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Metodo di studio delle scale – Come studiare le scale al pianoforte

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Metodo di studio delle scale – Come studiare le scale al pianoforte

In generale, per affrontare con serenità lo studio delle scale, consiglio di:

  1. avere chiara la teoria: prima ancora di suonare, è utile avere le idee ben chiare: scala maggiore/minore – naturale, armonica, melodica – , armatura di chiave, capire quali note dovremo suonare e visualizzare sulla tastiera i tasti che dovremo schiacciare. Tutto questo perché non dovremo avere dubbi o “paure” di nessun genere durante l’esecuzione della scala: ad esempio la presenza di uno o più tasti neri non deve né coglierci impreparati, né spaventarci e nemmeno costituire difficoltà.
  2. studiare lentamente e a mani separate: specie per chi parte da zero, soprattutto all’inizio, è più facile pensare ad una sola mano per volta. E’ meglio concentrare le proprie energie su un obiettivo e poi passare al successivo, piuttosto che disperderle non curando tutti i dettagli. L’uso del metronomo non è obbligatorio, ma sicuramente può aiutare da subito ad andare a tempo.
  3. curare da subito TUTTI i dettagli: anche nel tempo lento da studio è obbligatorio prestare la massima attenzione e cura al tempo, alla regolarità ritmica e sonora. Un errore che riguarda anche solo uno di questi aspetti va assolutamente evitato, e nel caso, corretto da subito.

In fase di studio a tempo lento, bisogna sempre ascoltare molto bene ogni singolo suono: ogni nota deve avere lo stesso identico ritmo, la stessa identica durata, e la stessa identica intensità; non devono esserci squilibri ritmici, di tempo o suoni più f o più p di altri. Qualora ci si trovasse in uno dei casi di errore, bisogna ripetere la scala da capo pensando bene al problema, visualizzando e ascoltando di non rifare lo stesso errore. Si dovrà continuare in questo modo finché non ci si renderà conto che mani e cervello andranno di pari passo: ciò indica che avremo acquisito sicurezza. Solo in questo caso l’errore sarà sparito definitivamente.

  4. non avere fretta e finalizzare lo studio all’acquisizione    di sicurezza e controllo: non bisogna avere fretta di voler        sentire la scala fluida e veloce: la velocità e la fluidità  dell’esecuzione arriveranno soltanto quando non ci saranno più  ostacoli, indecisioni o insicurezze di alcun tipo.

Anche nel tempo lento da studio, bisogna fare attenzione a non avere esitazioni o indecisioni mentre si esegue la scala. Nel caso in cui esitassimo o sentissimo dei “buchi”, bisognerà ripetere da capo prestando particolare attenzione al punto dove c’era l’errore. Ricordiamo sempre che cervello e mani devono andare di pari passo, altrimenti i nostri diventeranno soltanto meccanismi fisici di cui non avremo piena coscienza, e non acquisiremo mai la giusta sicurezza che ci permetterà di imparare la scala e di portarla a velocità e ad eseguirla con fluidità senza errori e incertezze.

La velocità arriverà da sola, e solo quando sarà il momento giusto, cioè quando non avremo più problemi di alcun tipo nel tempo lento. Non bisogna mai forzare la velocità in nessun modo: teniamo sempre ben presente che se ancora non corriamo, vuol dire che il nostro cervello e le nostre mani non sono pronti a correre. Ognuno ha i propri tempi di apprendimento, che non devono mai essere in alcun modo forzati o alterati, altrimenti non si otterranno i risultati desiderati.

Per capirci meglio, è come il neopatentato: finchè non è sicuro di riuscire ad avere il giusto controllo di tutti i fattori che riguardano la guida, non correrà, e non si può pretendere che da subito guidi come un pilota di F1. Imparerà con i suoi tempi, che assolutamente non dovranno essere in alcun modo forzati o alterati.

I punti 3 e 4 sono validi sia per lo studio a mani separate, che per lo studio a mani unite. Consiglio a chi parte da zero, di applicarli dapprima a mani separate, e solo successivamente di unirle.

Unendo le mani, si può incorrere in difficoltà di coordinamento e sincronizzazione: è normale, non dobbiamo spaventarci. In questo caso, procediamo a tempo molto lento (anche più lento di quello che avevamo in fase di studio a mani separate), proprio per dare la possibilità al cervello di abituarsi a gestire insieme due meccanismi ben distinti tra loro. Dopo aver ripetuto numerose volte la scala a mani unite, sempre avendo il tutto sotto controllo, se non dovesse migliorare e se ancora sentissimo molti errori, vuol dire che non abbiamo acquisito sufficiente sicurezza e non siamo pronti a unire le mani. Bisognerà quindi ritornare allo studio a mani separate.

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Sono nata a Cremona nel 1990 e suono il pianoforte da quando avevo 6 anni. Nel 2009 mi sono diplomata presso l'Istituto Pareggiato "C. Monteverdi" di Cremona e nel 2011 ho conseguito l'abilitazione all'insegnamento del pianoforte AJ77 presso l'I.S.S.M. Conservatorio "G. Verdi" di Milano, laureandomi col massimo dei voti. Amo la musica, particolarmente quella di Beethoven e Chopin. Attraverso il pianoforte esprimo ciò che ho dentro.

16 COMMENTI

    • Ciao Giovanni, non so se su internet sono disponibili gratuitamente gli spartiti diteggiati di tutte le scale; conosco però un libro, dal titolo “Le scale per pianoforte, con l’aggiunta degli arpeggi” di Tommaso Alati con le diteggiature di tutte le scale per moto retto, contrario, per terza e per sesta e con gli arpeggi.

  1. Ciao Serena, ti ho notata a Cremona Pianoforti, mi sono iscritto al tuo canale ed ho apprezzato tantissimo le tue interpretazioni delle polacche di Chopin. Complimenti vivissimi.
    Avevo smesso di suonare il pianoforte nel 1983 dopo l’esame di 5° anno, a 19 anni. Ora che mia figlia e’ adolescente (14 anni) e non pretende piu’ il papa’ a tempo pieno, dopo il lavoro, oltre agli scacchi ho ripreso a suonare musica classica.
    Mi sono innamorato di alcuni pezzi che ho sentito in alcuni film:
    scene d’infanzia “almost to serious” di Schumann nel film Shine, e la ballata n. 1 di Chopin ed il notturno n. 20 opera postuma sempre di Chopin da “il Pianista”.
    E’ stato amore a primo ascolto e ho deciso che dovevo assolutamente imparare tali pezzi.
    Cosi’ nel 2013 ho comprato un pianoforte digitale casio e mi sono messo a studiare nel poco tempo libero, da autodidatta.
    Ad ottobre 2014 per i miei 50 anni mi sono regalato un pianoforte a mezza coda (1,70).
    Il problema e’ che non ho “la mano” per affrontare alcuni passaggi di pezzi da 8° anno.
    Dopo 30 anni di inattivita’ ho rispolverato il vecchio “Hanon”, gli studi del Cramer e CzernY- l’arte di rendere agili le dita”. Suono meno spesso le scale (moto parallelo, moto contrario, per 3^ e per 6^ e per niente quelle in doppia 3^ o in doppia 6^, mai affrontate)
    Ho vari problemi, mano piccola, ernia cervicale che mi ha causato una parestesia del pollice della mano destra, oltre al poco tempo da dedicare allo studio.
    Volevo chiederti quali esercizi e/o metodi mi consigli per tenere “allenata” la mano.
    Non posso studiare tutti i giorni.
    Al massimo 1, 2 ore la sera suonando in cuffia con il Casio (per non disturbare mia figlia che studia) e circa 4 ore il sabato e la domenica.
    Tieni presente che sono conscio dei miei limiti e delle imperfezioni o cattive abitudini di postura che mi porto dietro (che causano dolori alla mano e dopo’ un po’ di passaggi veloci l’irrigidimento dell’avambraccio), ma sono un pianista solitario, in un certo senso il mio unico scopo e’ emozionare me stesso mentre suono (visto che non ho un pubblico) e quando ci riesco (e ci sto riuscendo, brividi sulle braccia) e’ un emozione speciale.
    Ma se posso migliorare anche tecnicamente e stilisticamente perché no? Perché non provarci?
    Scusa se sono stato prolisso.
    Ciao

    • Ciao Paolo, ti ringrazio molto per i complimenti. Per me è sempre un piacere vedere che chi mi ascolta apprezza la mia musica a il mio modo di suonare.
      Per rispondere alla tua domanda, personalmente, ti sconsiglierei l’Hanon: è un metodo validissimo, ma va affrontato nella maniera giusta. Un qualsiasi pianista, in generale, deve prestare molta attenzione agli esercizi tecnici che esegue e soprattutto deve curare di farli nel modo corretto, altrimenti si corre il rischio di sviluppare problemi di salute o patologie a causa di errati movimenti o rigidità muscolari. Nel tuo caso, secondo il mio parere, è meglio evitare tale rischio, dato che già sono presenti alcuni problemi.
      Ti posso consigliare, in alternativa, un metodo più “tranquillo” da quel punto di vista, come il Beyer se vuoi esercizi “nudi e crudi”, oppure, parlando di studi, vanno benissimo sia il Cramer che l’op. 740 di Czerny, anche se, prima di questi due, puoi considerare l’op. 299 “La scuola della velocità” e l’op. 335 “La scuola del legato e dello staccato” sempre di Czerny.
      Per tenere “allenata” la mano, vanno bene tutte queste raccolte di studi, non esistono ginnastiche particolari; la cosa fondamentale è eseguirli tenendo sempre perfettamente rilassata la muscolatura (spalle, braccia), i polsi e le mani, e il corpo (collo e schiena) e senza mai applicare forza fisica. A maggior ragione nel tuo caso, ti posso consigliare di prestare particolare attenzione a questo aspetto.
      Anche se non hai la possibilità di studiare tante ore non è un problema: secondo il mio parere è meglio studiare poco ma bene, piuttosto che passare tante ore allo strumento senza concludere niente. I risultati arriveranno comunque, probabilmente ci vorrà un pochino di tempo in più.
      Spero di esserti stata d’aiuto; ti aspetto alle mie prossime lezioni.

  2. Ciao Serena. A Cremona ho visto come suonavi le ottave, mica male!!!per ora nn sono a quei livelli, sto imparando a tenere la posizione della mano sul piano, ma Se ci scappasse un mini tutorial anche su quelle, te e ve ne sarei infinitamente grato.
    Ema

    • Ciao Emanuele, quale brano hai sentito con le ottave? Sono contenta, ad ogni modo, che ti siano piaciute. Anche la tua richiesta, come quelle degli altri utenti, verrà letta e tenuta in considerazione dallo staff di Pianosolo. Ti aspetto alle prossime lezioni!

      • Mi pare fosse qualcosa di Cramer ( non conoscendolo avevo chiesto a Christian ).
        In 3 minuti che sono stato li, comunque, avrai accennato almeno a 6 brani diversi, tra cui uno che al compimento eseguisti, addirittura, in un minuto!!! rimembri qual’era?
        Erano tutti e due carini, quindi se scrivessi opus e numero, magari li appunto sulla lunga lista dei quei desideri forse realizzabili.ciao

        • Ciao, di Cramer ho accennato lo studio n. 1 dalla raccolta di esercizi che si studiano per il V anno (vecchio ordinamento) che al tempo riuscivo ad eseguire il 30 secondi; poi qualche altro studio sempre di Cramer, di cui non ricordo il numero d’opera e di Czerny dall’op. 740. Sulle ottave forse, può essere tu abbia sentito lo studio di Chopin op 25 n 10. Ad ogni modo ti auguro buon lavoro e ti faccio un in bocca al lupo per i tuoi studi pianistici!

          • Ottimo, daró uno sguardo appena mi capita.cmq Chopin avresti potuto esegurilo tutto,é uno studio fantastico!
            Grazie x l’incoraggiamento, Saró un bel bocconcino;)..intanto attendo le nuove Video lezioni. Ciao

  3. Ciao Serena, questo tutorial è davvero utile e interessante. Dal momento che studio da autodidatta mi piacerebbe molto poter osservare in dettaglio, da diverse inquadrature ed a distanza ravvicinata, i movimenti delle dita e dei polsi.
    Grazie, Enzo

    • Ciao Enzo, sono contenta che il mio tutorial ti sia stato utile. Grazie per aver postato la tua richiesta; sicuramente lo staff di Pianosolo la leggerà e la terrà in considerazione. Nel frattempo ti invito a seguire anche le prossime lezioni del mio mini corso.

    • Mi accodo alla stessa richiesta. In realtà il mio post voleva dire esattamente quello che Enzo ha scritto qui più sinteticamente di me.

  4. Una domanda, Serena: si insiste sempre sul fatto che tutte le note della scala dovrebbero essere suonate con la stessa intensità e lo stesso ritmo, e OK. Ma allora, che senso ha fare le scale in crescendo e in diminuendo (lo scopo è affondare bene il tasto, suonare pianissimo usando il peso o cosa?
    Un’altra cosa: io studio pianoforte da tre anni pieni, sto entrando nel quarto anno, affronto brani sempre più complessi, ma quest’anno ho avuto l’impressione di stare tornando indietro perché non ho acquisito una grande tecnica in questi anni. Fino adesso eseguivo le scale maggiori e minori (non tutte ma molte) senza problemi e con poche incertezze, ma nel momento in cui mi sono messa a curare la tecnica delle scale, cioè il movimento del polso e dell’articolazione delle dita mi sono un po’ arenata e credo di non migliorare. In queste tue due lezioni mi sarebbe piaciuto che tu affrontassi anche il discorso della tecnica delle scale, ovvero come articolare correttamente, come muovere il polso correttamente quando si fanno le scale. Mi rendo conto che normalmente sono gli assoluti principianti che hanno maggiormente bisogno di imparare le scale. Io una principiante assoluta non sono eppure sento lo stesso bisogno nel senso che dicevo prima. Grazie perché sei veramene deliziosa e i tuoi due video che ho visto li ho trovato didattici.

    • Ciao Maria, ti ringrazio per i complimenti, e soprattutto mi fa molto piacere sapere che trovi utili e didattici i miei video.
      L’intento di questo mini corso è di dare alcuni suggerimenti che possano aiutare il maggior numero possibile di utenti ad imparare ed eseguire le scale, per cui invito te e tutti a commentare ed esprimere le vostre opinioni in merito e a fare le vostre richieste specifiche, così che possano essere lette e tenute in considerazione.
      Parto subito rispondendo alla tua domanda: come già accennavo in qualche commento nella precedente lezione, il metodo di studio ed esecuzione delle scale che illustro in questo mini corso è quello accademico. Accademicamente una scala si considera ben eseguita quando rispetta i criteri che analizzo nei vari video. Ciò non significa che non esista altro modo per eseguire le scale, e nemmeno che quello da me illustrato sia l’unico sistema valido.
      La nostra mano, per sua natura, ha delle dita più lunghe/più corte, più forti/più deboli (p. es. pollici e mignoli sono le più corte, anulari e mignoli sono le più deboli), e, dal punto di vista puramente tecnico, per ovviare a questo tipo di inconvenienti fisiologici, può essere utile finalizzare lo studio (almeno nella fase iniziale) all’ottenimento dell’uguaglianza ritmica e sonora. In questo modo si impara anche a dosare il peso, il tocco e si rinforzano le 5 dita allo stesso livello. Ecco perchè insisto su questo punto.
      Il modo in cui esegui tu le scale (crescendo all’andata, diminuendo al ritorno), ti aiuta sicuramente a dare un senso logico e musicale all’esercizio, e l’applicazione di questo metodo può essere particolarmente indicata nei brani, poichè ti aiuta a fraseggiare in modo più musicale. Credo sia esattamente questo lo scopo del tuo esercizio.
      Come già dicevo anche nella precedente lezione, senza delle solide fondamenta non si può pensare di costruire una casa; tieni presente che al pianoforte la solida base è costituita dalla tecnica, che quindi, secondo me, va sviluppata e rinforzata per bene. Solo in un secondo momento, quando si avrà una buona base tecnica, si potrà intervenire e lavorare sull’aspetto musicale.
      Se hai bisogno di perfezionare alcuni aspetti tecnici, posso consigliarti di insistere in questo senso, perchè una volta superati questi ostacoli riacquisterai la sicurezza tecnica che desideri.
      Purtroppo per me è molto difficile solo attraverso un dialogo scritto, senza vederti, capire esattamente se e cosa, potrebbe esserci che non funziona e ti crea difficoltà.
      Spero ad ogni modo di esserti stata utile.

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