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Learning Piano: gli inizi

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Learning Piano: gli inizi

 nuovo inizio 5

Sino a quel momento non avrei mai pensato che la mia Vita potesse cambiare così radicalmente. Avevo una famiglia, un marito, da poco sposata con alle spalle  tanti anni di convivenza, un lavoro che mi appagava ed una bella casa. Eppure, in tutto questo, qualcosa mancava; qualcosa che si sarebbe manifestato da lì a poco: La Musica.

Quando l’anno 2009 stava volgendo al termine, decisi di prendere lezioni di pianoforte; un sogno che ho sempre avuto sin dall’infanzia ma che, per vari motivi, non sono mai riuscita ad inseguire. Mi informai riguardo le possibilità di insegnamento che offriva la mia città, anche se sapevo con certezza di volere un insegnante privato. La scuola civica per me era troppo. Preferivo qualcosa di più intimo e personale. Mi fornirono due nominativi e presi un appuntamento. Alla fine decisi, seguendo il mio istinto, che sarebbe diventata lei la mia insegnante.

Non conoscevo l’ambiente musicale, tantomeno il percorso di studi che avrei dovuto seguire per apprendere; mi limitai solo a seguire le indicazioni della mia insegnante, fiduciosa del fatto che sarebbe stata lei a guidarmi a ogni mio passo.

L’inizio col pianoforte non è stato per me come per tanti altri.

Sin dalla prima lezione ci mettemmo davanti alla tastiera, la docente mi insegnò i concetti basilari e, già alla terza lezione, suonavamo i piccoli brani del Metodo Bastien per adulti. Era così orgogliosa di me e poiché, nel giro di 6 settimane, avevo terminato il libro, avevamo dovuto cambiarlo. Passammo al Cesi-Marciano (primo volume) affiancandolo al Duvernoy op.176.

Dopo qualche mese, per un mio desiderio espresso, mi fece portare anche il Montani, libro di tecnica utile per apprendere le scale, ed il Bona, per imparare le basi del solfeggio. Ma per la tecnica, dovetti insistere, perché con gli altri allievi si limitava nella maggior parte dei casi, ad affrontare brani classici e non. L’ultimo libro che acquistai fu “I 19 pezzi facili di Bach” e il “Duvernoy op.120”. Per quanto riguarda i brani, terminato il Cesi, suonai pezzi da lei assegnatimi, appartenenti sempre ad un repertorio classico.

Tutto questo nel giro di un anno e mezzo.

Arrivò la stanchezza e decisi di riposarmi un po’. Volevo prendermi un momento di pausa, solo qualche mese, ma non fu così. Il tempo trascorreva ed io non mi decidevo più a riprendere le lezioni, finché, trascorsi 14 mesi, nel dicembre 2012, decisi di riprendere lo studio del pianoforte iscrivendomi, questa volta, alla Scuola Civica della mia città.

Mi assegnarono l’insegnante e non potei che esserne entusiasta, perché era il maestro giusto per le mie esigenze. In quei mesi trascorsi senza aver suonato una nota, senza la compagnia del pianoforte, ebbi modo di riflettere parecchio. Il mio impegno e la mia determinazione nell’apprendere, soprattutto data la mia età e i vari impegni di una trentenne, era davvero grande. Per questo non persi tempo nel dire al mio insegnante attuale che volevo seguire lo stesso percorso di studi del Conservatorio.

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Dentro di me pensavo:” Io non ho nulla di diverso dai ragazzi che frequentano quell’istituto, quindi se seguo gli stessi studi, ho più probabilità di raggiungere uguali livelli” (ovviamente sempre secondo i miei ritmi). E così feci.

L’inizio con quel maestro fu piuttosto traumatico, vista l’enorme differenza con Albina, la mia precedente insegnante. Questo didatta era una persona molto forte, determinata, autorevole, e metteva un po’ di soggezione… Ma non a me.

Quell’atteggiamento austero, composto, inflessibile era comune a molte persone incontrate nella vita ed ero consapevole che tutto questo era come una maschera. Un insegnante che sprona i suoi allievi a dare sempre il meglio, che li aiuta a essere indipendenti che non ti regala mai nulla, ma che in fondo ha un animo dolce e sensibile. Ricominciammo lo studio dall’inizio, poiché egli voleva consolidare le mie basi. E mi ritrovai con una mole immensa di materiale da studiare, tra cui: Montani ed Hanon  (Tecnica), Czerny op 599 e Duvernoy op.120 (studi), Cesi-Marciano volume 1 e i 19 pezzi facili di Bach.

Insomma, un enorme cambiamento. Ma era una mia scelta e quindi non potevo fare altro che mettere in gioco tutta la mia determinazione e la mia voglia di andare avanti. Non vedevo l’ora di vedere quali benefici avrei avuto da uno studio così variegato e intenso. L’unica certezza che avevo era il mio grande amore per quei tasti bianchi e neri; e questa volta, facevo sul serio!!!

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8 COMMENTI

  1. dopo 6 settimane partendo da zero, e cominciando a 30 anni oltretutto, attaccare Douvernoy e cesi: il Bastien fa miracoli : l’ho sempre sostenuto!

  2. Grazie Katia per aver condiviso con noi il tuo percorso. Spero che possa essere d’aiuto e di stimolo a chi voglia rimettersi in marcia in questa bellissima avventura.
    Alla prossima puntata allora!

  3. Caro Paolo, preferisco dire che suono il pianoforte da quasi tre anni (a giugno), visto che sono stata ferma per circa un anno.
    Studiare giornalmente è molto importante, però è altrettanto essenziale lo spirito con cui affronti lo studio.E’ inutile sedersi al piano e studiare se non sei motivato o se, peggio ancora, sei svogliato.
    Inizialmente suonavo anch’io 2 ore al giorno, ma poi con l’introduzione di altri strumenti, ho dovuto frazionare ulteriormente il mio tempo…ma, a dirti la verità, è cambiato ben poco.
    Sapersi organizzare gli studi è un’altra cosa essenziale.
    Come ho scritto nell’articolo, ho pensato di seguire gli studi del conservatorio per rendermi veramente conto di dove posso arrivare seguendo il “miglior” percorso di studi.
    Felice di questo scambio, ti auguro una buona continuazione.

  4. Bravissima Katia anche io nel 2010 ho iniziato da zero non conoscendo neppure le note del pianoforte ma in 3 anni e mezzo non credo di essere giunto ai tuoi livelli. Senz’altro e’ complice il tempo dedicato ogni giorno allo studio del pianoforte e francamente io, con la famiglia e il lavoro e la mia eta’ (50 anni) piu’ di 1,5- 2 ore al giorno non riesco. Mi farebbe piacere conoscere il tuo impegno quotidiano per capire dove posso o devo arrivare. Concordo col pensare al pianoforte come uno strumento magico in grado di stregarti…
    Ciao

  5. Grazie Jack.
    Cercherò di dare sempre il meglio di me stessa, e di condividere con voi ogni mio singolo e piccolo passo.
    Perchè il bello di studiare non è solo dato dal raggiungere dei progressi con lo strumento ma anche dal fatto che non c’è alcuna differenza tra musica e vita.
    Suonare…ti insegna a vivere.
    E’ un apprendimento ed una crescita costante a 360°.
    Se riesci a comprendere ciò e a viverti la muscia in questo modo, hai in mano le chiavi della tua vita.

  6. Nel leggere il tuo articolo, sono stato attirato dalla determinazione che mostri nel volere apprendere; determinazione che nasce, come hai scritto tu stessa, dal grande amore che provi nei confronti di “quei tasti bianchi e neri”. Per poter ottenere grandi risultati non si può solo aver voglia di farlo, ma bisogna davvero avere amore per quello strumento, in quanto solo questo può permetterti di superare gli ostacoli che si sono presentati, si presentano e si presenteranno lungo il tuo corso di studi. Inoltre il tuo prenderti un momento di pausa, di riposo, per poi ricominciare, mette in evidenza quanto, a volte, sia utile “fermarsi” per poter meglio comprendere ciò che si prova per lo strumento e ricominciare non è un semplice ripercorre tappe già attraversate, ma un riscoprire ciò che inizialmente non era stato compreso. La scelta del tuo nuovo insegnante nel voler consolidare le tue basi evidenzia chiaramente le sue qualità che unite alla tua richiesta di seguire un programma di studi da conservatorio, seppur con tempi diversi, credo ti permetterà di raggiungere davvero ottimi risultati.
    Nel ringraziarti per aver avuto la voglia di condividere il tuo percorso di crescita, che ritengo sarà davvero utile, ti invito ad andare avanti con la determinazione che hai dimostrato finora.

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