilità nel farci trasalire e sognare a ogni nota.

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12 COMMENTI

  1. Il jazz si suona col cuore non con il numero di scale e note sparate ,permettetewmi questa critica! Se non avete anima cuore e bonta’ lasciate perdere il JAZZ ;suonate musica classica suonate pavarotti!

  2. Al giorno di oggi sono dei rammolliti che non nriesco a capire il perche’ non riescono a pèrodurre un minimo di buono senza copiare ,oramai il jazz e’ finito abbiamo musicisti per fare un esempio a roma che fanno ridere i polli americani con la chitarra.

  3. Paola, scrivi consentendo a chi legge di guardare le cose dal di dentro, come rivoltando un calzino, senza scadere in tecnicismi e citazioni ampollose. Ti leggo per la prima volta e tiro su l'antenna come le autoradio di una volta. Quanto a Petrucciani, mi è capitato di incontrarlo ad un concerto di Tania Maria a Roma; pensa che modestia, per uno che era già considerato un maestro, recarsi (e mica facile per lui!) ad ascoltare una collega tanto meno blasonata. Grande, quanto la sua musica.

    • Grazie Fabio. L'ispirazione… è tutto in questa parola magica. Un artista ispirato come Michel non può che continuare a essere fonte di ispirazione per tutti noi e non cessare mai, quindi, di diffondere quella che era la sua magia.

  4. Cara Paola, leggere quello che scrivi è sempre un momento speciale per me..è come mordere, affondare i denti nella polpa del frutto preferito, maturo è succoso..concedersi la gioia di riscoprire vecchi profumi ma anche trovare qualcosa di nascosto, di nuovo..tu ci fai sempre incuriosire e il più bello è che ci fai venire la voglio di trovare qualcosa di più di quello che si vede al primo colpo. Michel è il mio adorato … l’ascolterò all’infinito e non smetterò mai di stupirmi davanti alla sua musica..hai detto bene “lui è LA MUSICA”, è diventato lo strumento magico suonato da quel Dio che, qualunque cosa fosse, lo ha baciato dritto in fronte rendendolo divino anche se fragile..grazie di avercelo ricordato è soprattutto complimenti per i pezzi scelti (che lo rappresentano davvero), ci tenevo a dirti questo – sei brava! Ali

    • Ciao Ali, mi permetto di intromettermi nel frattempo che risponda Paola.

      Paola ha un modo di scrittura veramente incredibile, ti fa appassionare e ti fa rimanere incollato al suo articolo..magari riuscissi a scrivere articoli come i suoi, è mitica! 🙂

      Grazie per il commento!

  5. Davvero molto interessante avere un percorso non soltanto testuale, ma anche multimediale. Sembra davvero di percorrere la sua storia musicale… 🙂

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