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La Patetica di Beethoven – Spartito e spiegazione di Pietro Rigacci

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La Patetica di Beethoven - Spartito e spiegazione di Pietro Rigacci, 5.0 out of 5 based on 291 ratings

Tutte le 32 sonate di Beethoven sono dei capolavori, ma ce ne sono alcune che hanno lasciato assolutamente il segno. Per esempio questo è il caso della Sonata n.8 detta anche Patetica. Questo nome non fu mai assegnato all’opera pianistica da Beethoven, ma dall’editore per scopi commerciali.

Tuttavia l’aggettivo “patetico” non è inteso nello stesso modo in cui lo intendiamo noi, ovvero in maniera dispregiativa. Anzi, il termine “patetica” sta ad indicare qualcosa che suscita emozioni, qualcosa di amorevole in grado di dare commozione. In effetti, se si sente il secondo tempo di questa sonata, non si può dire altrimenti.

La sonata è stata scritta in Do minore, la tonalità preferita dal nostro Ludwig (forse anche per questo è un capolavoro). Tuttavia al suo interno non mancano le modulazioni. Per esempio nel primo tempo il brano va per una pagina in Mi minore per poi ritornare nuovamente in Do minore.

Il secondo tempo invece è stato scritto in Lab ed è uno degli adagi più belli che le mie orecchie abbiano mai sentito. Nonostante il secondo tempo sia relativamente lento, è di grande difficoltà. La difficoltà più che essere tecnica è interpretativa.

Nell’edizione delle sonate di Beethoven editate da Artur Schnabel puoi trovare all’interno di questa sonata delle indicazioni interpretative incredibili che ovviamente non sono originali di Beethoven. Tuttavia gli studiosi dicono che le edizioni di Schnabel sulle opere di Beethoven siano le più attendibili e accreditate, e che quelle indicazioni tecnico-interpretative siano frutto di un attento studio delle esecuzioni originali di Beethoven.

Perciò non mancano mai indicazioni come “Ben a tempo”, “appassionato ma ben ritmico e non troppo presto”, “non diminuire” , “marcato, non stringendo”, “leggero”, “pesante”, “non troppo legato”. Nel secondo tempo troviamo “legatissimo, molto quieto e sereno”, “dolcissimo ma non secco”, “semplice ma con sentimento”,  “dolcissimo, delicato” ecc.. mentre nel terzo tempo troviamo : “delicato, con grazia ed un po’ di sentimento”, “non affrettare” ecc..

Ovviamente le indicazioni originali di Beethoven sono distinguibili da quelle non originali scritte da Schnabel tramite un carattere di scrittura più grande delle prime rispetto alle seconde.

Su questa sonata ci potremmo soffermare per mesi e mesi solo a parlare dell’interpretazione, delle sezioni difficili e soprattutto dell’accordo iniziale in Do minore. Ma tutto questo credo che sia ben riassunto da questa spiegazione eccelsa del grande pianista Pietro Rigacci. Ecco a voi qui di seguito, questa bellissima masterclass che fa invidia anche alle migliori spiegazioni dei grandi come per esempio Leonard Bernstein.

Potete seguire il tutto o provare ad eseguire questa bellissima sonata anche con lo spartito che trovate qua.

 

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9 COMMENTI

  1. Ciao ragazzi.
    Inutile dire che questa è una delle sonate più famose e belle di Beethoven.
    Il mio movimento preferito, in particolare, è il primo: per le sue variazioni ritmiche e per la “freschezza” dei mordenti 🙂
    Lo sto studiando da poco ed è uno di quei pezzi che studi con piacere, nonostante le difficoltà che si possono incontrare… un po come capita quando si studia l’immensa rapsodia ungherese n°2 di Listz o la fantasia improvviso op.66 di Chopin.

  2. Premessa: non sono un musicista, non so nulla di pianoforte e scusate l’intrusione. Ma qualche tempo fa stavo con una pianista, la quale trascorreva ore al pianoforte a studiare. Per un certo periodo mi è capitato di ascoltare dalle sue mani un “motivetto” molto carino, che non ho mai dimenticato e porto ancora nel mio cuore: la Patetica… La trovavo incredibilmente bella, soprattutto la parte centrale. Commovente. Non capivo perché si chiamasse così… non aveva nulla di diffamante..anzi… ora, ogni volta che l’ascolto, ne comprendo il significato: un fiume di emozioni, che mi fa ricordare con piacere lei e i bei pomeriggi trascorsi insieme. Il secondo tempo è per me struggente.
    Grazie perché questo articolo mi ha fatto finalmente capire il senso di questa sonata e l’importanza che riveste per voi pianisti.

  3. la più bella in assoluto è il rondò allegro della patetica!!!!!!!muoio dalla voglia di suonarla ma xò nn trovo lo spartito…… dova posso trovarlo???

  4. Ciao Christian,
    questo è il mio brano di musica classica preferito in assoluto, in particolar modo l'andante… ho chiesto di suonarlo al mio funerale e spero tanto che lo faranno, sarà un omaggio alle persone presenti, un modo per condividere con loro per l'ultima volta qualcosa di così bello.
    Ho anche provato a suonare le prime battute e mi sembra un "lavoro" piuttosto impegnativo per le mie piccole mani (arrivo all'ottava), ma quelle note (anche le pochissime che riesco a suonare) sono di una bellezza unica, dense di emozioni! 🙂
    Grazie per questo articolo e augurissimi di un Natale sereno e piacevole a te e a Giulio!

    • Vedo solo adesso il tuo commento. Auguroni anche a te e… complimenti per la passione che emerge dalle tue parole 😉

    • Ciao! ance io leggo soloora questo commento! Grazie mille ! 🙂 mah, il al mio funerale mi farò suonare la marcia funebre di Beethoven o addirittura quella compresa nella sonata di Chopin..bellissima 😀 😀 la conosci?

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