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Learning Piano. 13

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Learning Piano. 13

svogliatezza

Ed ecco che mi ritrovo faccia a faccia con un appuntamento fisso dell’anno: quel momento in cui non ho più la voglia, la forza e l’entusiasmo per portare avanti tutto quello che faccio… e il violoncello è quello che risente di questo mio “periodo”.

Sino a poco tempo fa quando arrivavano questi momenti improvvisi, mi sforzavo di procedere ugualmente nonostante tutto, costringendomi ai miei ritmi giornalieri. Ora le cose sono cambiate.

Ora ho capito che, quando ci ritroviamo in mezzo a questi cali naturali di energia, non possiamo fare altro che assecondarli, prendendoci del tempo di riposo, senza sforzarci di continuare a studiare imperterriti come nei giorni precedenti. Perseverare nello studio, quando il nostro stesso corpo ci chiede riposo è controproducente e non ci porta ad alcun risultato.

Persino i più grandi Maestri sostengono che è più importante studiare bene un’ora, mantenendo alta la concentrazione e basando lo studio sulla qualità, piuttosto che studiare più ore, col rischio di disperdere la concentrazione e di puntare tutto sulla quantità

Anche un buon surfista sa viversi il suo momento di riposo, consapevole che il mare quieto è il momento che precede l’arrivo dell’onda perfetta da cavalcare. E così ci troviamo a vivere tra momenti di quiete e di riposo; ed esserne consapevoli fa la differenza…perché sapremo quando starà per arrivare la nostra onda.

imagesÈ tutta una questione di energie e di cali naturali che investono il corpo umano stesso, ma presenti anche nell’universo in funzione di leggi ben precise, tra cui la Legge dell’Equilibrio.

In compenso, ho una voglia immensa di studiare pianoforte, di migliorarmi costantemente, di lavorare sodo e, ahimè, la verità è che tutto questo è merito di Beethoven!!!

Mi ha fatto tribolare parecchio. Sono due mesi che lavoro duramente (tra alti e bassi) a questa sonata, ero arrivata al punto di non sapere più “da che parte girarmi”, come affrontare lo studio delle varie difficoltà che mi si presentavano, ma la pazienza e la capacità di non darmi un tempo ben preciso di riuscita mi hanno permesso di farcela. Anche in questo caso, i momenti di riposo nella maturazione e metabolizzazione dei brani, sono fondamentali.

È essenziale studiare con qualità e lavorare duramente, affrontare singolarmente le difficoltà che ci troviamo davanti nello studio, ma altrettanto importante è prendersi del tempo necessario a far sì che questo lavoro sia assimilato e metabolizzato dal cervello umano.

Ed è grazie a questa mia leggerezza interiore, al pensare a quello che facevo momento per momento cercando di fare del mio meglio senza concentrarmi sul dove volevo arrivare, che ci sono riuscita. E, finalmente, ho sentito quelle parole pronunciate da Danilo: “Va bene, inizia a guardare altro”. Ammetto che, terminata la lezione, ho versato qualche lacrima dalla gioia. Non c’è prezzo per tutto questo.

Solo chi ci mette tanto amore, passione, disciplina, pazienza riesce a capire cosa possano significare queste parole dopo mesi di duro lavoro. Ed ecco perché Beethoven mi ha motivata così tanto. Come ho detto prima, è stato duro, ma il mio modo di suonare è cambiato letteralmente; mi sento più leggera, più padrona del pianoforte.

Grazie a Beethoven, la cui irruenza e maestosità non ti lascia alcun scampo… ma se lo assecondi, cercando di capirlo, poi ti regala grandi gioie. E grazie a Danilo, che pretende molto, non ti regala mai nulla… ma che con questo suo atteggiamento dimostra di essere realmente un buon maestro. In fondo vedo molte similitudini tra i due!!!

Dopo la Sonata di Beethoven ho portato i numeri 83 e 84 dello Czerny op. 599.

Il n.83 è molto divertente. Ci sono molte acciaccature che caratterizzano la melodia, mentre la mano sinistra esegue note staccate del valore di un ottavo. Nella seconda parte, invece, i ruoli delle mani, si invertono e, quando ciò accade, bisogna concentrarsi molto ricordandosi che dobbiamo dare più suono alla mano sinistra rispetto alla destra, perché è la parte che “canta”.

La cosa difficile, in questo caso, non è farlo ma arrivarci ricordandosi di farlo e quindi, dare il giusto comando alla mente in anticipo, per arrivare pronti alla battuta.

Del n. 84 porto un bel ricordo. È uno studio basato sugli arpeggi, una tecnica che io non avevo mai affrontato prima d’ora, perché Danilo dice che inizieremo a studiarli almeno quando avremo fatto le scale per moto contrario.

Questo studio mi ha regalato quasi le stesse emozioni della sonata di Beethoven, l’ho lavorato davvero duramente visto che le mie dita non collaboravano per nulla. Non riuscivo a immaginare come le mie dita potessero eseguire quei movimenti arpeggiati a quella velocità, mettendo le dita al posto giusto sulla tastiera.

Perché in fondo, la mano è più veloce dell’occhio….quindi come avrei potuto azzeccare le note giuste se non riuscivo a guardarmi la mano in tempo reale?

Non è sicuramente una risposta a cui si può arrivare con la mente! Bisogna passarci attraverso per poter poi comprendere come affrontare questi studi.

All’inizio ho studiato bene il pezzo, in modo tale da rendere la mano sinistra perfettamente indipendente, così avrei potuto concentrarmi solo sulla mano destra. Poi ho iniziato a studiarlo dapprima lentamente, poi man mano aumentando la velocità e facendo i ritmi per dare un equilibrato scatto tra le varie dita. È naturale che continuando a suonare il cervello inizi ad acquisire quei movimenti, che diventano in parte meccanici. È questo il motivo per cui, a un certo punto, anche se le mani suonano velocemente, l’occhio non ha bisogno di seguire tutti i movimenti, perché le dita conservano la loro memoria meccanica.

Ecco risolto un altro grande enigma musicale!!!

 

 

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1 commento

  1. Grazie per questa tua Lezione che trova la sua naturale manifestazione nella musica. Il sapersi assecondare, tanto nello studio quanto nel riposo, determina spesso il successo in ciò che si fa. Il modo in cui ti sei scontrata con Beethoven, ti ha permesso in una seconda fase di comprenderlo e da tale comprensione hai saputo trarre un profondo insegnamento. La comprensione stessa della differente natura della memoria ti dona un indiscutibile vantaggio nello studio. Vai avanti così arricchendoti ed arricchendoci con le tue comprensioni.

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