Home Articoli Lennie Tristano, Lennie Tristano (Atlantic 1224) (2011 Poll Winners, distr. Egea distribution)

Lennie Tristano, Lennie Tristano (Atlantic 1224) (2011 Poll Winners, distr. Egea distribution)

3
GD Star Rating
a WordPress rating system
CONDIVIDI
Lennie Tristano, Lennie Tristano (Atlantic 1224) (2011 Poll Winners, distr. Egea distribution), 5.0 out of 5 based on 284 ratings

Lennie Tristano, Lennie Tristano (Atlantic 1224) (2011 Poll Winners, distr. Egea distribution)

1956: la Atlantic pubblica “Lennie Tristano”.  Il vinile all’epoca creò molto scalpore fra i critici musicali e la stampa di settore. Quattro brani che il pianista italo americano aveva registrato l’11 giugno del 1955 nella sua abitazione e altri cinque invece alla Sing Song Room del Confucius Restaurant di New York insieme al suo quartetto, con Lee Konitz. Questa riedizione in cd della Poll Winners aggiunge all’originale della Atlantic quattro bonus tracks incise durante lo stesso concerto.

Le polemiche che accompagnarono l’uscita di questo lavoro discografico furono legate principalmente alla modernità di Lennie Tristano, non solo in riferimento alle sue composizioni, ma anche e soprattutto per la manipolazione operata in sede di incisione sulla velocità dei brani, per l’uso del multritraccia, della sovrapposizione, i cosiddetti overdubbing e tape speed. Apre il disco “Line Up”, con una base registrata dal contrabbassista Peter Ind e dal batterista Jeff Morton, su cui si innesta successivamente il piano di Lennie Tristano, una sensazione di incessante spostamento del tempo sugli accenti che contrasta con la linea del piano, unica, aperta, tanto è vero che il brano non si conclude in un accordo perfetto, resta sospeso e quella del movimento è una sorta di illusione. Qui la manipolazione è stata utilizzata non solo nel senso di accelerazione della velocità, anche di distorsione del suono.

Nel disco troviamo uno dei rari blues di Lennie Tristano, un genere, o meglio un’attitudine che il pianista sentiva poco vicina alla propria ricerca musicale. Si tratta di “Requiem”, dedicato a Charlie Parker, scomparso proprio nei giorni in cui Tristano lavorava a questi brani. Un piano solo in cui il pianista compie il miracolo di un ricongiungimento sintattico fra le suggestioni della sua formazione classica, basti pensare alla intro, quasi un preludio, e la fraseologia del blues.

Il terzo dei brani registrati da Tristano nella sua casa è forse il più ardito e per questo più complesso. Sto parlando di “Turkish Mambo”, ovviamente non un mambo e nemmeno un brano della tradizione turca, piuttosto un prodotto dell’architettura tristaniana, esempio mirabile di polimetria e poliritmia, ottenuta con una registrazione multipla. All’ascolto risultano quattro tracce  sovrapposte, delle quali tre sono costituite da un ostinato melodico e ritmico che si ripete costantemente, la quarta è un’improvvisazione.

I brani invece registrati con il quartetto formato da Lennie Tristano, Lee Konitz al sax, Gene Ramey al contrabbasso e Arthur Taylor alla batteria, sono maggiormente nel solco della tradizione. Standard molto noti come “These Foolish Things” o “All The Things You Are”, che Tristano però affronta tecnicamente in maniera differente, sviluppando il senso melodico degli accordi.

Definito spesso un visionario, poco compreso dal pubblico del suo tempo, Lennie Tristano fu una di quelle figure destinate a rimescolare le carte del linguaggio jazzistico. Etichettato da più parti come uno dei fondatori dello stile “cool” nel jazz, in realtà egli rigettava non solo questa, ma qualunque etichetta e, a chi lo accusava di scarsa spontaneità (requisito base nell’improvvisazione) per via del lavoro condotto sulle incisioni, replicava che la cosa importante era il risultato finale, il suono complessivo del brano che aveva in mente, affermando così con prepotenza e autorevolezza una propria estetica basata sul presupposto della necessità interna, una concezione della musica in cui la logica dell’evoluzione del pensiero personale del musicista rappresenta la struttura concettuale su cui edificare le complesse architetture della composizione e improvvisazione.

Pianosolo consiglia

3 COMMENTI

LASCIA UN COMMENTO