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Martha Argerich: Concerto n.3 per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov

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Martha Argerich: Concerto n.3 per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov, 5.0 out of 5 based on 289 ratings

Martha Argerich da giovane“Amo suonare il pianoforte. Ma non mi piace essere una pianista. Davvero non voglio esserlo, anche se è la sola cosa che più o meno so fare”. Queste sono parole di Martha Argerich, la pianista argentina che ha incantato il mondo con le sue celebri esecuzioni dei capolavori di Chopin, Schumann, Prokofiev, Liszt, Ravel.

Un temperamento spesso definito volubile, ribelle, capriccioso, una passionalità che Martha ha espresso nel suo suonare autentico e privo di leziosità femminili.

Celebre e molto apprezzata da pubblico e critica è la sua interpretazione del Concerto per pianoforte e orchestra n.3 in Re minore di Sergej Rachmaninov, comunemente denominato Rach 3, dopo che il film Shine (1996) sul pianista australiano David Helfgott lo ha portato al successo presso il grande pubblico.

Un’opera monumentale, talvolta classificata come la più diffiile da suonare per un pianista. Lo stesso Józef Hofmann, il pianista a cui è dedicata, non la suonò mai pare, per via delle sue mani troppo piccole, non in grado di eseguire la scrittura di Rachmaninov. In questo concerto il pianoforte è sempre presente, rarissimi sono i momenti in cui tace per lasciare spazio all’orchestra. Eseguire questo concerto richiede uno sforzo e una resistenza fisica notevoli.

Martha Argerich, sotto la direzione di Riccardo Chailly e con i Berliner Philarmoniker, ce ne offre un’esecuzione rimasta nella storia del pianismo contemporaneo.
Attacca luminosa e sommessa sul semplice tema del primo movimento (Allegro ma non tanto), una melodia scarna, essenziale, quasi popolare, legata al folklore russo, per poi seguire le evoluzioni della densa scrittura di Rachmaninov, con arpeggi, note ribattute, sequenze martellate, in un’incessante alternanza di salite e discese emotive, fino alla famosa cadenza finale, che si conclude con un arpeggio infinito di re maggiore che scarica la tensione.
Non c’è sentimentalismo, piuttosto un’emotività schietta che si esprime attraverso la musica, che nella musica trova la sua realizzazione. L’Intermezzo: adagio del secondo movimento poggia sulla passionalità di un tema in cui tracce sonore del primo movimento si affacciano quasi come ricordi, su un ritmo ternario che nella mano sinistra si affida a evoluzioni cromatiche vertiginose. Martha si abbandona alla seduzione della partitura, la manipola con la straordinaria tecnica di cui è in possesso, capace di intenso lirismo, ma anche di violenta passione. Conclude il concerto il Finale. Alla breve, veloce, rapido, in cui il virtuosismo, tipico elemento del pianismo tardo-romantico, raggiunge l’apice e la Argerich dà prova di estrema bravura, nella nitidezza del suo tocco, nelle note ribattute senza esitazioni, nell’attacco preciso del tasto, nella fluidità dei passaggi.
Basta osservarla, oltre che ascoltarla, per capire chi è Martha Argerich, grande artista suo malgrado, malgrado il rigetto del pianismo di professione dopo tanti successi in tutto il mondo, sinceramente appassionata, in più impegnata da sempre a favorire l’emergere di nuovi talenti. Una donna che fa musica direi, piuttosto che una pianista donna.

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10 COMMENTI

  1. Esiste il cd di questa esecuzione? Che differenza c’è con l’esecuzione di Olga Kern (presente in video su youtube)? La russa la vedo più appassionata, forse esibizionista, o sbaglio?

    • Ovviamente sono molto ignorante in materia e ho posto la domanda sbagliata: volevo più che altro sapere se quella di Olga Kern è un’eseuzione (non so in che altro modo chiamarla) considerata esibizionista oppure anche quello è un modo di suonare il piano.
      Visto che il testo è stato scritto nel 2010 penso che una risposta non arriverà mai 😐

      • Non è possibile risponderti sulle differenze con un breve commento, occorrerebbe fare un ascolto attento delle due versioni e passo dopo passo analizzare come le due pianiste affrontano questo concerto. Qui oltre tutto parliamo di un piano concerto e oltre al pianista va considerata la direzione d’orchestra. Entreremmo nel delicato concetto di interpretazione su cui si dibatte da sempre nell’impossibilità di trovare una definizione univoca.
        Non mi piace molto in generale l’aggettivo “esibizionista”, che ha quasi sempre una connotazione negativa. Olga Kern dà la sua interpretazione di questo piano concerto attraverso la sua personalità e la sua sensibilità, attraverso la lettura del testo musicale scritto da Rachmaninov. Naturalmente può non incontrare il tuo gusto, ma è il suo stile.

        • No no, usando le tue parole dico che incontra il mio gusto, come anche l’altra interpretazione. Mi chiedevo solo se comunemente tra i pianisti il trasporto della russa fosse considerato non proprio un comportamento composto (invece di usare “esibizionista” che effettivamente ha un’accezione negativa) visto che l’argentina invece, di più esperienza, si muove il minimo. Grazie per la risposta e per il commento al piano concerto che non ho trovato altrove 🙂

    • Grazie Sergio, evidentemente avevano reso privati questi video. Ho effettuato la sostituzione. Spero funzioni tutto.
      Grazie ancora per l’attenzione e la cura! 🙂

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