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Learning piano. 6

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Learning Piano  6

rossomandi

L’anno scolastico oramai sta volgendo al termine; ancora un paio di lezioni e poi si chiuderà la scuola per le vacanze estive. Quest’ultimo incontro al pianoforte è stato più un ripasso che altro.

Danilo mi ha chiesto qualche scala (per moto retto) sparsa qua e là, incluse le relative minori. Devo sforzarmi di ripassarle continuamente senza perderle di vista, perché noto che più le eseguo al pianoforte e più mi rimangono impresse,comprese le diteggiature. Ho chiesto a Danilo se dovevo iniziare a studiarle quest’estate al metronomo, ma mi ha detto che per ora è sufficiente che io le impari bene a memoria.

Gli ho proposto un altro libro di tecnica: Vincenzo Mannino- Gli Arpeggi. Questo perché avrei voluto portare al saggio finale di quest’anno una trascrizione a quattro mani del famoso “Valzer dei Fiori” di Tchaikowsky, ma non sono riuscita a studiarlo perché è ancora piuttosto difficile per me. Se mi fossi impegnata magari sarei anche riuscita a suonarlo, ma in che modo? È un brano pieno di arpeggi eseguiti ad una notevole velocità, così ho pensato di iniziare a studiarli con cura quest’estate, in modo tale da trovarmi pronta

per l’anno venturo. Ad ogni modo, gli arpeggi devono essere studiati prima o poi e credo che sia arrivato il momento. Danilo mi ha spiegato bene il modo per affrontare questa tecnica, dicendomi che gli arpeggi devono essere studiati innanzitutto con le varianti (ritmi), prendendo come modello l’esercizio e poi innalzandolo tutto di un tono…e via così. Nel Mannino ci sono anche degli esercizi che iniziano con lo studio degli accordi, seguiti dagli arpeggi; questo perché se si inizia lo studio imparando la posizione dell’accordo, quando poi ti ritrovi ad eseguire l’arpeggio la mano è già pronta avendo già memorizzato quella posizione.

Dopo il ripasso delle scale ho suonato l’Improvviso di Longo op 29 numero 3. Come ho già scritto nel precedente articolo, il brano è Vivacissimo, ma a me pare molto dolce e malinconico.L’ho studiato inizialmente ad una velocità di 120 al quarto di metronomo, per poi arrivare a 150 al quarto.Le più grandi difficoltà le ho riscontrate nella mano sinistra che mantiene per tutto il brano un ritmo sostenuto ed incalzante, mentre nella destra ci sono dei salti notevolinel fraseggio che però per me, non hanno rappresentato un problema.Ci sono anche nelle prime battute delle note che devono essere tenute sino alla fine della battuta, non prima, e dei salti di ottave verso la prima metà del brano.Non conosco molto bene quest’autore: Alessandro Longo, ma devo dire che è abbastanza gradevole da suonare.

Un altro pezzo che avevo affrontato poco tempo fa era la Gavotta op 29 numero 2, un altro brano piuttosto allegro con note staccate e legate. Ora andrò sul web a cercare altre composizioni anche meno conosciute di quest’autore…chissà che non troverò qualcosa di interessante!

Danilo mi ha detto che, ai tempi in cui lui studiava al Verdi a Milano, usava come libro di tecnica il Rossomandi.

Sono andata a curiosare sul web, e devo dire che è un libro davvero ricco. L’ Antologia Pianistica è divisa in 3 categorie: A-B e C. La categoria A racchiude una selezione di studi tratti dai volumi utilizzati in conservatorio: Czerny, Duvernoy, Kohler ecc, la categoria B invece è una raccolta di pezzi

e composizioni celebri come il cesi-Marciano, e infine la categoria C che è composta da un repertorio per 4 mani. Oltre all’Antologia Pianistica c’è la Guida Tecnica per lo studio del pianoforte, il libro che mi menzionava Danilo che è interamente dedicato alla Tecnica e suddiviso in 8 volumi. Credo che a settembre integrerò anche questo perché a mio parere l’Hanon da solo non basta.

Ancora una lezione, il saggio di orchestra ed il mio saggio finale e poi la scuola  chiuderà.

È strano pensare di non frequentare più questo ambiente, più che altro perché si tratta di persone che oramai fanno parte della mia vita. Ma ho fiducia…e so che l’estate ha in serbo per me qualcosa di grande.

 

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