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Learning piano. 4

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Learning piano. 4, 5.0 out of 5 based on 96 ratings

Learning Piano. 4

orcehstar

Finalmente il giorno tanto atteso: il debutto dell’orchestra d’archi. Questo progetto è nato all’inizio di quest’anno scolastico, con la collaborazione del docente di violino (un caro amico) nonché direttore dell’ensemble. Il gruppo è costituito da 2 violini primi, 2 violini secondi, una viola e 2 violoncelli, di cui uno esterno alla scuola.

Siamo tutti studenti del primo e secondo anno, quindi i brani che abbiamo preparato per l’esibizione sono pezzi semplici e di effetto, ma nulla a che vedere ancora con un vero repertorio da orchestra. La nostra esibizione era la prima in scaletta, seguita da esibizioni al pianoforte e canto. Così ci siamo ritrovati un’ora prima dello spettacolo per la prova generale.

Ora sono riuscita a trovare un buon compromesso per l’agitazione pre-esibizione: una camomilla per rilassare i nervi e le tensioni seguita da una zolletta di zucchero, per ripristinare l’energia necessaria a suonare. Devo dire che è proprio un mix perfetto, e mi ci sono voluti anni per trovarlo! Il consiglio della camomilla mi era stato dato da Danilo alle prime lezioni. Ero seduta al pianoforte e voltandomi verso di lui gli dissi:” Non ce la faccio, mi agito e non riesco a suonare!”. La sua risposta fu:” Bevi una camomilla.”. Ed io:” Ma dai, non sto scherzando.”  “Allora bevine due” mi disse. I primi violini mi guardavano mentre prendevo lo zucchero..e da qui nacque questa nuova moda. Anche loro andarono in segreteria a richiederne un pò. I minuti passavano, e l’agitazione cresceva sempre di più. La sala si stava riempiendo di gente e noi ragazze eravamo tutte riunite dietro le quinte per cercare di sostenerci l’un l’altra, mentre io ripetevo loro che oramai sapevamo suonare quei pezzi; e che l’unica cosa che contava veramente era cercare di dare il massimo, seppur divertendoci! Così, quando ci sedemmo alle nostre postazioni, pronti ad iniziare, le guardavo dritte negli occhi facendogli cenno con la mano di sorridere…per ricordare loro quello che ci eravamo dette poco prima. Oltre a questi due pezzi con l’orchestra, ne feci un altro. Qualche giorno prima mi chiesero se volevo accompagnare col violoncello un brano cantato e accompagnato dalla chitarra. Mi diedero il testo con le sigle degli accordi e tirai fuori la parte del violoncello, poi radunai alcuni violini dell’orchestra chiedendo loro se erano interessati a partecipare, e dissi loro cosa dovevano suonare a seconda degli accordi riportati sul testo. Io avrei suonato la fondamentale degli accordi e loro la modale. In tutto questo però la cantante mi disse che avrei potuto improvvisare se avessi voluto, e così feci…mettendo qualche nota di riempimento qua e là. È stata la prima volta che ho capito cosa significa suonare divertendosi, lasciandosi avvolgere totalmente dalla musica.

Era un brano improvvisato all’ultimo, ero al centro del palco da sola con la cantante (i violini erano sparsi qua e là in giro), eppure il pubblico in quel momento non esisteva. Capii una cosa fondamentale: la mia agitazione non era data dalla paura di sbagliare, o dalla paura del giudizio… ma dal fatto che ero bloccata e che temevo di perdere il controllo lasciandomi andare. Quando ciò accadeva però, l’agitazione scompariva. Era questo il motivo. In questo pezzo riuscii, perché innanzitutto era un brano cantato, e poi perché era piuttosto semplice quindi non mi sono dovuta concentrare molto sulle note che stavo suonando. È stata un’esperienza straordinaria, che mi ha arricchita molto. Perlomeno ora so come procedere anche sul fronte “emozioni”.

Questa settimana ho iniziato la mia lezione col Montani: scala di Reb- Solb con tanto di relative minori.

Ancora una e poi ripassiamo tutte le scale fatte in precedenza per poi iniziare quelle moto contrario.

Dello Czerny op. 599 ho portato i numeri 60- 61- 62- 63.

Il numero 60 è molto orecchiabile e carino, ma mi sono dovuta impegnare molto per raggiungere una velocità sufficiente per l’esecuzione (140 all’ottavo). Il ritmo nella prima parte è il medesimo in tutte e due le mani, quindi il metterle assieme è stato piuttosto intuitivo, la cosa che mi ha  rallentato un poco sono state le ultime battute finali dove il tema cambia…ma nulla di ostico, e nemmeno per quanto riguarda il n.61.

Nel 62 invece le difficoltà si sono fatte sentire. In questo pezzo la difficoltà è rappresentata dall’alternarsi di note staccate e legate nella mano destra, mentre la sinistra esegue delle terzine, ed io sono ancora una frana con i legati. Infatti questo pezzo l’ho riportato due volte.

Il 63 mi ha fatto prendere un po’ di respiro, nulla di ostico o trascendentale come gli studi dell’Hanon.

Questa settimana di studi posso ritenermi soddisfatta, ho fatto abbastanza e molto di più.

Poi abbiamo preso il Cesi-Marciano: Siciliana di Schumann.

Qui ho avuto un dibattito con Danilo per la velocità di esecuzione del pezzo. Io lo sentivo più aggraziato e leggiadro, ma lui mi diceva che il termine “Grazioso” riportato nell’intro del brano, non significa che deve essere lento… ma è solo un modo che definisce come deve essere suonato il brano. La velocità suggerità dal Cesi è 108 al quarto puntato, ma io l’ho eseguito a 80; un buon compromesso direi, visto che ancora le mie dita sono piuttosto legate. La prima parte non è complicata, direi facilmente eseguibile ma quando il tema cambia e diventa “più mosso” è stata dura per me. Soprattutto perché la mano sinistra ha tutte delle triadi legate…evviva!!!

Però ho superato anche questa fase di studio. Il prossimo brano che farò sarà la Sonatina di Kuhlau op. 55 n. 2, e in questa mi dovrò preparare bene perché le dita volano. Ma non voglio pensarci ora… un passo alla volta e si supera tutto.

Work in Progress.

 

 

 

 

 

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