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Le Alterazioni Musicali, Videolezione

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Le note scritte sul pentagramma – in assenza di altre prescrizioni – corrispondono alle note “naturali”. Per esempio, un Do privo di alterazione, viene anche chiamato “Do naturale”.
Le alterazioni, dette anche accidenti, hanno la funzione di alzare o abbassare di un semitono il suono corrispondente (o di due semitoni se si tratta di doppie alterazioni).
Ecco l’elenco delle alterazioni:

  • Diesis: innalza la nota cui si riferisce di un semitono
  • Bemolle: abbassa la nota cui si riferisce di un semitono
  • Bequadro: annulla l’effetto del diesis e del bemolle, portando la nota allo stato naturale.
  • Doppio Diesis: innalza la nota cui si riferisce di due semitoni
  • Doppio bemolle: abbassa la nota cui si riferisce di due semitoni
  • Doppio bequadro: annulla completamente l’effetto del doppio diesis o del doppio bemolle, portando la nota allo stato naturale.

Le alterazioni a loro volta si dividono in: Fisse (o in chiave), Transitorie (di passaggio), e precauzionali. Qui di seguito la spiegazione in video:

Per qualsiasi dubbio, non esitare a lasciare un commento qui sotto.

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11 COMMENTI

  1. Ciao Chris! Sai che stavo ripensando al discorso sulla tonalità e pur avendo compreso appieno la tua e risposta e consapevole di un necessario ampliamento del mio bagaglio culturale musicale per capire meglio il concetto volevo fare,non una domanda,ma una constatazione. Il dubbio su a cosa serva la tonalità e perchè tutto non sia atonale mi è venuto pensando alla musica come a un’arte e tramite l’arte,che sia pittura,musica o altro,l’uomo cerca di trasmettere quello che sente dentro di sè e mi sembra strano sottomettere le emozioni umane a concetti teorici/matematici quali tonalità e altri che tu stesso mi hai elencato nella risposta precedente. Se un giorno sei triste,nostalgico per un motivo ecc..ti siedi al piano e IMPROVVISI(almeno, TU sei in grado,io no) una melodia inerente al tuo stato d’animo, quella improvvisazione non credo avrà tonalità,l’hai pensata al momento,veniva da dentro e l’hai trasmessa direttamente ai tasti e non credo tu ti sia curato di rispettare concetti teorico,armonici,tonali ecc..questa musica non avrà regole matematiche,discorsi di dominante,sensibile,tonalità ecc..ecco,questa musica mi sembra più VERA,autentica..I sentimenti fluiscono e diventano musica pura senza intermediari teorici di nessun tipo..ripeto sono solo un principiante quindi forse non posso ancora capire bene,magari in futuro..prendi tutto questo come una mia riflessione personale più che come un dubbio..Ciao!

    • Ciao Massimiliano,

      ti rispondo a questo tuo nuovo commento con una frase che disse il mio ex insegnante di armonia, Sergio Bianchi, uno dei più grandi didatti in Italia. Disse: “Non dimentichiamoci mai che prima si è sperimentato, ricercato, e poi sono venute le regole. Non sono venute prima le regole e poi il resto”.

      Perciò se ci sono queste regole, questi schemi, è perché funzionano. Se ti dicessi che quando improvviso nella mia testa decido la tonalità, e per tutto il pezzo seguo quelle alterazioni? Se ti dicessi che rispetto la funzione della dominante e della tonica? 😀 Non potrei riprodurre alcuna sensazione se non sapessi quel tipo di accordo (che sia di tonica o di dominante) che funzione ha all’interno del contesto. 😉

      Salutoni!

  2. Capisco il tuo discorso ma il mio dubbio era un altro. Faccio un esempio: se io leggo che un brano è in do maggiore mi aspetto che il brano non abbia alterazioni di nessun tipo in quanto la tonalità do maggiore non ha alterazioni. Se sono in fa maggiore mi aspetto di trovare come unica alterazione il sib..cioè non capisco perchè affermare che il brano è in una tonalità ben precisa quando magari nel corso del brano stesso ci metto alterazioni che non sono di quella tonalità…magari affermo che un brano è do maggiore ma poi nel corso del brano noto che ci sono molte alterazioni momentanee che mi fanno uscire dalla tonalità di do maggiore, ma allora perchè affermare che il brano è in do maggiore se poi trovo alterazioni non proprie della scala di do maggiore..mi sembra abbia più senso la musica atonale..scrivo quello che mi va..se capita di mettere alterazioni le metto se no niente..ha più senso che dire che il brano è in sol maggiore e dopo annullare con i bequadro metà dei fa diesis e mettendoci altre alterazioni snaturando così la tonalità da me dichiarata all’inizio..spero di essermi espresso meglio.. Un grazie immenso per la disponibilità e pazienza. Max

    • Certo certo capisco.

      Vedi, nei brani classici, è possibile trovare alterazioni che vanno al di fuori di quelle in chiave. Quando ciò accade è perché molto probabilmente si sta modulando verso un’altra tonalità. Ti immagini che noia un brano di 10 minuti che ruota attorno agli accordi costruiti sulla scala di Do maggiore? Perciò modulare è essenziale.
      Stabilire una tonalità è essenziale per rendere la lettura all’esecutore più semplice ed intuitiva. Prendendo l’esempio che dici tu, se da Sol maggiore, che sappiamo bene avere in chiave il Fa#, ad un certo punto trovo un Fa bequadro, quel Fa bequadro mi sta avvertendo che il brano sta modulando temporaneamente o definitivamente in Do maggiore.

      Se non si stabilisce una tonalità, un punto di partenza, non si può andare avanti. Come faccio a spiegare a qualcuno, senza tonalità, che cos’è la “dominante della dominante”, oppure semplicemente cos’è la “sensibile”. Oppure ancora che nelle Sonate settecentesche spesso il secondo tema nasce sulla dominante della tonalità del tema originale? Non sarebbe possibile studiare né spiegare nulla, e sarebbe tutto piuttosto lasciato al caso, aggiungendo o togliendo alterazioni in base a quello che ci dice l’orecchio, ma in realtà c’è un ulteriore grado di profondità. Dietro quello che piace al nostro orecchio, ci sono delle teorie enunciate dall'”Armonia”, che sono state studiate dalle composizioni dei grandi e matematicamente spiegabili attraverso formule armoniche, gradi di una scala, settime e così via.

      E’ un concetto un po’ difficile da capire ma io credo che lo studio dell’Armonia ti servirà a molto per riuscire ad entrare in quest’ottica. 🙂

  3. Presumo che quando conti fino a 5 da entrambi i sensi usi il circolo delle quinte,se non erro. Poi se ho capito bene il sib in armatura è concesso in quanto identifica una tonalità esistente,ovvero fa maggiore mentre il sol diesis non si può in quanto non identifica nessuna tonalità. Quindi se un povero cristo vuole che tutti i suoi sol siano diesis deve cospargere lo spartito con sol diesis in ogni battuta eheh.. Comunque Chris non ho mai ben capito il concetto di tonalità..per capire in che tonalità sia un brano si guardano 3 cose: alterazioni in chiave, come inizia il brano e come finisce. Quindi io posso mettere tutte le alterazioni momentanee che voglio, anche tripli diesis carpiati con avvitamento in ogni battuta però mi basta non mettere alterazioni in chiave, far iniziare e finire il brano con un do e voilà che ho il do maggiore anche se il 99% del brano ha tutte le alterazioni del mondo non contemplate dal do maggiore..non capisco il senso..

    • Carissimo Massimiliano, hai capito bene!!

      Sì sì, mi muovo col circolo delle quinte. Come hai detto, guardando le alterazioni fisse e le prime e ultime battute di un brano, è facile stabilirne la tonalità. E’ possibile piazzare alterazioni per tutto il brano e non mettere nulla in chiave, ma avrebbe poco senso e renderebbe la lettura molto più difficoltosa, e sarebbe anche più macchinoso stabilirne la tonalità. Ovviamente, se le alterazioni presenti nel brano cadono sempre sul Fa#, Do# e Sol#, siamo evidentemente il La maggiore o Fa# minore.

      Ovviamente parliamo di musica tonale, perché nella musica atonale è pieno zeppo di brani che non hanno alcuna tonalità descritta da alterazioni in chiave e sono pieni di alterazioni momentanee.

      Spero che sia tutto chiaro ora 😉 .

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