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Learning Piano. 10

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Learning Piano. 10

esami

Benvenuti nell’anno 2015.

Dopo i due concerti con la Strange Strings Orchestra (che hanno avuto un successone) e dopo esserci goduti quasi due settimane di vacanze, ora è il tempo di riprendere gli studi.

Il primo dell’anno, per tradizione personale, mi prendo sempre un momento di distacco dal mondo per pormi degli obiettivi in vista dell’anno nuovo e per verificare dentro di me quale direzione dare alla mia vita, non solo in campo musicale, ma a 360°.

Quello che ne è venuto fuori non è stato qualcosa di così sconosciuto alla mia mente, perché pensieri di questo genere vagavano talvolta nella mia testa, confusi e sperduti, in attesa di assemblare queste idee in modo concreto. Avevo solo bisogno di tempo per capire cosa fare, e il 1 Gennaio 2015 ho deciso che ci sarebbe stata una piccola “tappa” decisiva ai miei studi. Darò gli esami al Conservatorio da esterna, arrivando fino all’ultimo anno pre-accademico e poi deciderò se frequentare i primi 3 anni accademici.

Non mi è mai interessato il cosiddetto “pezzo di carta”, poiché ho sempre pensato e saputo che il talento viene riconosciuto, basta solo crederci. E ne ho avuto la conferma anche da importanti musicisti professionisti che mi hanno sempre detto:” Dipende solo da te Katia”, ma non solo…in questi due anni di studio col violoncello ho avuto parecchie richieste lavorative che ho sempre dovuto rifiutare perché non ancora pronta a livello tecnico.

Il mio percorso di studi col cello e col piano sono i medesimi del conservatorio, quindi non è la mia priorità dare gli esami di strumento; piuttosto mi concentrerò ora sugli esami complementari quali Teoria e Solfeggio, Armonia e Storia della Musica, materie che mi permetteranno di integrare varie conoscenze per permettermi di continuare a scrivere musica, a esprimermi scrivendo ciò che sento.

Quindi, a differenza di come avviene solitamente, non è il diploma il mio obiettivo; ma tutto parte dal fatto che avendo deciso di conseguire le conoscenze teoriche, tanto vale allora proseguire con gli esami di strumento. La causa che diventa effetto, e l’effetto che diventa causa.

A Febbraio inizierò la preparazione dell’esame di Teoria e Solfeggio con Giorgio, direttore dell’orchestra; con Rosaria (insegnante di violoncello) ho già iniziato la settimana scorsa lo studio della seconda e terza posizione (non perde tempo), mentre col pianoforte dovremo aspettare ancora un po’ perché ci sono disposizioni nuove per l’esame di pianoforte complementare. Alcuni conservatori lo stanno mettendo negli ultimi 3 anni pre-accademici.

Col pianoforte ho iniziato alla grande. Mi ero ripromessa di ripassare bene a memoria tutte le scale per moto parallelo, prima di iniziare quelle a moto contrario, ma non sono riuscita a farle tutte, così ho portato a Danilo solo quelle con i diesis (comprese relative minori).

Ovviamente, mentre mi interrogava, non ha perso tempo per ricordarmi che non posso fermarmi durante l’esecuzione di una scala e che, quando parto, devo essere sicura di quello che sto facendo, sennò non me la fanno “passare”.

Dello Czerny op 599 (che spero di terminare entro giugno) ho portato i numeri 73- 74- 75- 76.

Questo è il capitolo degli abbellimenti, quindi devo fare molta attenzione nella lettura e ci metto sempre un po’ di tempo. Col numero 73 non ho avuto grossi problemi, ma il 74 mi ha fatto sudare parecchio.

Ogni volta che vedo un trillo vado in panico; sarà che la mia vecchia insegnante non si è mai soffermata a spiegarmi più di tanto; sarà che certe cose vanno fatte gradualmente, ma poco importa, il trillo mi fa paura!!! E questo studio, ovviamente, è incentrato sui trilli. Danilo però mi ha rassicurata ( sempre a suo modo) spiegandomi che certi passaggi vanno studiati lentamente, aumentando la velocità del metronomo anche solo a un numero alla volta, per far sì che le dita apprendano la velocità in maniera graduale. In questo modo, in men che non si dica, riesci a passare da una velocità all’altra, senza accorgerti di aver fatto tutto quello sforzo.

Ci ho provato per un paio di settimane, e ci sono riuscita. I suoi consigli sono stati utili e preziosi e ora posso asserire che il trillo non mi spaventa più. Come ogni altra cosa bisogna saperlo vedere da un’altra prospettiva e tutto cambia.

Il numero 75 è molto melodico e non ci sono particolari difficoltà tecniche, se non la tonalità stessa, che è Mi bemolle maggiore, e un’infinità di abbellimenti, che però necessitano solo di pazienza e studio lento.

Stessa cosa per il numero 76 . In questo studio, nel passaggio dalla battuta 12 alla 13, si passa da un mezzoforte a un pianissimo con tanto di abbellimento (piuttosto impegnativo direi); e qui, Danilo mi ha consigliato di mettere il primo pedale, per far sì che il suono diventi ancora più leggero.

Non l’avevo mai usato prima di allora. Mi ha suggerito di tenere abbassato il pedale da metà battuta della 12 per arrivare pronta alla battuta n. 13. Nella mano sinistra ci sono note tenute che si alternano a note del valore di un ottavo, credo sia l’unica difficoltà di questo brano.

Infine siamo passati al n. 77 (ritmo di valzer), dove nella mano sinistra la prima nota è tenuta e le altre due sono staccate; mentre la mano destra, esegue la melodia con qualche arpeggio.

Di Bach abbiamo affrontato lo studio del Preludio numero 8 in Fa Maggiore. Nella battuta numero 5 inizia nella mano destra una melodia discendente a intervalli non regolari, mentre la mano sinistra ha un suono ben marcato. Infatti la difficoltà in queste battute sta proprio nell’evidenziare la presenza ben sostenuta dell’accompagnamento.

Nelle battute 8 e 9 (sempre nella mano sinistra) c’è un accento situato sopra un gruppetto di sedicesimi; in questo caso quella “melodia” va evidenziata, andando in contrasto con la sonorità meno marcata della sinistra. Nella penultima battuta, invece, tutto finisce in un ritardando con arpeggio della mano destra che si conclude sempre con un “rallentando”. Danilo qui mi ha istruita sul come realizzare i rallentati finali: mi ha detto che il rapporto tra la velocità della prima nota e l’ultima deve sempre essere minore, in modo tale che l’ultima nota è sempre più lenta della terza, la terza della seconda e la seconda della prima. Il segreto sta nel non rallentare troppo le prime.

All’inizio Danilo mi sembrava così indifferente alla notizia degli esami e non riuscivo a capire. Ma, conscia del fatto che lui non fa trasparire nulla, e che bisogna saperlo comprendere, sono riuscita a intravedere un suo cambiamento, sottile, ma difficilmente percepibile.

Come sempre, a ciascuno le chiavi necessarie ad aprire determinate porte!!!

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