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Un saluto a Lelio Luttazzi

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Lelio luttazziPochi giorni fa è scomparso Lelio Luttazzi, personaggio di primo piano della musica e della televisione italiana.

La biografia di Luttazzi, la sua storia musicale possono sembrare sorprendenti, quasi dettate, negli eventi, da una sorta di felice casualità: le prime lezioni di musica con il parroco del suo paese natale, l’esperienza dell’Università e la sua decisione di fare della musica una professione dopo aver appreso dalla Siae che uno dei suoi primi dischi gli aveva fruttato una discreta somma di denaro, le collaborazioni con Mina, Teddy Reno ed altri artisti di rilievo, il cinema con i grandi registi italiani.

In realtà la storia umana e professionale di Lelio Luttazzi è legata a doppio filo al periodo storico in cui si è inserita: quei favolosi anni ‘50 e ‘60 che per l’Italia hanno significato crescita economica, modernizzazione, un mondo in trasformazione in cui sembrava possibile fare e diventare qualsiasi cosa solo grazie alla buona volontà e all’intraprendenza personale. La storia di Luttazzi è un capitolo della storia della televisione nel suo periodo d’oro, quel periodo in cui l’uomo di spettacolo era un artista a tutto tondo. Luttazzi è stato un grande musicista, ma con notevoli capacità di intrattenitore e una vis comica trascinante. Musicalmente ci ha lasciato alcune pietre miliari della canzone italiana, genere su cui ha inciso in maniera decisiva, introducendovi il frasario e le strutture del jazz. Definito più volte come il precursore del jazz nel nostro Paese, ci ha incantato con il suo swing, in cui echeggiano influenze dei musicisti che più amava, come George Gershwin e Cole Porter, uno swing leggero, divertente, con una parvenza di semplicità e facilità che rendevano il genere familiare persino a un’Italia abituata ad altra musica.

Una delle sue ultime apparizioni televisive al Festival di Sanremo del 2009, insieme ad Arisa, ce lo ricorderà sempre con la sua carica vitale, la sua trascinante simpatia e il suo immenso piacere di far musica.

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