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Learning Piano. 12

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Learning Piano. 12

L’anno nuovo è appena iniziato e già mi trovo immersa in mille problematiche e difficoltà musicali; il che non mi dispiace più di tanto, perché gli ostacoli ti permettono di dare il meglio di te stessa, di trovare la forza in te per superare il livello attuale per giungere a quello successivo.

Nella musica è così: ci sono vari step da superare, vari livelli a cui giungere e quando ci si trova all’inizio di ciascuno di essi è come ripartire da zero, verso nuovi orizzonti.

Questo mese sono da sola a lezione di Teoria e Solfeggio perché il mio compagno si è preso un mese di pausa; il che mi permette di approfondire alcuni concetti con Andrea. Infatti questa settimana abbiamo trascorso l’ora facendo dettati musicali e approfondendo alcune nozioni sul solfeggio in chiave di tenore. Mi ero prefissata di non fermarmi mai una volta iniziato il percorso di studi, e così è stato. Ho iniziato un lunedì con i solfeggi cantati, dettati musicali e studio minuzioso della chiave di tenore, e non ho mai smesso. Ho anche modificato il mio programma di studio. Sono tre settimane che vado a scuola di musica a studiare, e ne sono felice perché mi concentro meglio e non posso disperdere l’attenzione, essendo in un ambiente del genere non puoi fare altro che infilarti in un aula e studiare. Ma questo non bastava!!!

Dovevo migliorare ancora di più l’organizzazione del mio tempo musicale, perché, se da un lato studiare a scuola è vantaggioso, dall’altro è più faticoso dal momento che mi trovo a dover studiare di fila due materie come pianoforte e violoncello senza tregua e riposo.

Ora credo di avere trovato la soluzione giusta: pianoforte a metà pomeriggio, riposo, cena e poi scuola di musica fino alle 22 che è l’orario di chiusura. Ieri ho provato a seguire questi ritmi e i miei studi sono stati davvero proficui.

metronomo

Alla lezione di pianoforte ho portato ancora la sonatina op 49 num 2 di Beethoven (primo tempo). Molte difficoltà le ho superate, come il ricordarmi tutte le alterazioni delle scale che si modificano nel corso della sonata, l’avere in mente una sufficiente quantità di colori che poi vengono trasferiti alle dita, la velocità raggiunta. Eppure mi rendo conto che Beethoven è un autore che mi devo concedere il tempo di conoscere.

All’inizio non la pensavo così, pensavo di non essere proprio in sintonia con questo autore. Ogni volta che terminavo di suonare mi sentivo fiaccata e priva di energie, come se tutte quelle note mi avessero privata di tutta la mia energia vitale. A dire la verità ho molte meno difficoltà con Bach, che mi viene più facile e naturale da eseguire; sarà perché sono barocca nel sangue. In ogni caso, mi sono data la possibilità di conoscere questo autore, quindi aspetterò di cimentarmi in altre sue opere prima di trarre una conclusione.

Ho iniziato lo studio del secondo tempo: il Minuetto. Metterlo a mani unite è stato immediato, il resto no. Se il primo tempo inizialmente mi sembrava difficile, mi è bastato arrivare al secondo per vedere che non c’è mai un limite al peggio (come dice Danilo). Il tormento inizia dalla battuta 29 alla battuta 35. La mano sinistra esegue tutti sedicesimi, mentre la mano destra alterna sedicesimi e note staccate da ottavi. Il delirio inizia quando cerco di aumentare la velocità e le due mani non si incastrano alla perfezione. La mano sinistra dopo un po’ si affatica, l’articolazione corretta viene a mancare e perdo un po’ il controllo. Ed ecco che arriva l’intervento devastante di Danilo, che mi dice di dimenticarmi l’articolazione delle dita come l’ho sempre eseguita. Mi ha spiegato che le dita, quando si lavora sulle velocità, non devono più articolare come ho sempre imparato, ma devono essere tenute aderenti ai tasti stessi delle note che devo andare a suonare, in modo tale che il suono venga generato dall’abbassamento delle dita che però, in posizione normale, quando non suonano, rimangono aderenti ai tasti.

Questo è stato sconvolgente, perché per me si tratta di imparare di nuovo qualcosa, scardinando un vecchio insegnamento. La fase “ Dimentica quello che hai imparato sinora” è un momento cruciale nell’esistenza di ciascun allievo. Oltre a queste difficoltà, ho dovuto lavorare parecchio anche sulle ultime 6 battute del minuetto, sempre nell’incastrare perfettamente il ritmo delle mani…quel qualcosa di così minuzioso che però è necessario migliorare.

Dello Czerny ho portato i numeri 80-81 e 82.

Il numero 80 è molto gradevole all’ascolto e l’unica difficoltà che ho riscontrato è stata la presenza di terzine sostenute a una media velocità (velocità assegnatami: 110 al quarto).

Col numero 81 inizia un nuovo capitolo dedicato sempre ad abbellimenti.

A vedere lo spartito sembra che ci sia da tribolare parecchio, ma è solo un’impressione, perché una volta solfeggiate le battute difficili si riesce ad eseguirle sulla tastiera.

È curioso notare come in questo pezzo ci siano delle discordanze sull’uso degli abbellimenti.

Nella battuta numero 5 infatti, l’abbellimento si esegue sul levare (tipico delle scrittura romantica), mentre nella battuta dopo viene eseguito sul battere (tipico della scrittura barocca).

Il numero 82 non mi è piaciuto molto, infatti l’ ho portato due volte di fila perché non l’avevo studiato bene. In questo pezzo bisogna fare attenzione ai vari legati e staccati che si alternano nel corso del brano.

Ora aspetterò di terminare la sonata di Beethoven e poi riprenderò a studiare correttamente le scale.

Si preannuncia un anno molto interessante!!!

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