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Massimo Carrieri, Zahir (2011, Effemusic)

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Massimo Carrieri, Zahir (2011, Effemusic), 5.0 out of 5 based on 290 ratings

Massimo Carrieri, Zahir (2011, Effemusic)

Zahir”, una parola dal suono ambiguo, aspro e dolce allo stesso tempo, amaro e armonico, qualcosa che somiglia ad un’ossessione invadente, un pensiero ricorrente a cui cedere è necessità ineluttabile, lasciare che penetri e generi inquietudine, attendere che cessi o si trasformi in effetto positivo. “Zahir”, parola derivante dalla cultura araba, che il pianista e compositore Massimo Carrieri traduce in un percorso musicale poliedrico e multiforme in questo lavoro discografico in piano solo.

Undici tracce che sono metafora di un movimento interiore che però non trascura geografie di spazi reali. La partenza è il luogo dove tutto nasce (“Levante”), un rarefatto scenario di alba da cui qualunque cosa può emergere. E il viaggio attraversa luoghi e scenari distanti, con un suono che, curatissimo in ogni sfumatura, aderisce alla perfezione ai contenuti di ogni brano. Voci da antichi rituali, come in “Lost in her dance”, in cui il pianoforte di Massimo Carrieri riscopre la sua vocazione di strumento percussivo e ritmico e si muove su linee melodiche frammentate e cicliche. Voci remote nel tempo e nello spazio, come in “Il silenzio intorno”, una sorta di piccola sinfonia in cui metaforicamente la melodia dell’anima risuona prepotente, dapprima sotto forma di melodia improntata a una straziante dolcezza, poi frammentata in una ritmica sincopata, infine languida e malinconica come una proménade autunnale, prepotente a dispetto rumore del quotidiano che traduce in silenzio. Il brano si chiude con un azdan, un invito islamico alla preghiera.

E non sono pochi i richiami alla cultura musicale araba, anche grazie alla partecipazione al disco di Salah Addin Roberto Re David, un musicista di tradizione islamica sufi. Ma in “ZahirMassimo Carrieri evoca anche la sua terra, la Puglia, (“Terraross”), arricchendo il tessuto musicale con la voce di Imma Giannuzzi. Scenari reali e scenari interiori si alternano in un percorso unitario, un’idea di base che poggia fermamente, nel processo creativo, sull’unità della personalità del compositore. Ed ecco che all’inquietudine della traccia che dà il titolo al disco si avvicenda la dolcezza e la malinconia del ricordo, come in “Father”, o il dolore della partenza, del distacco, come in “Leaving”.

Dalla prigione metaforica dello “Zahir” all’improvvisazione che in “Labyrinth”, quasi scheggia impazzita, è rivendicazione di libertà. Il disco si chiude con “Under Manhattan sky”, altro spaccato autobiografico di un musicista che ha studiato negli Usa, la chiusura di un ciclo esperienziale in cui l’ala nera dello “Zahir” si dissolve, ci lascia un messaggio di serenità, come una rinascita, chiamando in causa anche l’Inno alla gioia di Beethoven. Un percorso di autoconsapevolezza e di catarsi, che non dimentica l’origine, la provenienza, come conferma la struttura del brano che poggia sulla cellula melodica del pezzo di apertura “Levante”.

Massimo Carrieri in “Zahir” comunica il proprio vissuto, con sincerità e creatività. Il suo piano solo è originale e sentito, sintesi di una formazione classica ben assimilata a studi jazzistici e a uno spiccato interesse per la musica tutta, elementi che il pianista rielabora criticamente dando vita a uno stile personalissimo che non disdegna soluzioni come l’integrazione con strumenti etnici, l’uso del piano preparato, il multitraccia, creando un suono che sa abilmente includere una vasta gamma timbrica altamente espressiva. Il suono si fa contenuto, concetto.

Tracklist: 1. Levante/ 2. Kundalini/ 3. Il silenzio intorno/ 4. Terraross/ 5. Leaving/ 6. Lost in her dance/ 7. Zahir/ 8. Father/ 9. Carrousel d’hiver/ 10. Labyrinth/ 11. Under Manhattan sky

 

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