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Learning Piano. 1

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Learning Piano. 1

ansia da esibizione

Ogni volta che devo entrare in quella stanza vengo assalita da un senso di ansia.

Il “panico da esibizione” è un fenomeno oramai riconosciuto in campo musicale; un fenomeno che mi ha accompagnata sin dall’inizio di questo mio percorso.

Per questo motivo, ogni settimana prima della lezione cerco di arrivare in anticipo eseguendo esercizi di respirazione diaframmatica per liberare il corpo da ogni tensione muscolare e da ogni forma di stress; per svuotare e alleggerire la mente da ogni pensiero superfluo. Sono stati condotti molti studi sull’importanza della respirazione nella vita quotidiana e numerose sono le discipline che utilizzano questi metodi  per portare il corpo e la mente a uno stato di benessere e calma interiore.

È stato grazie a tutto ciò che sono riuscita nel corso dei vari anni ad affrontare il pubblico, ottenendo un miglioramento sempre maggiore col passare del tempo. Ricordo il mio primo saggio.

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Non sono mai stata una ragazza abituata a stare sotto ai riflettori, al centro dell’attenzione, in prima linea, eppure quella sera c’erano 200 persone in teatro pronte a porre tutta la loro attenzione su di me. E quel pensiero mi terrorizzava. Eppure, nonostante la paura, ho sempre pensato di dover affrontare questo problema, perché si sa come vanno le cose. Quando sei spaventato o impaurito si cercano di evitare quelle situazioni proprio perché spiacevoli; ma non fu così per me.

Avevo deciso di procedere nonostante tutto, anche se la prima esibizione non fu esemplare. L’anno dopo, invece, iniziai a praticare esercizi di rilassamento e a seguire intuitivamente alcuni saggi stratagemmi per non ampliare quelle emozioni, come lo stare lontana dagli altri ragazzi che, come me si esibivano,  per non accumulare altra ansia. E l’esibizione andò molto bene. Ero piuttosto rilassata, le mani mi tremavano poco ed ero riuscita ad affrontare una sonata di due tempi della durata di circa 6 minuti facendo solo qualche errore e non fermandomi mai durante l’esecuzione. Non so come la pensiate voi, ma per me, considerando il mio punto di partenza…quello fu proprio un successone! Ed è per questo che ritengo che nonostante le difficoltà, occorra sempre andare avanti;  perchè c’è sempre una soluzione ad ogni problema, anche se inizialmente ci sembra di non vedere una via d’uscita.

A scriverlo sembra così facile, ma quando ti trovi di fronte a tutte quelle persone con le mani tremanti e vuoti di memoria, cercando di tenere sotto controllo il tuo corpo e la tua mente…beh, le cose non sono così semplici. Volontà e coraggio sono i due fattori essenziali per superare le proprie paure perchè, come si suol dire, è la pratica che crea il maestro.

Tornando a noi… Le mie lezioni seguono uno standard ben preciso.

I primi libri che ripongo sul pianoforte sono il Montani (per l’esame di V° anno) e l’Hanon. Solitamente alterno questi due libri; una settimana porto le scale e quella successiva i temibili esercizi tecnici dell’Hanon. Questa è la volta della scala di Mib maggiore. La eseguo al pianoforte un paio di volte con tanto di relativa minore (Do minore), successivamente ripassiamo un po’  di scale fatte in precedenza giusto per non perderci la mano. Il mio insegnante per ora me le fa  studiare senza metronomo, perchè sostiene che adesso la cosa importante è studiare bene i passaggi della scala. In un secondo momento, le velocizzeremo e me le chiederà a libro chiuso. Non conosco il motivo, ma mi sono resa conto che mi è più difficile memorizzare le scale con i bemolle che quelle con i diesis. Ho provato a chiedere a Danilo, ma mi ha detto che è una questione esclusivamente personale. Ci sono studi che a un allievo possono risultare semplici e a un altro più complessi e viceversa; tutto dipende dal singolo individuo e da come la mente recepisce ed assimila quell’informazione.

Ogni settimana cerco di portare almeno un libro di tecnica, non perché sono utili alla preparazione dei brani che poi andrei ad eseguire ma perchè in questo modo mi scaldo e rilasso i nervi placando l’agitazione iniziale, che è sempre presente anche con l’insegnante.

Dopo i libri di tecnica, passo agli studi: Czerny op.599 e Duvernoy op.120. Anche questi li alterno settimanalmente in modo tale da non avere eccessivo materiale permettendomi uno studio accurato e omogeneo. Questa settimana però li ho portati tutti e due.

Seguendo le indicazioni da metronomo di Danilo, ho eseguito il numero 50-51-52-53 dello Czerny.

Anche questi li eseguo un paio di volte; la prima esecuzione spesso è insicura, così alla seconda ho la possibilità di suonarla al meglio. Il primo non mi ha dato problemi (anche se lo ritengo piuttosto noioso) ma il numero 51 è già la seconda volta che me lo fa riportare. Su questo l’insegnante non transige: ogni pezzo studiato ha delle difficoltà particolari; difficoltà che sono progressive e che permettono all’allievo di procedere secondo un percorso prestabilito.

Danilo dice che la cosa più importante, quando ci si trova ad affrontare questi studi, è superare le difficoltà specifiche dell’esercizio e non eseguire alla perfezione quelle note che fanno da contorno al brano stesso. Ma, a quanto pare, ha ritenuto che non avessi ancora metabolizzato il necessario, per questo l’ho portato una seconda volta. Dopo averlo suonato per 4 volte, finalmente mi guarda e mi dice con la sua tipica espressione:”Passiamo al prossimo”.

Per quanto riguarda il numero 53 non ho avuto problemi,anzi.. mi  sono divertita molto a suonarlo mentre il numero 52 ho dovuto studiarlo in modo accurato proprio perché ricco di seste legate. Anche qui (visto che sbagliavo) Danilo mi ha spiegato che per legare due bicordi bisogna prima suonare il primo, poi  alzare le dita  tenendo abbassato il dito della nota legata alla successiva e scendere con le altre dita del successivo bicordo, in modo tale che l’effetto uditivo sia proprio di note legate.

Infine siamo passati al Duvernoy op.120, numero 10.

duvernoy_original_score

Ritengo che questi studi siano molto più semplici a livello di lettura rispetto allo Czerny,  ma necessitino di uno studio più accurato visto che questo libro fa parte della scuola del meccanismo.

Ogni pezzo del Duvernoy lo affronto sempre studiando a mani separate, prima la destra e poi la sinistra cercando però sin dall’inizio di avere un’idea generale della dinamica che andrò in un secondo momento a risistemare. Fondamentale è l’applicazione dei “ritmi” che permettono di avere uno scatto sempre maggiore tra le dita, aumentando così gradualmente la velocità nell’esecuzione e migliorando l’articolazione delle dita. A volte ho la sensazione di non essere nemmeno io a suonare il pianoforte, visti i continui miglioramenti, ed è per questo che sostengo che lo studio progressivo sia davvero l’unico modo per ottenere dei buoni risultati.

La difficoltà maggiore del numero 10 è data dalla presenza di scale cromatiche che, ovviamente, devono essere eseguite a una velocità che perlomeno si avvicini a quella consigliata dall’autore.

Di norma, le suono sempre un pochino più lente perché le velocità riportate nel libro sono spesso

esagerate. Su questo brano non ho altro da aggiungere. Ho avuto qualche difficoltà di articolazione nel lavorare il brano con i ritmi, avendo le dita ancora legate e poco scattanti. Ma, come in tante altre cose, basta armarsi di buona pazienza, concentrandosi su ciò che rappresenta al momento un ostacolo per noi, senza continuare a ripetere l’esercizio da capo a fine facendoci perdere solo del tempo prezioso. Una volta terminati gli studi, si passa al dessert: 23 pezzi facili di Bach o il Cesi-Marciano volume 2. Ma di questo vi parlerò nel prossimo articolo, visto che Bach è un osso duro e ancora lo sto studiando per benino.

Come dice il buon Montani:”Le scale non vanno solamente studiate, ma lavorate duramente”.

A mio parere questo vale per ogni genere di difficoltà che incontriamo nel corso degli studi.

Quindi…Forza e coraggio!!!

 

Leggi gli altri appuntamenti della serie:

Learning Piano Introduzione

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3 COMMENTI

  1. Buongiorno Loretta.
    Nonostante i miei progressi con l’ansia da esibizione, ti consolo sin da subito dicendoti che, tuttora, davanti all’insegnante sono ancora poche le volte in cui riesco a suonare il pezzo al primo colpo, senza errori, senza interrompermi.
    L’emozione è uno dei fattori che contribuiscono all’agitazione, ma il problema principale è rappresentato dalle aspettative e dalla paura del giudizio.
    Quando suoniamo e siamo soli, non ci aspettiamo nulla da noi stessi perchè non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno.
    In quel momento non ci poniamo domande, suoniamo e basta, perchè sappiamo di avere studiato e sappiamo anche che, in caso di errore, abbiamo la massima libertà di riprendere e ricominciare.
    Quando però abbiamo un pubblico (come l’insengnante) si origina in noi quella voglia di dimostrare cosa abbiamo studiato, i nostri progressi…e viene a mancare quella libertà che ci concedevamo prima di poter sbagliare.
    In quel momento, tutto deve essere perfetto.
    Ed è questo il motivo per cui sbagliamo.
    Troppi pensieri, troppa tensione.
    Se fai attenzione infatti, quando a lezione sbagli per la prima volta e poi riprendi, ti senti più libera e leggera..perchè in quel momento hai scaricato la tensione iniziale.
    La cosa più importante, a mio parere, è portare alla luce questi meccanismi inconsci della nostra mente e comprendere alla radice cosa avviene in noi; poichè come possiamo modificare dei nostri atteggiamenti se non siamo consapevoli di cosa accade?
    Per quanto riguarda le tecniche di rilassamento, magari scriverò a breve un articolo apposito.
    Grazie della partecipazione. Buona giornata Loretta.

  2. Il problema dell’ansia ce l’ho anche io e vorrei maggiori dettagli sulle tecniche di rilassamento. A me succede spesso che un esercizio fatto a casa mi viene discretamente e poi davanti al maestro a volte vado in confusione e lo faccio male. (Ma 5 minuti prima che entrasse il maestro mi veniva!!). Nonostante questo il mio maestro mi incoraggia dicendomi che si vede che ho voglia di studiare e mi impegno molto. Anche dal punto di vista musicale apprezza i miei miglioramenti. Sono io a pretendere molto da me. Voglio fare talmente bene che poi sbaglio. L’unica arma che funziona per me è studiare con metodo e costanza. Non conta studiare 5 ore di fila per due/tre giorni, devo studiare tutta la settimana per memorizzare gli esercizi. Solo così riesco a portarli a lezione.
    Saluti
    Loretta

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