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Learning Piano. 7

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Learning Piano 7

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Pensavo che avrei sentito di più la mancanza della mia quotidianità scolastica, delle lezioni di strumento, delle persone facenti parte della scuola che diventano col tempo parte integrante della tua vita.

Eppure, nonostante sia passato oramai un mese dalla chiusura dell’istituto, mi sento molto serena.

L’anno scorso durante l’estate, sono andata avanti fino ad agosto a seguire le lezioni di violoncello e ho proseguito invece in modo autonomo col pianoforte. Poi mi sono fermata per tutto il mese di agosto per riposarmi un po’; perché, a mio parere, tre mesi lontana dallo studio sono un po’ eccessivi.

Per quanto riguarda quest’estate mi ero già preparata un bel programma di studio estivo, decidendo di approfondire tutte le cose che durante l’anno passano in secondo piano per la mancanza di tempo.

Ad esempio: esercizi di lettura a prima vista, ripasso delle scale e Hanon col pianoforte; col violoncello lavoro sull’intonazione, scale e ripasso di un paio di studi; per teoria e solfeggio invece ripasso della teoria di tutto l’anno e vari solfeggi… in particolar modo lavoro sui dettati e solfeggio cantato.

Purtroppo, nulla di quanto ho citato sopra, è stato rispettato.

Alla fine di Giugno ho iniziato a tenere un corso di pasticceria per un ragazzo desideroso di imparare; così il mio tempo si è ridotto ulteriormente, compromettendo la mia volontà di studio. Sarò impegnata in questo fino a inizio agosto… momento in cui riprenderò seriamente a ripassare e studiare; credo che iniziare l’approccio allo studio un mese prima della riapertura della scuola sia l’ideale.. innanzitutto per ricominciare bene dallo stesso punto in cui ti eri fermato e, ancora più importante, perché facendo in questo modo inizi a riabituare il tuo corpo e la tua mente in modo graduale alle ore di studio; magari iniziando da mezz’ora al giorno sino ad arrivare poi alle tre- quattro ore.

A dire la verità però, non è che sia rimasta proprio ferma, infatti questo weekend iniziano i primi incontri con l’orchestra in vista di uno spettacolo presso il castello di Voghera che terremo a settembre;  col pianoforte invece ho studiato un pezzo di Roberto Cacciapaglia (Oceano) e uno di Ludovico Einaudi (Nuvole Bianche). Durante l’anno non ho mai tempo di studiare altre cose che non siano la musica classica, e ogni tanto bisogna anche assecondarsi.

I saggi della scuola civica sono così strutturati solitamente: c’è una serata dove suonano gli allievi che hanno già una buona padronanza dello strumento (10 anni di studio), ma non è un vero e proprio saggio, piuttosto un concerto benefico a favore dell’associazione A.I.D.O (Associazione Italiana Donatori Organi). Poi c’è una serata presso la scuola per i bambini più piccoli, una serata nei locali per gli allievi di canto.. e per tutti gli altri due serate presso il Teatro.

Quest’anno avrei voluto portare una trascrizione per pianoforte a 4 mani del Valzer dei Fiori di Tchaikowsky, ma mi sono resa conto che ci sono molti  di arpeggi e di non averli ancora studiati bene. L’idea era di non fare il saggio, ad ogni modo mi sarei esibita ugualmente con l’orchestra Strange Strings  (ebbene sì, abbiamo trovato un nome). Mi sono sempre sentita quasi obbligata a salire sul palcoscenico in quest’occasione, proprio perché una delle poche che mi permetteva di testare il mio panico da palcoscenico e di lavorarci sù. Ma, questa volta, proprio non c’era un brano che mi piacesse al punto da generare in me quella volontà.

Così un giorno ho detto a Danilo: “ Vorrei suonare qualcosa di mio”. E lui mi risponde:” Allora scrivi qualcosa, tanto noi siamo lì apposta per ascoltarti”. Ovviamente io, per qualcosa di mio, intendevo qualcosa che mi caratterizzasse, e alla sua risposta, ho brontolato un po’. Come poteva pensare che avrei potuto scrivere qualcosa per il saggio, visto che mancavano solo due mesi? E da lì non ho avuto più scampo! Tornata a casa, quel pensiero ha cominciato a girare nella mia testa e ho ceduto subito. Ho cercato, tra le mie registrazioni sul cellulare di ispirazioni momentanee, quella che a un primo ascolto mi dava l’impressione di essere fattibile.

Con la collaborazione di un amico organista e arrangiatore (ma non di professione) sono riuscita a scrivere quel pezzo per il mio saggio: un quartetto per pianoforte, violoncello, violino e viola.

E’ stato un pezzo molto sudato, perché non ero mai contenta dell’esito finale…  e so benissimo che se io non sono soddisfatta, se io per prima non sento dentro di me che il brano è finito, allora non posso portarlo su un palco. Stupisci ed emoziona te stesso, così potrai anche stupire ed emozionare gli altri!

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Dopo varie modifiche e lamentele dei musicisti (apportavo sempre dei cambiamenti), ho terminato il brano la settimana prima dell’esibizione. Lo strumento protagonista era il violino, suonato dal docente del medesimo strumento, nonché un caro amico, la parte dell’accompagnamento era riservata al pianoforte, suonato da Danilo, al violoncello c’ero io e  infine alla viola, che eseguiva parti di controcanto e di basso assieme al cello, c’era mia sorella Denise. Il primo giorno mi sono esibita con l’orchestra suonando tre brani di cui il Canone di Pachalbel e il primo tempo del concerto di Vivaldi RV 121; c’era molto caldo e i fari puntati addosso ai musicisti non potevano migliorare la situazione. La seconda sera invece c’è stata l’esecuzionedel mio pezzo che ho intitolato: HOPE (Tutto è possibile, basta crederci).  Morale della favola: sono molto soddisfatta del come ho suonato, dell’essere riuscita a farmi coinvolgere totalmente, ho avuto un buon controllo dell’emozione che ha lasciato stupita anche me, ho ricevuto un sacco di complimenti (nessuna critica) soprattutto da parte di docenti, e inoltre mi sono portata via un bell’articolo scritto da una critica musicale accreditata della zona che si trovava lì quella sera. Hope, a detta di molti docenti e professionisti, ha delle venature classiche in stile Schubertiano, e somiglianze con quartetti di Handel.

Molto più di quanto potessi immaginare; ma la cosa più importante è che la mia musica arrivi ai cuori, generando effetti all’interno di chi ascolta. Il resto sono solo “note”.

 

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