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Learning Piano. 3

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Learning Piano. 3

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“Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’èaltra via. Questa non è filosofia. Questa è fisica” (Albert Einstein).

Nella musica esiste un principio chiamato “risonanza“, per cui quando suoniamo una determinata nota (ad esempio un Do), questa entra in risonanza con tutte quelle note che hanno la stessa frequenza.

Sul violoncello, ad esempio, è interessante notare che quando eseguo un Do sulla terza corda, se è perfettamente intonato  la quarta corda vuota, che è proprio un Do, inizia a vibrare proprio perché in risonanza. Nell’essere umano accade la medesima cosa, perché anche noi stessi siamo fatti di energia, energia che genera vibrazioni. Questo ci porta ad entrare in risonanza con fatti o persone, a seconda di quello che siamo e di ciò che abbiamo dentro. Ed è quello che è capitato a me nella scelta dei miei insegnanti.

Quando mi iscrissi alla scuola civica per iniziare a seguire le lezioni di pianoforte, avevo già dato una prima occhiata al sito su Internet per avere un’idea dei docenti che insegnavano in quella scuola. Il giorno che mi recai in segreteria per l’iscrizione non avevo alcuna preferenza, scelsi di affidarmi completamente  a quello che sarebbe arrivato, in funzione del fatto che, a mio parere, tutto quello che ci arriva in un dato momento nella nostra vita non è mai casuale, ma in linea con ciò con cui noi risuoniamo e quindi in un certo senso, attiriamo nella nostra vita. Fu così che mi venne assegnato Danilo… l’insegnante migliore che potessi mai desiderare, anche se a volte, mi fa venire di quei nervosi.

E la stessa cosa accadde con Rosaria, la mia insegnante di violoncello, docente del medesimo in un conservatorio qui vicino, e con Simone, insegnante di flauto dolce in un altro conservatorio della zona. Come mi disse Rosaria un giorno: “Io sono un tuo specchio, ti rifletto e ti mostro tutto quello che da sola non riesci a vedere”.

Riuscite a vedere e a capire la meraviglia dell’interazione tra persone, tra allievo e insegnante quando esiste qualcosa di più profondo, quando esiste un ponte che collega due esperienze diverse ma unite da un punto comune?

Quel punto in comune si chiama amore per la musica. Questa volta ho iniziato le mie lezioni con l’Hanon, numero 15.

Devo dire che è stato un successone, non ho fatto errori e sono riuscita ad eseguirlo per ben due volte di fila dall’inizio alla fine senza fermarmi. Essendo la prima volta che lo porto, l’ho eseguito ad una velocità di 70 al quarto di metronomo, subito dopo ho suonato il numero 2 ad 80 al quarto. Ho deciso di ricominciare daccapo i pezzi dell’Hanon iniziando a velocizzarli. Oltre a questo, ho portato il Montani con la scala di La b maggiore. Aveva ragione Danilo; all’inizio nello studio delle scale ci sono molte diteggiature da memorizzare ma poi ti rendi conto nel proseguire degli studi, che molte, seppur diverse tra di loro hanno diteggiature comuni. Infatti la scala di Lab maggiore mi è risultata più semplice di altre proprio per questo motivo.

Per quanto riguarda lo Czerny sono arrivata al capitolo nuovo: Esercizi per ottenere scioltezza ed agilità. Danilo mi ha raccomandato di studiare sempre questi pezzi con i ritmi, visto che sono tutti composti da sedicesimi e trentaduesimi. Il lavoro di studio a casa di una settimana è bastato a malapena per eseguirli in maniera sufficiente, ma ce l’ho fatta ugualmente. (numero 58-59). Nel numero 58 la difficoltà è rappresentata dalla mano destra che esegue dei trentaduesimi, mentre la mano sinistra suona note del valore di un ottavo. Oltre alla velocità, ho avuto anche difficoltà nello studio delle note, perché non costituiscono una melodia di per sé,  piuttosto questo pezzo assomiglia di più ad un esercizio dell’Hanon (a livello musicale). Vi immaginate di suonare un pezzo dell’Hanon formato da trentaduesimi? Mi viene la pelle d’oca solo a pensarci! Il numero 59 è invece strutturato in modo inverso. La mano destra esegue una semplice melodia (nulla di eclatante) mentre la destra esegue un accompagnamento di trentaduesimi, in questo modo le difficoltà vengono affrontate  in modo alterno.

Finalmente, un po’ di musica con la M maiuscola; il mio adorato Bach. Il numero 2 non mi ha creato molte difficoltà, lo studio e la lettura sono state molto fluide. Ritengo che sia un brano molto grazioso e dolce, anche se non tra quelli che io preferisco di questa raccolta. L’ho eseguito un po’ più lento dell’indicazione riportata, ma nel complesso sono molto soddisfatta. E con Bach, anche questa lezione è terminata.

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La prossima settimana avremo il debutto dell’orchestra d’archi. Sarà la mia prima esibizione pubblica col violoncello. Non ho proprio idea di come possano andare le cose; l’unica cosa che posso dire ora è che ce la metterò tutta. Non solo nell’esibizione in sé stessa, ma anche nel coinvolgervi e nel rendervi partecipi di tutto il mio entusiasmo e di tutto l’amore per questo mondo infinito di suoni e colori.

 

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