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L’universale linguaggio della musica ad Amiata Piano Festival

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L’universale linguaggio della musica ad Amiata Piano Festival, 5.0 out of 5 based on 1 rating

L’universale linguaggio della musica ad Amiata Piano Festival

Una serata all’insegna della grande musica e dell’eccellenza quella che ha inaugurato l’undicesima edizione di Amiata Piano Festival. Ad accoglierci quest’anno è stata l’imponente struttura del Forum della Fondazione Bertarelli, un auditorium immerso fra le colline alle pendici dell’Amiata, circondato da olivi e vigneti a perdita d’occhio che si svela in tutta la sua bellezza non appena ne varchiamo l’ingresso. Uno spazio fisico progettato per la musica, con un’acustica che rende perfettamente giustizia a ciò che è vocato a contenere. Sotto una sorta di tappeto di stelle, costituito dalla volta illuminata dell’auditorium, in uno spazio gremito da un pubblico partecipe ed emozionato, assistiamo a una serata in cui, concordemente con quanto dichiarato da Maurizio Baglini, direttore artistico di Amiata Piano Festival, cadono le differenze, si abbattono le classificazioni, ed è la musica nella sua totalità a parlare, linguaggio internazionale, universale strumento di comunicazione di un messaggio culturale.

baglini-chiesa

Ad aprire questa inaugurazione di Amiata Piano Festival è lo stesso Maurizio Baglini al pianoforte, in duo con la violoncellista Silvia Chiesa con l’emozionante Rachmaninov della Sonata 19, un Rachmaninov quasi trascendentale nella complessità della scrittura, quasi imprevedibile nel veloce trapassare da momenti fortemente ritmici e percussivi a sublimi invenzioni melodiche. A seguire l’esecuzione in prima assoluta di “150 Decibel”, del compositore Nicola Campogrande, che ha raccontato in prima persona la genesi di questa composizione, nata con la finalità di evocare la guerra evitando gesti retorici e indagandone aspetti inediti per la sensibilità di noi ascoltatori di questo tempo. 150 sono i decibel prodotti da un’arma da fuoco nel momento in cui viene azionata, ma non assistiamo all’esecuzione di musica a programma, piuttosto a suggestioni originate da immagini di grande impatto emotivo, dall’esordio del primo movimento dinamico, energico, uno slancio persino gioioso, quello della gioventù, fino alla paura, al conflitto.

guaitoli-zanchi

La seconda parte della serata ha visto protagonisti Carlo Guaitoli, pianista di formazione classica che ha espresso interesse per il linguaggio jazzistico tanto da approfondirne lo studio, e dal contrabbassista Attilio Zanchi, con il progetto “Piani Alterni”. I due artisti ci hanno offerto delle raffinate improvvisazioni su materiale musicale di altro contesto. Bach, Chopin, Poulenc, Gulda hanno fornito la base da cui Guaitoli e Zanchi sono partiti per questa avventura musicale che si distingue per eleganza e buon gusto e ha il pregio di mettere in collegamento due mondi solo apparentemente distanti creando un’occasione di incontro e arricchimento.

Baccus, questa prima parte di Amiata Piano Festival, prosegue questa sera con il Quartetto del Teatro San Carlo e sabato 27 giugno con la tuba di Bethany Wiese e il trombone di Karol Gajda.

Info e biglietti sul sito di Amiata Piano Festival.

 

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